In terra di Lambrusco e Malvasia, si distingue 1 produttore che ha puntato sui grandi rossi da uve bordolesi che ci regalano sorsi vivi, ricchi, vivaci. E con ottime prospettive d’invecchiamento.
La Cantina Storchi di Montecchio, in provincia di Reggio Emilia nella zona di produzione DOC denominata Colli di Scandiano e Canossa, produce etichette a base di varietà tipiche del territorio come Ancellotta, Malbo e Lambrusco, oltre a tagli bordolesi a base di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot sapientemente coltivati, vinificati, assemblati e invecchiati. Con scelte coraggiose di regime colturale, seguendo un’agricoltura sana e rispettosa dell’ambiente e un approccio in cantina poco invasivo, l’azienda vinicola è riuscita negli anni a sorprendere i bevitori della zona. E non solo quelli.

Alla Storchi sono prima di tutto agricoltori, che con la fatica in vigna e in cantina hanno saputo creare un unicum nella produzione del reggiano, non facendo compromessi sulla naturalità e la salubrità dei loro prodotti. Le vigne si trovano nella parte pedecollinare, a circa 150 metri sul livello del mare e non lontane da un corso d’acqua: inserite, così, in un microclima ideale per la maturazione del frutto. Grandi sbalzi termici fra il giorno e la notte marcano infatti le aromaticità; e sotto il suolo, un mix calcareo di ghiaie e di argille nutre perfettamente le piante.

Le scelte coraggiose di perseguire un’agricoltura di tipo biodinamico evitando irrigazioni artificiali, hanno così dato vita a vigneti e viti tenaci che pescano in profondità tutti i nutrimenti di quella terra ricchissima, che una volta era sommersa dal passaggio del torrente Enza. Interventi mirati di potatura, hanno abbassato la resa aumentando inconfutabilmente la qualità.

L’unione e l’equilibrio fra quello che la natura ha voluto in questo fazzoletto d‘Emilia e le scelte calibrate, rispettose, sagge e lungimiranti della famiglia Storchi, hanno davvero creato qualcosa di bello. Mi sono reso conto di ciò non appena ho messo il naso nel bicchiere. Biglietto da visita di tutte le loro etichette (anche quelle a base dei cultivar autoctoni della zona) è il frutto vivo, le aromaticità ben marcate, la personalità e l’espressività. Vini non costruiti in cantina ma espressione della natura supportata da chi, con essa, vive e lavora in armonia.

Il loro Pozzoferrato, è un frizzante rosso emiliano che si distingue dalla maggior parte delle ” bollicine ” della zona per carattere e croccantezza. Enza, rosato proveniente da uve autoctone unite ai vitigni di Bordeaux, è il vino estivo che con la sua sapidità e la sua freschezza vorresti avere sempre in frigo. Perivana, Braje e Carùla sono invece rossi di struttura a base di vitigni bordolesi in cui l’invecchiamento e il tempo trascorso in cantina non appesantiscono né coprono la bevuta. Anzi: donano profondità. Con le loro pungenti note di verde e di spezie non coperte dal legno ma esaltate da quest’ultimo, sono vini potenti ma mai pesanti.

Ho avuto la fortuna d’incontrare i fratelli Gianni e Marco Storchi nell’Agriturismo Acqua Terra Sole sopra Felino, in provincia di Parma. Qui Sandro Tessoni, proprietario e padrone di casa insieme alla figlia Silvia, fanno confluire belle realtà vinicole e gastronomiche oltre a proporre un ottimo menù alla carta. In 2, forse 3 incontri, a colpirmi è stata non solo la qualità dei loro vini, già decantati, ma anche di chi mi sono trovato davanti. Ho riconosciuto, cioè, un ” impasto ” umano e un approccio alle cose semplice, carismatico, gioviale, genuino, comunicato con quell’orgoglio benevolo che è il frutto del loro appassionato lavoro. Un esempio, per quei produttori vinicoli che confondono il prestigio con la qualità, la sofisticazione con la pulizia.
Contro la conformità e la standardizzazione. Contro chi, con il nome e con il marketing, imbocca scorciatoie che minano la natura, il mondo del vino, di chi lo ama e di chi lo consuma… Viva dunque la Cantina Storchi!

© Marco Santi
