Meglio Keith Emerson o Rick Wakeman? Erano loro 2, di solito, a contendersi il titolo di miglior tastierista rock dei primi anni 70; protagonisti immancabili nei reader’s poll e nei referendum indetti dalle riviste musicali dell’epoca. Ma se chiedete al crociato incappucciato degli Yes quale sia il miglior assolo d’organo Hammond B3 di sempre è probabile che vi segnalerà quello suonato da Rod Argent nella full version di Hold Your Head Up degli Argent, nel bel mezzo di quei 6 minuti e 18 secondi che aprivano l’album del 1972 All Together Now: brutalmente tagliato nella single version e nel radio edit messi in circolazione l’autunno precedente.
Quella mutilazione non garbò molto al musicista di St. Albans, Hertfordshire, ma ottenne l’effetto desiderato: ridotto ai 3 minuti canonici di 1 singolo, il 45 giri salì al N°5 in classifica nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada, diventando il maggiore successo di sempre della band che di Rod Argent portava il cognome: un quartetto nato per iniziativa dell’ex Zombies e che agli Zombies di She’s Not There e di Time Of The Season stava un po’ come gli Humble Pie di Steve Marriott stavano agli Small Faces e i Led Zeppelin di Jimmy Page agli Yardbirds.

Argent
Wakeman ha ribadito più volte la sua ammirazione per l’amico Rod e per la sua performance in quel pezzo, ricordando ancora nel 2022 alla rivista online, Louder Sound, come fosse stato “ assemblato in maniera brillante, in un’epoca in cui non potevi tornare sui tuoi passi per rifare qualcosa da capo e correggere le note. Un vero assolo, e una piccola opera d’arte ”. Non era l’unico a pensarla così: nel 1972, nella recensione di All Together Now che aveva scritto per Rolling Stone, il giornalista americano Jon Tiven sosteneva che Argent era “ un tastierista fenomenale ”, che “ non sente costantemente il bisogno di sventolarti in faccia il suo talento con lunghi assoli di derivazione classica. I suoi si distinguono sempre per uno schema personale, sviluppandosi in crescendo verso un climax prima di chiudersi con gusto invece di prolungarsi in un balbettìo senza senso ”.

Quello di Hold Your Head Up non era l’unico pilastro di una robustissima canzone che poteva contare anche su un inciso perfetto da cantare in coro con il pubblico ai concerti (e in cui quel woman da pochi intercettato correttamente suonava come un incitamento alla tenacia femminile in piena epoca macho rock), su un riff di chitarra quasi hard e sull’incedere marziale di una sezione ritmica di prim’ordine che qualcuno allora intese allora come una specie di marcia funebre in onore delle vittime del conflitto in Vietnam. Il bassista Jim Rodford, che di Argent era cugino e che poi avrebbe trovato impiego a lungo termine presso i Kinks dei fratelli Davies, ne era – come spiegavano le ampie note di copertina dell’Lp originale – l’elemento “ regolatore ”, tecnicamente dotato ma asciutto nell’espressione, “ potente e disciplinato ” uomo-cerniera capace di bilanciare le forze centrifughe del quartetto; mentre il batterista Robert Henrit ne era l’esuberante “ generatore ” d’energia (non a caso molto apprezzato da Keith Moon).

