«La pazzia è relativa. Chi stabilisce la normalità?», ebbe a dire quel sudicio genio di Charles Bukowski (1920-1994). Esistenzialmente non fa una grinza. E allora, rimanendo in tema, se questo che sta ruotando a 45 giri non è un elogio della pazzia, poco ci manca.
«Non volevamo assolutamente che la pazza atmosfera finisse», hanno dichiarato i Mael Brothers, Ron e Russell, che se non fossero così lucidamente pazzi non avrebbero nei loro curricula 28 album, uno più genialoide dell’altro. «E così, incoraggiati dalla fenomenale reazione a MAD!, ci siamo ritirati frettolosamente ma intensamente in studio per incidere una prima assoluta per gli Sparks: l’Ep MADDER!, ovvero le 4 canzoni che accompagnano idealmente il nostro ultimo album, è dedicato a chi non è ancora abbastanza MAD!. il nostro augurio è che questi nuovi pezzi vi possano trasportare in un mondo ancora più MADDER!».

Ron e Russell Mael
© Munachi Osegbu
Di solito l’extended play mette sul piatto del giradischi (in questo caso, oltre al vinile, ci sono il picture disc e il Cd) una manciata di extra senz’arte né parte. Gli Sparks, al contrario, avevano qualcosa in più da offrire: una quindicina di minuti di preziosi dettagli rimasti in sospeso che sarebbe stato un delitto chiudere in un cassetto e magari, sovrappensiero, gettare via la chiave.
Dentro Porcupine, Fantasize, Mess Up e They, registrati con Evan Weiss ed Eli Pearl (chitarre), Max Whipple (basso) e Stevie Nistor (batteria in Porcupine) fra una tappa del tour e l’altra (l’8 luglio 2025 al Teatro Arcimboldi di Milano, per noi sparksiani sarà sempre festa nazionale) c’è una scintilla di nobile pazzia in più che in tutto il repertorio di MAD!. E se MAD! va considerato album fra i più riusciti dei 2 fratelli, MADDER! è per certi versi ancora più bello. A dimostrarlo c’è l’ipnotico, concentrico electropop di Porcupine che cede muscolarmente il passo alla batteria, alle chitarre metal e ai fiati campionati.
C’è quel “ no, no, no, no, no ” di Fantasize, reiterato dalla voce di Russell, che si trasforma in un coro e poi in glam rock, decadente e melodrammatico, che sembra d’essere tornati ai fasti primi anni 70 di Kimono My House. C’è la ritmica disarticolata e traballante di Mess Up, scioglilingua che procede stonato per poi convergere in uno swing tipicamente à la Sparks. E c’è, chitarra acustica e tastiere, la melodia nebbiosa e minacciosa di They che diventa a mano a mano un inno, uno stratificarsi di voci, la gemma che da sola vale l’acquisto di MADDER!. Gli Sparks sono vivi, vegeti e lottano insieme a noi.

