Non poteva materializzarsi che nel 1967 e in California, una canzone come Incense And Peppermints degli Strawberry Alarm Clock. Perfetta per quel tempo e per quel luogo, spargeva fin dal titolo profumi dolciastri e invitanti d’incenso e di menta piperita mentre anche il nome scelto dal gruppo, la Sveglia alla Fragola, aveva un retrogusto dolce, fantasioso, evocativo e un po’ infantile aderente allo spirito e all’estetica del tempo: un riferimento incrociato ai Beatles e a 1 oggetto d’uso comune presente nella sala d’incisione dell’Original Sound Studio di Hollywood in un’epoca in cui (come ricorda il giornalista Jeff Tamarkin in 1 articolo pubblicato sul sito BestClassicBands.com) le band si chiamavano Vanilla Fudge, Peanut Butter Conspiracy o Chocolate Watch Band, l’Orologio da Polso al Cioccolato.
A dispetto delle sue umili origini, diventò 1 dei singoli più venduti di quell’anno di grazia. Era stata concepita come b-side del 45 giri The Birdman Of Alkatrash, quando gli SAC erano ancora una garage band di teenager losangelini chiamata Thee Sixpence: furono ancora una volta le radio a decretarne il destino di successo mentre i discografici della MCA alla ricerca del sound del momento drizzavano le orecchie e offrivano un contratto discografico al sestetto presso la Uni, etichetta controllate dalla corporation. Nel maggio del 1967 fu ripubblicata come lato A del 1° 45 giri a nome Strawberry Alarm Clock; e a fine anno il pezzo fece finalmente il botto raggiungendo il N°1 in classifica nella settimana che si chiudeva il 25 novembre e diventando il 23° singolo più venduto dell’anno negli Stati Uniti.

La sua fama fu ulteriormente amplificata quando l’anno dopo gli SAC la eseguirono in playback durante una sequenza del film Psych-Out, pellicola underground girata a Los Angeles ma ambientata a San Francisco, diretta da Richard Rush e prodotta dal famosissimo presentatore e produttore radiotelevisivo Dick Clark con l’intento di sfruttare la moda flower power con 1 racconto condito dai classici ingredienti: musica psichedelica, droghe, amore libero, misticismo, paranoie, irrequietezza adolescenziale e opposizione al sistema dominante. In una delle scene ambientate in una sala da ballo, la canta il batterista Randy Seol mentre a imbracciare la chitarra solista è un giovane Jack Nicholson, attore protagonista del lungometraggio a fianco di Susan Strasberg, di Dean Stockwell e di Bruce Dern. Sono entrambe finzioni cinematografiche: perché a suonare lo strumento è in realtà Ed King mentre la voce solista appartiene al 16enne Greg Munford, cantante e chitarrista di 1 altro gruppo semisconosciuto dell’epoca, gli Shapes.
“ Quando arrivò il momento di registrare le tracce vocali ci provammo tutti ma nessuno di noi Alarm Clock aveva il timbro giusto per la parte solista ”, ha ricordato al sito Songfacts.com il tastierista Mark Weitz, che del brano aveva scritto “ l’introduzione (il riff dal sound orientale), le strofe e il finale (le settime maggiori) mentre Ed King, a cui mi ero rivolto per completare la canzone, mi aiutò a scrivere il bridge (la parte in Fa diesis) oltre a comporre naturalmente le sue parti di chitarra solista ”. Comparso in studio a dare un’occhiata, anche Munford si cimentò con il pezzo e tutti concordarono che la sua era la versione più efficace e adatta alla pubblicazione. Nonostante questo, e al pari di Weitz e King, neanche lui fu mai accreditato né ricompensato: per volontà del produttore Frank Slay, ad oggi tutte le royalty sono state incassate da John Carter (membro dei Rainy Daze e unico autore del testo) e dal suo collaboratore Tim Gilbert. Una doppia beffa, per i veri artefici di un pezzo di successo che – come ha scritto lo stesso Tamarkin, massimo esperto e cultore di musica californiana anni 60 – rimane “ un contagioso brano di psichedelìa leggera e dallo spirito ottimista da cui trasudano un organo caleidoscopico, riff di chitarra tosti e serrati, esaltanti armonie vocali, qualche tocco di campanaccio e un testo tipicamente oscuro in stile Summer of Love che incitava gli ascoltatori ad ‘accendersi, sintonizzarsi e guardarsi intorno’ ”.

