Vicenza non è mai stata una città dove l’arte contemporanea potesse fare scintille. Eppure, fra i suoi corsi e le proporzioni palladiane si è accesa una materia viva: quella del catalano – di Barcellona – Xavi Castel. Il suo linguaggio? Un ponte fra antico e contemporaneo, fra tecnica secolare ed estetica Neo-pop che trasforma la cera in luce, in profondità, in vibrazione.
Dal 2014 Castel ha scelto la città veneta come laboratorio e rifugio creativo. Qui lavora con l’encaustic painting, pratica millenaria d’origine greco-romana: pigmenti mescolati a cera d’api calda, stesi su legno o su tela, stratificati fino a creare superfici che respirano luce dall’interno. Ma se pensate a un esercizio polveroso, siete fuori strada: la mano di Castel è vivace, esuberante; e la sua tavolozza di oltre 250 colori si fonde in spessori luminosi rivelando trasparenze, riflessi, tensioni cromatiche.

If You Can Dream It You Can Do It
Le opere, dai titoli evocativi come Dream, Mutacion o If You Can Dream It You Can Do It sono più che quadri: sono ritratti di uno stato emotivo, mappe d’energia che invitano lo sguardo a entrare dentro la materia. Ogni strato di cera trattiene la luce e il movimento, conservando al contempo una solidità quasi scultorea. Guardando i suoi pezzi, la cera sembra viva, vibrante, pronta a raccontare storie che la pittura tradizionale non potrebbe sostenere.

Mutacion
La mostra in cartellone fino al 15 gennaio 2026 alla Galleria del Pozzo Rosso, conferma il talento di Castel portando l’encaustic nel cuore urbano. Il risultato è spettacolare. Non è solo un’esposizione è un dialogo con lo spazio, con l’architettura di Andrea Palladio (1508-1580), con Vicenza che accoglie l’arte come un lampo a ciel sereno. I dipinti dialogano fra loro, stratificano emozioni e colori creando percorsi visivi dove il contemporaneo incontra l’antico in un abbraccio potente e raffinato.

Ventaglio
Xavi Castel non si accontenta della nostalgia della tecnica. Il suo lavoro è un gesto audace, un’iniezione d’energia in un medium antico che ci restituisce non solo bellezza, ma un’esperienza sensoriale. La sua cera brucia dentro, sì, ma illumina invitandoci a guardare più a fondo: dentro l’opera, dentro la città. Forse dentro noi stessi.
