Tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir, autore del bestseller The Martian, L’ultima missione: Project Hail Mary è diretto da Phil Lord e da Christopher Miller.
Ryland Grace (Ryan Gosling) si risveglia dal coma ritrovandosi a bordo di 1 astronave, lontano da casa anni luce e senza alcun ricordo di chi sia o di come possa essere arrivato lì. Insieme a lui ci sono altri 2 corpi, che evidentemente non hanno superato quello a cui erano stati sottoposti. Con il trascorrere del tempo, riesce a ricostruire ciò che ha preceduto il suo risveglio e prosegue il viaggio nello spazio infinito.

Ryland non è un astronauta, bensì un insegnante di scienze alle scuole media con dottorato in biologia molecolare. Nessuna famiglia da cui tornare e una carriera scientifica mandata all’aria da una teoria mai dimostrata sulle forme di vita alternative. L’esistenza sulla Terra, però, sta per mutare in maniera drastica e l’unico che sembra potervi porre rimedio è proprio lui. O almeno ne è convinta Eva Stratt (Sandra Huller), a capo di un’unità di crisi internazionale, che recluta Grace per la missione Hail Mary, ultima speranza per salvare il sistema solare. Il sole, infatti, sta morendo a causa di un’infezione che ha colpito tutte le stelle confinanti tranne una, che dista quasi 12 anni luce. Ryland dovrà raggiungere quella stella e capire come riesca a difendersi dal contagio.

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Dopo essersi imbattuto in 1 astronave aliena con un unico sopravvissuto incaricato della sua stessa missione, unirà le proprie forze con Rocky (l’ha chiamato così, dal momento che è totalmente pietrificato) per fermare gli astrofagi, nome scientifico dato alle minuscole entità che stanno distruggendo le stelle della galassia.
Bravissimo come sempre, Ryan Gosling riesce a farci ridere e a commuoverci senza mai prendersi troppo sul serio, in questo film che merita d’essere visto sul grande schermo e che ci ha fatto uscire dalla sala cinematografica con un bel sorriso stampato sulle labbra. Gli esilaranti scambi di battute fra Ryland e Rocky, l’alieno dai grandi sentimenti racchiusi nella sua forma bizzarra, rimandano alla pop culture (la coppia, ad esempio, decide di chiamare Adriana la compagna di Rocky) e da soli, instaurando un fortissimo legame, troveranno l’un l’altro la forza di proseguire nella loro missione.

