Nel 1937 nasceva a Los Angeles Jack Roland Murphy, il “ Murph the Surf ” originale. Un campione di surf (appunto), scrittore e musicista. Ma anche un ladro, un assassino e in seguito un sacerdote redento in carcere, passato alla storia per aver partecipato nel 1964 al clamoroso furto di gioielli all’American Museum of Natural History di New York, all’epoca definito dai giornali statunitensi come “ la rapina del secolo ”. Un personaggio larger than life e in chiaroscuro, che avrebbe ben figurato in una canzone dell’altro “ Murph the Surf ”: il cantautore giramondo Elliott Murphy che di grandi storie, romanzi e film (ha conosciuto Federico Fellini e ha recitato da comparsa in Roma nel 1972) si è nutrito tutta la vita e che proprio a New York (più precisamente a Long Island) è nato nel 1949.

Nel 1982, Murph The Surf diventò il titolo del disco della sua rinascita (distribuito con 2 diverse copertine: prima sotto forma di Lp e anni dopo in versione Cd con bonus track : la prima, e più bella, riproduce 1 scatto in bianco e nero del famoso fotografo Mick Rock). Non mitizzato quanto l’Lp di debutto Aquashow, che 9 anni prima aveva spinto la critica entusiasta a metterlo in competizione con l’amico Bruce Springsteen per il ruolo di candidato alla successione di Bob Dylan. Senza un biglietto da visita come You Never Know What You’re In For (inclusa in Night Lights, 1976), tuttora considerata da molti il pezzo più prezioso del suo catalogo. E comunque vitale, sanguigno, febbrile, rabbioso, vissuto, intenso, tenero e romantico: con tutte le stimmate del grande disco.

Elliott Murphy al Theatre Le Palace di Parigi, 5 novembre 1982

Dopo aver peregrinato fra grandi case discografiche – prima la Polydor, poi la RCA, infine la Columbia – che in lui avevano riposto grandi speranze perdendo in fretta l’entusiasmo iniziale, era uscito definitivamente dal giro delle major diventando un artista indie e trovando un pubblico disposto ad ascoltarlo soprattutto in Europa (come Willy DeVille, come Garland Jeffreys). Molto popolare in Francia ma anche in Spagna, in Svezia, in Belgio e in Italia, dove – secondo quanto lui stesso ricorda – l’album arrivò alle soglie del disco d’oro in un periodo in cui i dischi si vendevano sul serio. Bastano pochi secondi di musica per capire il motivo di tanto interesse e di tanto affetto. Bastano la schitarrata introduttiva, la rullata iniziale e il sax notturno di Continental Kinda Girl, quintessenza del sound newyorkese di quegli anni e perfetta introduzione a una collezione di canzoni registrate in uno studio di Manhattan e in cui la Big Apple fa spesso da sfondo e fonte d’ispirazioni: ci si ritrovano la Fifth Avenue, la 57th Street e la Lexington, ma anche locali come il Max’s Kansas City nel Greenwich Village e il Mud Club nel TriBeCa.

«Credo che quell’album sia stato realizzato in un momento difficile della sua carriera», dirà suo figlio Gaspard alla rivista Poetic Justice quando gli verrà chiesto di scegliere le sue 10 canzoni preferite del padre. «In quel pezzo c’è qualcosa che assomiglia al bellissimo e disperato urlo di chi cerca di mantenere vivo il sogno del rock and roll. Tutto sembra essere al limite e la voce è tanto melodica quanto selvaggia e insolente». Descrizione perfetta per 1 brano che traduce in musica un’esistenza bruciante e sopra le righe, con un protagonista che si dichiara disposto a seguire in capo al mondo la donna di cui si è invaghito: una Madame Claude ingioiellata, una Venere in pelliccia (rosa) che frequenta sceicchi e rock star in un’ubriacante giostra fra Cadillac, aeroporti, stanze d’hotel e nightclub. Non troppo diversa dalla call girl in pizzi vittoriani che in Calling On Cathleen riempie il materasso di bigliettoni da 100 dollari e riceve il ragazzo delle pizze indossando solo un cravattino, mentre il protagonista maschile della storia osserva la scena seduto sul bordo del suo letto: la musica evoca la stagione d’oro del CBGB, i Mink DeVille lanciati sulle orme dei fantasmi di Chuck Berry e dei primi Rolling Stones.

