Palma d’Oro per il miglior attore (Kôji Yakusho) al Festival di Cannes 2023, Perfect Days di Wim Wenders è una poetica e commovente riflessione sulla ricerca della bellezza nel mondo che ci circonda.

Hirayama (Kôji Yakusho) conduce una vita semplice, scandita da un’ineccepibile routine. Con grande meticolosità si dedica alle attività quotidiane: dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo all’amore per la musica, ai libri, alle piante, alla fotografia e a tutte quelle piccole cose alle quali dedicare un sorriso. Nel reiterarsi della quotidianità, una serie d’ incontri inaspettati sveleranno gradualmente qualcosa in più̀ del suo passato.

Perfect Days segna il suo ritorno in Giappone dopo vari decenni…
«È nato da una lettera che ho ricevuto agli inizi dell’anno scorso: “Saresti interessato a girare una serie di cortometraggi a Tokyo di 15-20 minuti ciascuno? Tratterebbero di un importante progetto sociale, coinvolgerebbero grandi architetti e sarà nostra premura assicurarci che tu possa sviluppare le sceneggiature e ottenere il miglior cast possibile. In più, garantiremo totale libertà artistica”. Sembrava interessante, per usare un eufemismo. Erano anni che desideravo tornare in Giappone, anzitutto a Tokyo.
 Il tema avrebbe riguardato i bagni pubblici e la speranza era quella di trovare un personaggio che manifestasse l’essenza della cultura giapponese dell’accoglienza, in cui i bagni giocano un ruolo del tutto diverso rispetto alla visione occidentale di semplici servizi igienico-sanitari. Sono infatti meraviglie architettoniche somiglianti più a templi che a gabinetti. Mi piaceva l’idea di “arte ” legata ad essi e vederli in un contesto romanzato. Ho sempre la sensazione che i “luoghi ” siano protetti meglio nelle storie che in un ambito non romanzato. Non ero però d’accordo sull’ipotesi di una serie di cortometraggi: anzichè girare 4 volte in 4 giorni, ho risposto, perché non girare un vero film riducendo la storia a un’unica parte principale e utilizzando meno luoghi? Sicchè a maggio sono volato a Tokyo per 10 giorni, ho potuto incontrare Koji Yakusho con cui sognavo di lavorare e ho visto diversi posti a Shibuya, quartiere che adoro. Quei bagni erano troppo belli per essere veri, ma non era di loro che avrebbe parlato il film: semmai di un addetto alle pulizie che fosse credibile e reale. Solo la sua storia avrebbe avuto importanza; e solo se fosse valsa la pena guardare la sua vita, quei luoghi e tutte le idee a essi legate, come il forte senso del “bene comune ”, il rispetto reciproco per “la città ” e per “gli altri ” che rendono la vita pubblica in Giappone così diversa dal nostro mondo. Non avrei potuto scrivere tutto questo da solo, se non ci fosse stato Takuma Takasaki, ottimo sparring partner e cosceneggiatore».

