Tratto dal romanzo 10 Giorni di Ilaria Bernardini, anche autrice della sceneggiatura, Amata è il nuovo film diretto da Elisa Amoruso. Opera delicata e al tempo stesso intensa, affronta con grande sensibilità il tema della maternità: in particolare, i 10 giorni concessi alle madri in difficoltà per decidere se rinunciare o meno al proprio neonato.

Determinata a inseguire i suoi sogni, Nunzia (Tecla Insolia) è una 19enne approdata a Roma per frequentare gli studi universitari. In famiglia è la prima a lasciare la Sicilia e la friggitoria dei genitori. Fa di tutto per restare in pari con gli esami e pesare il meno possibile sulla madre, ma è anche presa dall’entusiasmo di una vita finalmente libera, lontana da casa. Quando scopre di essere rimasta incinta (proprio lei, di solito molto attenta) è ormai troppo tardi per interrompere la gravidanza. Decisa a tenere tutto nascosto, lascia l’abitazione che condivideva con le amiche per trasferirsi in una stanza in affitto. Trascorrono i mesi, il suo corpo cambia ma dentro di lei resta un’unica, martellante domanda: sarò in grado di essere madre?

Tecla Insolia

Sola, spaventata, piena di dubbi, Nunzia si ritrova a fronteggiare una scelta profonda e lacerante: tenere o rinunciare alla bambina. I sensi di colpa la tormentano: verso la figlia, verso sé stessa, verso la famiglia a cui mente da mesi. Dopo i 10 giorni previsti dalla legge, prende la sua decisione.

In parallelo, facciamo la conoscenza di Maddalena (Miriam Leone) e di Luca (Stefano Accorsi): ingegnere lei, musicista lui, felicemente sposati e innamorati. Ma fra di loro c’è una profonda ferita: Maddalena è vicina ai 40 anni e ha già vissuto 2 interruzioni di gravidanza. Il dolore per la maternità mancata la consuma mentre Luca, pur soffrendo, cerca di restarle accanto con discrezione. L’unica speranza è l’adozione. Con non poche remore, la coppia intraprende il lungo e faticoso iter previsto per i genitori adottivi fra verifiche e incertezze.

Miriam Leone

Dunque, 2 fragili ma combattive donne si trovano ad affrontare scelte profondamente difficili. Una terza figura, Margherita che non è ancora nata, legherà per sempre i loro destini. Amata riesce così a trattare temi estremamente delicati con eleganza, senza morbosità, grazie a una regia sensibile che utilizza con sapienza luci e colori per raccontare gli stati d’animo dei protagonisti, più che affidarsi troppo alle parole. Non c’è giudizio, né condanna, tantomeno vergogna. Solo vite, da affrontare per quello che sono.