Rod Argent
La voce, invece, era quella di Russ Ballard, come Henrit proveniente dai Roulettes, e che con lo stesso Argent si divideva le parti vocali; rocker sanguigno, amante delle belle melodie pop nonché futuro hit maker (portano la sua firma la successiva God Gave Rock And Roll To You, famosa soprattutto nella versione dei Kiss; Since You Been Gone dei Rainbow; So You Win Again degli Hot Chocolate e Voices, il successo solista anni 80) che nel funk rock travolgente di Tragedy (altro singolo estratto dal disco) sfoderava la sua anima più black, mentre in He’s A Dynamo scioglieva le briglie alla sua Fender Stratocaster custom, riconoscibilissima per i fori tondeggianti scavati nel corpo in legno dello strumento (facendosi prendere un po’ troppo la mano, nella sua recensione su Rolling Stone Tiven scrisse che i suoi “ stop alla Whole Lotta Love potrebbero far diventare verde d’invidia J. Page ”).
Il resto del materiale lo forniva la consolidata coppia formata da Argent e da Chris White, l’ex bassista degli Zombies che nella nuova band aveva deciso di ritagliarsi il ruolo di “ quinto uomo ” fuori campo; coautore e coproduttore durante le session che si svolsero agli Abbey Road Studios di Londra. Lì, il goniometro della band disegnò 1 tracciato a 360° gradi, fra i 6 minuti a passo di marcia di Hold Your Head Up e i 13 autenticamente progressive di Pure Love, suite in 4 movimenti aperta da un’ecclesiastica Fantasia e da un breve Prelude, con il solo Argent all’organo. La sezione ritmica, le chitarre sovraincise di Ballard e la sua voce entravano in scena solo dopo 7 minuti e 20 secondi imbastendo con il B3 un vigoroso dialogo d’impianto rock blues che richiamava i Cream (Pure Love) prima di un Finale che riprendeva il tema iniziale, stavolta scandito dai piatti di Henrit come in un refrain di musica da circo. Gli Zombies, qui, erano distanti anni luce: Argent era rimasto fortemente impressionato dalle esibizioni dal vivo di Emerson, Lake & Palmer e degli Yes, che nell’aprile del 1969 aveva visto di spalla a Janis Joplin alla Royal Albert Hall di Londra, restando molto più colpito dalla band di Jon Anderson che dalla blues woman texana.

Saranno proprio le sue ambizioni prog, qualche anno dopo, a spingere alle dimissioni Russ, interessato a musiche e canzoni di formato più conciso e ortodosso. Ma intanto, fra lo spensierato rock and roll stile Fifties di Keep On Rollin’ (dove i tasti del pianoforte di Argent inseguono Fats Domino, Lloyd Price e il New Orleans Sound), il fischiare del vento e il mood drammatico di I Am The Dance Of Ages e i riff di Be My Lover, Be My Friend (altro assolo di Hammond, doppia voce e linee di basso incise nel marmo da Rodford) si ascolta un quartetto in sincrono e in perfetta sintonìa. Il successo del singolo Hold Your Head Up e la partecipazione degli Argent a popolari programmi televisivi come Top Of The Pops in Inghilterra e American Bandstand negli Stati Uniti, creeranno false aspettative su 1 gruppo che non ambiva a essere una pop band da singoli ma un serio ensemble da album. Al punto che la foto di copertina di All Together Now, con i 4 musicisti attorniati da familiari, manager, editori, assistenti e roadies indicati per nome nel diagramma riprodotto nel lussuoso gatefold interno, evocava volutamente quella del Sgt. Pepper beatlesiano. E che in un’intervista concessa a Ray Telford di Sounds in occasione dell’uscita del disco, il bandleader confessava spavaldamente l’ambizione di vedere il suo gruppo occupare un giorno il posto lasciato vacante dai Fab Four.

Sappiamo com’è andata a finire: mentre gli Zombies sono stati consegnati all’immortalità dalla psichedelìa post beat del capolavoro Odessey And Oracle e sono tornati in azione sotto la guida di Rod e del cantante Colin Blunstone, gli Argent sono quasi evaporati nella memoria collettiva, condannati al ruolo ingrato di N°2: il loro ultimo concerto l’hanno suonato proprio di supporto agli Zombies il 2 giugno 2013 al Waterside Theatre di Aylesbury. Ad Argent non era riuscito il colpo messo a segno da Emerson nel passaggio dai Nice agli EL&P, o da Steve Winwood quando abbandonò lo Spencer Davis Group per formare i Traffic. Ma date retta a Wakeman, e concedete un’altra chance anche al suo figlio meno fortunato.
Argent, All Together Now (1972, Epic)