In modo quasi poetico viene descritta la bellezza del quotidiano attraverso la storia di un uomo che vive un’esistenza modesta ma felice.
«Certo, ma tutto è stato possibile grazie a Hirayama. Ho immaginato un uomo con un passato ricco di privilegi che a un certo punto ha un’illuminazione, quando la sua vita raggiunge il suo punto più basso, guardando il riflesso delle foglie creato dal sole che splende miracolosamente nell’inferno. La lingua giapponese ha un vocabolo specifico per queste fuggevoli apparizioni che compaiono dal nulla: “komorebi ”, ossia la danza delle foglie nel vento che cadono come un gioco d’ombra su un muro creato dal sole. Questa apparizione salva Hirayama; e lui sceglie di vivere un’altra vita fatta di semplicità e di modestia, diventando l’addetto alla pulizia dei bagni. È un uomo scrupoloso, soddisfatto delle poche cose che possiede: la sua vecchia macchina fotografica, i libri tascabili e il registratore con le cassette gelosamente conservate. Un giorno si mette ad ascoltare Perfect Day di Lou Reed, che ha ispirato il titolo del film; e la sua routine è diventa la spina dorsale della sceneggiatura. La bellezza di un ritmo così regolare, fatto di giornate una uguale all’altra, è che inizi a vedere tutte le piccole cose che non sono mai le stesse ma che cambiano ogni volta. Impari a vivere “qui ” e “ora “, non esiste più l’abitudine ma una catena infinita di eventi, incontri, momenti unici. Hirayama ci conduce in questo regno di beatitudine e di appagamento, coinvolgendo con la stessa generosità le persone che incontra: il pigro collega Takashi e la sua ragazza Aya, un senzatetto, sua nipote Niko che cerca rifugio a casa sua, la proprietaria di un modesto ristorante, il suo ex marito e altri personaggi ancora».

Quali elementi della cultura giapponese prevalgono nel film?
«Il “servizio ”, rispetto al nostro mondo, in Giappone ha una connotazione totalmente diversa. Alla fine delle riprese ho incontrato un famoso fotografo americano che non riusciva a credere che avessi realizzato un film su un uomo che pulisce i bagni. “Questa è la storia della mia vita! “, mi ha confidato. “Quando da giovane sono arrivato qui per imparare le arti marziali, l’insegnante mi ha detto: ‘Se lavori nei bagni pubblici per 6 mesi, pulendoli ogni giorno, allora potrai tornare a trovarmi’. Ed e quello che che ho fatto: mi alzavo ogni giorno alle 6 per pulire i bagni in uno dei quartieri più poveri di Tokyo. L’insegnante mi ha seguito da lontano, mi ha preso come suo allievo e ancora oggi lo faccio una settimana all’anno “. Ci sono altre storie di amministratori di grandi aziende che si sono guadagnati il rispetto dei loro dipendenti solo dopo essere arrivati al lavoro prima di loro e aver pulito i bagni comuni. Questo non è un lavoro “inferiore ” ma un atteggiamento spirituale, un gesto di uguaglianza e di modestia».

Tokyo gioca un ruolo importante in Perfect Days. Com’è cambiata dai tempi del suo documentario Tokyo-Ga?
«Ho iniziato ad amarla alla fine degli anni 70, quando finivo spesso per perdermi. Andavo in giro per ore, senza sapere dove mi trovassi, poi salivo su qualsiasi metropolitana e come per magia ritrovavo il mio hotel. Ogni giorno raggiungevo una zona diversa e mi affascinava il futuro che vedevo prendere forma. Poi, ovviamente, ho conosciuto il Giappone attraverso i film del regista e sceneggiatore Yasujirō Ozu, che ci offre un resoconto del drastico cambiamento della cultura nipponica dagli anni 20 all’inizio degli anni 60. Tokyo-Ga l’ho girato nel 1982, sulle sue tracce, cercando di capire come fosse già cambiata dall’ultima volta che aveva girato lì, 20 anni prima».

Nei suoi film riesce ogni volta a integrare alla perfezione la musica…
«In questo caso mi sembrava sbagliato concepire uno “spartito ” per questa semplice quotidianità, ma poiché Hirayama ascolta soprattutto musica degli anni 60 e 80, la colonna sonora della sua vita ruota attorno ai Velvet Underground, a Otis Redding, a Patti Smith, ai Kinks, a Lou Reed e a molti altri, oltre alla musica giapponese di quel periodo».

Ha dedicato Perfect Days a Ozu. Quali elementi del suo lavoro l’hanno maggiormente influenzata?
«La sensazione che permea le sue pellicole è che ogni cosa e ogni persona sono uniche; che ogni momento accade una volta sola; che quelle di tutti i giorni sono le uniche storie eterne».

(per gentile concessione di Lucky Red)