Ritrovarsi a Tokyo (Une part manquante) è l’ultimo film diretto da Guillaume Senez e scritto in collaborazione con Jean Denizot.
Francese, ormai integrato nella quotidianità della megalopoli tentacolare, Jérôme ‘Jay’ Da Costa (Romain Duris) risiede a Tokyo da più di 10 anni, parla un fluente giapponese, rispetta le leggi e ogni notte gira la città a bordo del suo taxi. Ha scelto questo lavoro poiché la sua permanenza nella capitale nipponica è collegata alla necessità di ritrovare una persona. Cosicchè guidare di notte gli consente di avere tempo libero, durante il giorno, di procedere nelle sue ricerche.

Anni prima si era innamorato di una giapponese, l’aveva sposata, dalla loro unione era nata una figlia, Lily (Mei Cirne) e successivamente si erano separati. Secondo le leggi locali, purtroppo per lui, non esiste l’affido congiunto e chi per primo “prende ” il bambino ha diritto a tenerlo con sé. Questo vale per tutti, ma è ancora più esasperante per i gaijin, ossia chi non è nato in terra giapponese.
Dopo aver avuto non pochi problemi all’inizio della sua odissea (esplosioni di rabbia, alcolismo, reazioni incontrollate contro l’ex moglie e l’ex suocera), Jay ha trovato un suo equilibrio: vive piuttosto bene, coltiva amicizie che si sono create dopo la sua separazione, ma nonostante ciò non ha mai smesso di cercare Lily giorno dopo giorno, notte dopo notte, anno dopo anno. L’unica possibilità che ha di rivederla è incontrarla per caso, fra 14.000.000 di abitanti. Ogni mattina da 9 anni si sveglia e cerca il suo ago nel pagliaio, ma ogni volta con minor convinzione. Ormai rassegnato, messa in vendita la casa ha deciso di rientrare in Francia. I documenti sono pronti e suo padre non vede l’ora di riabbracciarlo.

L’arrivo di Jessica (Judith Chemla), francese come lui e alla ricerca del figlio che il marito – da cui si sta separando – ha riportato in Giappone, condurrà il protagonista a un punto di svolta. Jessica, infatti, è com’era lui all’inizio: rabbiosa, beve smodatamente e non riesce a comprendere il senso delle leggi giapponesi in materia di famiglia e di figli.
Sicchè Jérôme, per aiutarla a gestire al meglio la situazione, intraprende un viaggio che lo condurrà ancora sulle tracce della figlia. La ritroverà? E se anche fosse, cosa le hanno raccontato sul suo conto? E si ricorda di lui? Ma a Tokyo c’è sempre un raggio di sole; e con esso, la possibilità di sperare ancora. Sperare, fino a quando il desiderio potrà tradursi in realtà.
Guillaume Senez ha girato un gran bel film. Senza indulgere troppo sugli stereotipi giapponesi, ci ha riservato scorci di nipponica normalità grazie a una fotografia attenta e raffinata; nonché una colonna sonora cui non mancano momenti di grande liricità. Ritrovarsi a Tokyo è sobrio, toccante, umano. E Romain Duris, di nuovo in un ruolo paterno dopo Le nostre battaglie del 2018, si conferma grande attore.