È un altro pezzo che accelera oltre i limiti di velocità, mettendo alla frusta il motore a scoppio di una grande band messa insieme per l’occasione dal cantautore: un tostissimo quartetto puramente newyorkese con il poliedrico Peter Gordon ai sassofoni, al clarinetto e ai synth; l’ex Modern Lovers, Ernie Brooks, al basso; Richard Sohl del Patti Smith Group alle tastiere e Tony Machine (nei New York Dolls fra il 1975 e il 1976) alla batteria: gli ultimi 2 citati per nome o soprannome in Off The Shelf dove Murphy, imbracciando la sua Stratocaster, invita i compagni a tirare il rock and roll giù dallo scaffale e a suonare come una bar band che ce la mette tutta sulle assi di uno dei club più scalcagnati della città. Ci riescono benissimo, mentre il basso a un certo punto pompa un ritmo disco, l’organo replica il timbro garage di 96 Tears di ? and the Mysterians e l’armonica soffia con veemenza dylaniana/springsteeniana.

Tutto quel che mi rimane è la mia chitarra ”, canta Elliott nella sgargiante, romantica ballata Baby I’ve Been Thinkin’ snocciolando i sogni di un futuro che sembra irrealizzabile, mentre Modern Romance aggiorna gli sfondi sonori con 1 sintetizzatore e 1 basso gorgogliante aprendosi in un bridge dagli accordi discendenti e malinconici: qui Elliott fantastica di una fuga dalla realtà quotidiana e di un buen retiro a Tahiti con l’amata, a dipingere come Paul Gauguin e a immergersi a caccia di perle fra le acque della barriera corallina.

Murphy è un rocker colto e dal linguaggio immaginifico, che si permette di usare un termine come Gestalt in una canzone, che nei testi cita Mark Twain e Thomas McGuane (You Got It Made) e che osa una rima fra row ed Edgar Allan Poe, descrivendo nella vibrante Dusty Roses una città dove i bar sono chiusi, i lampioni di strada spenti e il sogno è quello di trasferirsi un giorno a Parigi (lo farà per davvero, nel 1989, e non tornerà più indietro). Che fra le onde sinuose di The Fall Of Saigon (la sua canzone preferita del disco) utilizza come metafora della sua vita in perenne fuga da qualcosa, la precipitosa evacuazione degli americani dalla capitale del Vietnam del Sud nell’aprile del 1975 a bordo degli elicotteri militari (in coda al pezzo si sente il ronzìo delle loro pale). Come i soldati e i funzionari dell’esercito che scappano frettolosamente dal Sud Est asiatico, lui dice addio alle bianche scogliere di Dover lasciandosi a sua volta alle spalle molti ricordi e un cuore infranto.

In tutto Murph The Surf – chiuso dagli umori latineggianti di Blue Towers – la fiction si mescola all’autobiografia, i personaggi in carne e ossa a quelli di carta e di celluloide; e a volte la rappresentazione della realtà diventa candida, cruda e spietata: soprattutto in un altro dei titoli più arrembanti e chitarristici della raccolta, la travolgente Garden City, in cui Murphy sviscera ciò che si nasconde dietro la facciata della “ città giardino ” per bianchi middle class in cui è cresciuto, al di là dei prati ben curati e delle belle auto: droga e alcol, noia e voglia di scappare, “ gente spaventata in una città spaventata ”. “ So che fra qualche anno me ne starò a guardare le partite di hockey e a bere birra in un posto come Garden City ”, canta in quella canzone forse per esorcizzare il suo terrore di una vita grigia e addomestica.

Non andrà così: non diventerà mai il nuovo Dylan, non terrà il passo di Springsteen e non conquisterà le folle. Resterà un artista di culto, una “ semi rock star ” che ancora oggi scrive belle canzoni e onora la sua Musa, assecondato da ottimi collaboratori come Gaspard e il chitarrista francese Olivier Durand, alternando una generosa produzione discografica (25 titoli mal contati, da Murph The Surf ad oggi) a romanzi e articoli sui giornali. Un americano a Parigi ultimo esponente, come gli piace ricordare, di una “ lost generation ” di espatriati americani – Ernest Hemingway, Henry Miller, il suo eroe Francis Scott Fitzgerald – che in Europa ha ritrovato se stessa. Qui, a 3.000 chilometri da New York, è riuscito a tenere vivo il suo sogno rock and roll.

Elliott Murphy, Murph The Surf (1982, Courtisane Records)