Una musica morbidamente allucinogena e apparentemente alimentata dall’uso di sostanze psicotrope, anche se il bassista George Bunnell ha dichiarato di recente al mensile inglese Mojo che nessuno nel gruppo faceva uso di droghe. “ Eravamo dei ragazzini per bene, ancora giovanissimi, e vivevamo con i nostri genitori. La nostra musica era molto intricata, e per suonarla dovevi essere totalmente presente a te stesso ”. Oltre a 2 chitarre (la solista di King e la ritmica di Lee Freeman), la formazione sfoggiava singolarmente 2 bassi elettrici, dato che a fianco di Bunnell ricopriva lo stesso ruolo anche Gary Lovetro: almeno fino a quando la band si accorse che “ è fisicamente impossibile ottenere un sound pulito e definito quando hai 2 bassisti sul palco ” (così spiegò Weitz). Era un’altra peculiarità di 1 sound ricco e stratificato nell’uso degli strumenti come in quello delle voci – tutti i membri degli SAC erano ottimi cantanti – ben condensato nel 1° album (Uni, ottobre 1967) a sua volta intitolato Incense And Peppermints e presentato in una coloratissima copertina che ritraeva i musicisti abbigliati in caffetani, camicie paisley e collanine e adagiati fra cuscini, sedie in vimini, paraventi e tessuti orientali.
Servì a sconfessare chi sminuiva gli Strawberry Alarm Clock al ruolo di one hit wonder, dato che oltre al brano guida, incluso nel 1998 nella riedizione su 4 Cd della storica antologia Nuggets: Original Artyfacts From The First Psychedelic Era, conteneva una bella collezione di altre “ pepite ”, composte a turno dai membri del gruppo. Fra chitarre fuzz e delicati arazzi di clavicembalo e di flauto (suonato da un altro teenager non indicato nei crediti: Steve Bartek, poi negli Oingo Boingo), Strawberries Mean Love e Rainy Day Mushroom Pillow racchiudevano essenze psichedeliche fin dal titolo trasmettendo messaggi d’amore universale e dolci visioni lisergiche; la seconda compariva in Psych-Out insieme a The World’s On Fire, che nella versione di studio di oltre 8 minuti srotolava 1 acid rock infuocato e incalzante con similitudini doorsiane. Vi spiccava, fra le chitarre e il Farfisa, il vibrafono di Seol, che con quello strumento e i suoi assoli di batteria spingeva talvolta la musica verso i lidi del jazz: accadeva nella convulsa Lose To Live scandita da cambi di tempo e di atmosfere, in Hummin’ Happy (con il clavicembalo di Weitz ancora in primo piano) e nella swingante e prevalentemente strumentale Unwind With The Clock. I suoi bonghi aggiungevano spesso colori latineggianti a una musica che non dimenticava mai le origini garage e freakbeat del gruppo (in particolare nel breve strumentale Pass Time With The SAC, con Freeman all’armonica) intrecciandole con soavi melodie sunshine pop in pezzi come Birds In My Tree e Paxton’s Back Street Carnival.

La ricostruzione della cover di Incense And Peppermints per il 50° anniversario dell’Lp
© Robert Jacobs
Entrambe portano anche la firma di Bartek, oggi membro effettivo del gruppo a fianco dei cofondatori Weitz e Seol, del batterista Gene Gunnels (era lui, a sua volta non accreditato, a suonare campanaccio e batteria nell’hit single Incense And Peppermints) e del chitarrista Howie Anderson. Nelle foto sfoggiano capelli bianchi ma sono vestiti come allora. Fedeli al loro credo hippie e ancora convinti che fare musica sia una missione, come hanno sottolineato a Lois Wilson di Mojo annunciando la pubblicazione a febbraio 2026 di Where’s One?, il loro 2° album post reunion dopo altri 3 dischi negli anni 60, una comparsa (sempre con Incense And Peppermints) nel cult movie di Russ Meyer Beyond The Valley Of The Dolls (Lungo la valle delle bambole, 1970) e un ritorno di fiamma in studio nel 2012.
The Strawberry Alarm Clock, Incense And Peppermints (1967, Uni)
