Ah, che spasso! Che allegria ritrovare in una lettura “ i migliori anni della nostra vita ”! Che benevola sferzata al mio vecchio cuore! Premetto: questa non è una recensione, non prendo neanche in considerazione l’idea di dare un voto. Questa è solo una confidenza che faccio ai miei 4 lettori e insieme un ringraziamento a 1 compagno di tante avventure: Riccardo Bertoncelli, che dopo aver pubblicato tanti libri sulla musica di cui è innamorato (con gli entusiasmi e le delusioni che riempiono ogni storia d’amore), stavolta ha scritto il memoir di una vita a tempo di rock.
21 marzo 1952: una data storica. All’Arena di Cleveland (Ohio), con un burrascoso concerto organizzato dal d.j. Alan Freed nasce il rock ‘n’roll. Lo stesso giorno, a Novara, nasce Riccardo: un predestinato. Questo è solo il 1°, breve capitolo di Abitavo a Penny Lane (Feltrinelli Editore, 240 pagine, € 17.10). E già l’accoppiata curiosità – divertimento vola a 1.000 all’ora. Dal 2° capitolo si snoda il racconto di un’infanzia e di un’adolescenza alla scoperta della sua musica e dell’ingenuo fervore che l’accompagna.

Riccardo Bertoncelli
© Jarno Iotti
Tra me e Riccardo passano circa 14 anni: quasi 2 diverse generazioni, ma unite dalla stessa fortuna di crescere nei 3 decenni del 900 (i 50, i 60 e i 70) inspiegabilmente miracolati dalla musica. Entrambi provinciali. Io a 15 anni fulminato dal jazz, ma anche curioso di blues e di rock; Riccardo già a 13 anni deciso a incrementare gli acquisti dei padelloni a 33 giri dalle memorabili copertine psichedeliche e magari con i testi all’interno. La nostra amicizia si cementerà più tardi nella redazione di Gong.
Tornando alle memorie di Bertoncelli, nel 1965 scopre i Beatles, poi i Rolling Stones e tutto il resto. Ma quelli che più lo incuriosiscono sono i musicisti irregolari, quelli che non rispettano i confini: John Mayall, profeta del blues revival inglese; e poi Jimi Hendrix, Captain Beefheart, Tim Buckley, Robert Wyatt ma soprattutto Frank Zappa. E molto irregolari sono anche i primi amici, provinciali e maniacali come lui. Fondamentale è poi l’incontro con Paolo Carù, burbero genio dell’importazione di dischi, il cui negozio a Gallarate (vicino a Milano) è destinato a diventare la Mecca per i giovani e meno giovani cultori del miglior rock. Con Paolo inventa la sua prima fanzine: Pop Messenger Service. La seconda, Freak, creata con l’aiuto della Ricordi (che allora rappresentava tutte le principali etichette discografiche), gli costa la momentanea rottura con Carù, che ovviamente non amava i discografici italiani.
Nel febbraio del 1970 arrivarono in Italia i Canned Heat, una band di blues rock lanciata nel programma radiofonico Bandiera Gialla con On The Road Again e oggi completamente dimenticata. Riccardo confessa d’essersi perso il concerto di debutto, completamente gratuito che creò un bel caos al Teatro Nazionale di Milano. Peccato! Perché ad accompagnare quei 5 matti in tour come ufficio stampa c’ero proprio io…

Le gloriose follie di Gong. Qui si mima una rivolta contro il povero capo servizi Peppo Delconte (orizzontale).
Da sinistra: Roberto Masotti, Riccardo Bertoncelli, Giacomo Pellicciotti e Antonino Antonucci Ferrara
Ci siamo conosciuti solo qualche anno dopo, quando Riccardo passò dalle fanzine alle riviste: prima Muzak e poi Gong; e ai libri con il successo di Pop Story, edito da Arcana. Oggi il Bertoncelli maturo guarda a quei tempi con un sorriso, riconoscendo l’ingenuità e la sfrontatezza dei giudizi e anche gli eccessi dello stile (rockbarocco). Ma c’è stato anche molto divertimento: per esempio nelle recensioni fantasiose di album inesistenti, un gioco provato con Freak (Jimi Hendrix e ospiti) e poi replicato su Gong (Crosby, Stills, Nash & Young). In quella memorabile rivista durata poco più di 3 anni io ero il più vecchio, il capo servizi scelto dal direttore Antonino Antonucci Ferrara per richiamare all’ordine quella compagnia senza freni. Ma in fondo anch’io ero innamorato di quel caos, perché a produrlo erano ragazzi d’indubbio talento: oltre a Riccardo c’erano Marco Fumagalli (al quale dedica nel capitolo 20 un commovente ricordo per il suo precocissimo addio), Giacomo Pellicciotti, Roberto Masotti e poi Enzo Ungari, Carlo Maria Cella, Roberto Brunelli, Francesca Grazzini, Franco Bolelli e altri ancora. Per non parlare del più folle dei grafici italiani, Mario Convertino. Molti di questi non ci sono più, ma ci sono sempre nel cuore dei sopravvissuti. Gong è “ storia gloriosa ”, scrive Riccardo, ed è durata quel che poteva durare.
A conclusione del periodo d’oro dei 70 Riccardo creò, insieme al ” filosofo pop ” Bolelli, Musica 80, che se non sbaglio durò ancora meno. Ma il duo B&B collaborò anche al momento felice delle edizioni Il Formichiere (con Musica da non consumare e Almanacco Musica). Fino ad allora Riccardo si era trascinato almeno una parte delle ingenuità e degli eccessi degli esordi: come la stroncatura di un album minore di Francesco Guccini, che gli meritò la celebre citazione su L’avvelenata; o come l’altalena dei Pink Floyd, dove si entusiasmava per gli Lp meno fortunati e stroncava i più celebri come Atom Heart Mother. Alla polemica epistolare di Demetrio Stratos sulla sua recensione di Crac (3° album degli Area) non volle rispondere, ammettendo che – nonostante il tono aggressivo – molte critiche erano giuste. Ma forse proprio queste follie, che solo lui osava, hanno contribuito a creare la sua leggenda. In seguito la sua scrittura si fece un po’ più chiara, più equilibrata (per esempio nei molti pezzi pubblicati su Linus). Ma moderata mai!

Anche oggi che siamo tutti sprofondati nel Millennio demenziale, Riccardo continua a essere attivissimo: partecipa a eventi, sforna con costanza libri, collabora a riviste. L’appuntamento mensile su Musica Jazz è seguitissimo. Ma ci voleva tutto l’impegno di Carlo Feltrinelli per convincerlo a scrivere questo memoir che non è solo una storia personale, ma un affresco sociale sulla passione rockettara in Italia e su quei 3 magici decenni ormai così lontani. Comunque non è ammessa alcuna concessione alla nostalgia! C’è sempre la possibilità che nasca qualche nuovo irregolare, deciso a cancellare confini e a esplorare terre incognite.
