Cécile (la cantautrice francese Juliette Armanet) sta vivendo il suo sogno di giovane cuoca a Parigi. Dopo aver vinto il talent culinario Top Chef, sta per aprire il suo 1° ristorante gourmet insieme a Sofiane (Tewfik Jallab), partner e collega. La coppia sta dando gli ultimi ritocchi al menù quando Cécile riceve una telefonata dai genitori: suo padre Gérard (François Rollin), con cui non è mai andata d’accordo, ha avuto un altro infarto e potrebbe aver bisogno di lei. Proprio di lei, che aveva lasciato il villaggio natìo e la trattoria di famiglia per spiccare il volo nella capitale francese. Lei, che ha appena scoperto d’essere incinta e non sa come dirlo a Sofiane.

Juliette Armanet

Diretto da Amélie Bonnin, già regista e autrice dell’omonimo cortometraggio, Allora balliamo (Partir un jour) ha aperto fuori concorso il Festival di Cannes del 2025 ed è stato presentato all’ultimo Bif&st/Bari International Film&TV Festival.

Ma torniamo alla trama. Costretta da Sofiane a partire e grazie al passaggio di un camionista, Cécile raggiunge la famiglia e si ritrova di nuovo adolescente. Dentro e attorno alla trattoria tutto è rimasto uguale: il padre che non dà ascolto a nessuno; la madre Fanfan (Dominique Blanc) che manda avanti con il sorriso una baracca che fatica sempre di più a sostenere; gli amici d’infanzia e il suo primo amore, Raphaël (Bastien Bouillon); gli avventori della trattoria che di fatto rappresentano una seconda famiglia per la 40enne protagonista.

Bastien Bouillon

Questo vero e proprio ritorno al passato la colpisce profondamente, al punto da non ricordare le motivazioni di alcune scelte compiute scoprendo che certe prese di posizione lasciano il tempo che trovano, se rapportate alla complessità della vita. Cécile comprende (e noi con lei) che non è mai troppo tardi per crescere e tornare sui propri passi con l’intenzione di sistemare ciò che sembra destinato a non funzionare mai.

Tutto questo si svolge cantando e danzando, poiché Allora balliamo è un musical costruito attorno a canzoni d’epoche diverse che si integrano perfettamente alla storia accompagnandone gli sviluppi. Fra queste si distingue Parole, parole, parole (in Francia cantata da Alain Delon e Dalida, qui da noi da Alberto Lupo e da Mina) che Fanfan intona collegandola al pensionamento del marito, rimandato di continuo.

Allora balliamo è coerente, ben realizzato, sempre in grado di sorprendere. È interessante notare come questo film, partendo da una trama in apparenza semplice (il ritorno al paese d’origine, l’incontro con l’ex, le incomprensioni con il compagno), riesca a seguire una traiettoria ben precisa senza cadere nei tipici cliché del cinema americano. Che altro aggiungere? Chapeau !