Appassionato del country da oltre mezzo secolo, Ringo Starr intraprende un nuovo approccio musicale tutto americano con Long Long Road, il suo 22° album solista. Quando all’inizio del 2025 pubblicò Look Up, l’ex batterista dei Beatles segnò il suo ritorno, dopo una pausa di 55 anni, a quel genere musicale che aveva esplorato per la prima volta durante gli anni d’oro con i Fab 4. Dalle cover di Carl Perkins alla sua affabile interpretazione di Act Naturally di Buck Owens, fino al 2° album solista del 1970 intitolato Beaucoups Of Blues, una raccolta di canzoni scritte appositamente per lui e registrate a Nashville, il suo legame con questo repertorio si è sempre rivelato più che naturale.

Ringo Starr e T Bone Burnett
© Scott Ritchie
Il country & western è infatti radicato da decenni nel DNA di Richard Starkey (il suo vero nome): da prima del debutto come paroliere e cantante nei Beatles con il brano Don’t Pass Me By, fino al succitato Look Up che gli ha fatto guadagnare una posizione nella Top 10 della classifica Billboard dei dischi più venduti di tutti i generi musicali. L’incredibile successo di quel disco, dimostra che non c’è bisogno di cambiare il metodo: se funziona, non aggiustarlo. Sicchè in Long Long Road Ringo ha ripreso non solo le stesse collaborazioni riunendo il chitarrista Billy Strings, la cantante bluegrass Molly Tuttle e il produttore T Bone Burnett, ma ha voluto come “featuring ” le cantautrici Sheryl Crow e St. Vincent.
È l’amore il filo conduttore delle nuove canzoni, con la maggior parte dei testi a veicolare il ben noto messaggio di ” peace and love ” che si manifesta con particolare forza in Choose Love, pezzo eccezionale con una strumentazione blues particolarmente allegra e le armonie melodiche di St. Vincent. Lontano dagli standard dell’attuale country music, Long Long Road affonda le proprie radici nel passato manifestandosi più come una dichiarazione d’amore al genere che una sua semplice rilettura. È Returning Without Tears a dare il tono, con la pedal steel e gli archi che spingono una sottile vena di sentimentalismo che pervade tutto l’album, ben esemplificata anche dal ritmo incalzante di It’s Been Too Long.

Starr e Burnett si spingono verso sonorità più tradizionali con I Don’t See Me in Your Eyes Anymore, inciso per la prima volta nel 1949 e portato al 1° posto delle classifiche country nel 1974 da Charlie Rich. Ma Ringo Starr ne ha tratto maggior ispirazione dalla versione del 1959 di Carl Perkins. Una gran bella cover, che rievoca idealmente il periodo in cui reinterpretava i pezzi rockabilly insieme a John Lennon, Paul McCartney e George Harrison. A poca distanza dagli 86 anni (li compirà il prossimo 7 luglio), l’inossidabile Ringo ha dunque voluto regalarci uno dei migliori momenti della sua lunga carriera.
