Passata l’onda emotiva che ha colpito Hollywood e il mondo del cinema già scossi dalla scomparsa di Robert Redford, alla notizia della morte di Diane Keaton (foto ANSA/Giuseppe Lami) si possono rileggere la vita e la carriera dell’attrice con il giusto distacco. In una professione dove troppi attori credono di essere dei divi, Diane Keaton è stata una “diva ” che ha saputo essere un’attrice di razza. Ha dimostrato talento, personalità, indipendenza (anche nel privato, con importanti relazioni, ma nessun matrimonio), capacità di evolversi e affinare il suo stile.

Diane Keaton nel film Provaci ancora Sam

Stile è la parola che l’ha contraddistinta per tutta la vita e questo non riguarda soltanto il look che ha man mano adottato e l’ha resa unica a Hollywood. Di certo è stata maestra nello scegliere i capi da indossare, spesso di tendenza maschile: cravatte, gilet, pantaloni, tonalità chiare e tanti cappelli, a cominciare da Io e Annie (1977), il film diretto da Woody Allen che le ha fatto conquistare l’Oscar e dove l’attrice si scontrò con il costumista che non accettava le sue idee. Allen però la lasciò libera di esprimersi, tanto che alla fine la United Artists che distribuiva il film creò una linea di abbigliamento insieme a 1 stilista di New York chiamata come il titolo del film in originale: Annie Hall (che poi era anche il vero cognome della Keaton). Un modus vivendi che prima di lei avevano incarnato attrici come Marlene Dietrich e Katharine Hepburn, di cui le nuove generazioni conoscono poco o nulla ma che sono state come lei un esempio, delle icone, se vogliamo utilizzare un termine ormai inflazionato tanto nella professione che nella vita

Con Woody Allen in Misterioso omicidio a Manhattan

Dopo essersi fatta notare, poco più che 20enne, nel cast teatrale di Hair alla fine degli anni 60, e nell’accoppiata cinematografica formata da Il padrino (1972) di Francis Ford Coppola e Provaci ancora Sam (1972) di Herbert Ross, tratto da una pièce di Woody Allen co-interprete del film, Keaton era stata indicata nel 1973 come una delle personalità più promettenti dell’anno. Promessa mantenuta e rilanciata nel corso di una carriera durata ½ secolo in cui ha offerto prestazioni ammirevoli sia come attrice brillante che drammatica.

Del primo registro, forse quello più vicino al suo spirito, fanno parte i capolavori di Allen (oltre a Io e Annie ricordiamo almeno Manhattan, 1979 e Misterioso omicidio a Manhattan, 1993); la trilogia de Il padre della sposa (1991-2020), Il club delle prime mogli (1996) di Hugh Wilson e Tutto può succedere (2003) di Nancy Meyers. Del secondo, il quasi dimenticato In cerca di Mr Goodbar di Richard Brooks (1977), l’omaggio a Ingmar Bergman di Woody Allen (Interiors, 1978), la trilogia de Il padrino di Coppola (1972-1990), La tamburina di George Roy Hill (1984), Crimini del cuore di Bruce Beresford (1986), Reds di Warren Beatty (1981) e La stanza di Marvin di Jerry Zaks (1996).

Con Richard Gere nella pellicola In cerca di Mr. Goodbar

La sua abilità, caso raro nel cinema, è stata quella di aver saputo fondere questi 2 aspetti: un talento comico originale, che le ha permesso di essere un perfetto alter ego femminile di Woody Allen e una grande capacità drammatica. Poteva essere carismatica e al tempo stesso surreale, ironica e, come ha ricordato Leonardo DiCaprio che recitò giovanissimo accanto a lei ne La stanza di Marvin, «sfacciatamente se stessa». La sua scomparsa ha colpito profondamente il pubblico e i suoi colleghi, a partire da chi, come Woody Allen e Al Pacino (Warren Beatty è rimasto più defilato) hanno condiviso con lei una storia sentimentale. Tutti rimasti con il cuore spezzato: Allen, ha sottolineato come sia stata per lui una costante fonte d’ispirazione e che la sua risata rimarrà per sempre nella sua mente.

Con Leonardo DiCaprio ne La stanza di Marvin

Al Pacino, che ebbe con lei un rapporto contrastante, ha invece usato parole che ci aiutano a fissare definitivamente il suo ricordo: «Viveva senza limiti, tutto quello che toccava portava la sua peculiare energia. Apriva le porte per gli altri, ha ispirato generazioni e ha incarnato un regalo che ti capita una volta nella vita. Emanava luce sul lavoro e nella vita. Sullo schermo era magnetica: fulmine e fascino, uragani e tenerezza. Era una meraviglia. Recitare era la sua arte d’elezione, ma era solo uno dei molti modi in cui esprimeva la sua immaginazione e la sua creatività».