C’è un filo che lega Layla And Other Assorted Love Songs di Eric Clapton sotto la sigla Derek and the Dominos, All Things Must Pass di George Harrison e il live Mad Dogs And Englishmen di Joe Cocker, cioè 3 dei migliori album rock dei primi anni 70. La presenza in studio di registrazione, o sul palco, di molti dei “friends ” che in quel periodo gravitavano intorno alla coppia artistica e sentimentale composta da Delaney & Bonnie Bramlett.

Lui, un barbuto e piacente ragazzone nato nel Mississippi in una casa senza acqua corrente che predicava la sua dottrina musicale, come spiegò in seguito lo stesso Clapton, con il fervore messianico di un evangelista. Lei, una bionda sensuale e dalla voce black che come Miles Davis era nata ad Alton, nell’Illinois, figlia di un operaio impiegato in un’acciaieria della vicina Granite City e che di cognome faceva O’Farrell.

Delaney & Bonnie

Clapton, che proprio Delaney convinse a cantare più spesso e a credere nelle sue doti vocali, si era perdutamente innamorato del loro modo di reinterpretare con grande vigore elettrico la musica tradizionale americana – il blues, il gospel, il country soul – dopo averli visti in azione sul palco durante una serie di concerti in cui aprivano per i suoi Blind Faith, tanto da provare molto più entusiasmo per le sue ospitate con il duo e il suo gruppo che per le esibizioni tenute insieme a Steve Winwood, a Ginger Baker e a Ric Grech. Reduce dagli anni turbinosi e turbolenti dei Cream, il “dio della chitarra ” cominciava a non poterne più di supergruppi e non vedeva l’ora di sistemarsi per una volta sul sedile posteriore invece che al volante di una fuoriserie del rock and roll.

Un’occasione gliela diede poco dopo un tour europeo che Delaney & Bonnie intrapresero alla fine del 1969 in Inghilterra con il loro nutrito e cangiante gruppo di amici e collaboratori che in passato aveva incluso anche gente come Duane Allman, Gram Parsons e per breve tempo persino Jimi Hendrix. Stavolta erano della partita l’ex Traffic Dave Mason alla chitarra, Bobby Whitlock all’organo e alla seconda voce, Carl Radle al basso, il formidabile e imprevedibile Jim Gordon alla batteria, Tex Johnson alle percussioni, Rita Coolidge ai cori più una sezione fiati composta da Bobby Keys al sassofono e Jim Price alla tromba e al trombone, poco dopo arruolati nel circo dei Rolling Stones per Sticky Fingers, Exile On Main Street e una serie infinita di concerti. Senza dimenticare L’Angelo Misterioso alias George Harrison, presente nello show alla Royal Albert Hall di Londra e in altri spettacoli inglesi del periodo, ma non nei 42 minuti e ½ di musica estratti dal concerto del 7 dicembre 1969 alle Fairfield Halls di Croydon e selezionati dalla Atco per l’album On Tour With Eric Clapton pubblicato nel marzo dell’anno successivo (per ascoltare i contributi del Beatle bisogna ricorrere a un box di 4 Cd edito nel 2010).

Clapton si guadagna un featuring in copertina, e dialogando con le chitarre ritmiche di Bramlett e di Mason si prende i suoi spazi sciorinando con eloquio sciolto e sicuro la lingua franca della miglior American Music. Alle sue spalle, la formazione allargata che Bonnie Bramlett ricorda tuttora come una “monster band ” è un’autentica macchina da guerra; ma i protagonisti principali restano loro, i titolari della ditta che spesso duettano vocalmente spingendo quel manipolo di uomini bianchi che vorrebbero avere la pelle nera a infervorarsi come un gruppo di fedeli colored raccolti in preghiera la domenica mattina in qualche chiesa del Sud degli Stati Uniti.

Innervano di gospel e aspergono di acqua santa tutto il repertorio, cominciando dallo Stax Soul memphisiano della rovente Things Get Better prima di omaggiare, con la medley tra Poor Elijah (ripresa spesso in concerto dai Black Crowes) e Tribute To Johnson il padre del blues, Robert Johnson (tra gli autori, oltre a Delaney, altri 2 amici d’alto rango: Jim Ford e Leon Russell, lo stregone del Tulsa Sound che proprio quell’anno con Bonnie scrisse la mega hit Superstar). Tromba e sassofono fanno la prima comparsa in una Only You Know And I Know firmata da Mason che sfodera un riff affilato di chitarra, una slide e un tiro alla Ike & Tina Turner, per i quali la giovane Bonnie aveva fatto per breve tempo da corista arruolata nelle Ikettes (con tanto di parrucca nera e pelle imbrunita da una pomata). Con la sensualità di Tina Turner, la grinta di Janis Joplin e il suo look da bomba sexy hollywoodiana (“Mae West arriva alla Albert Hall ”, intitolò un giornale inglese prima dello spettacolo nella più importante sala da concerti londinese), poco dopo si aggrappa alla soul ballad That’s What My Man Is For della cantante gospel afroamericana Bessie Griffin con una convinzione e un feeling che rivelano tutte le sue fragilità (nel frattempo la sua tempestosa relazione col marito era segnata da episodi di violenza indotti dal consumo extralarge di cocaina).

Eric Clapton

In Comin’ Home si respira una torrida aria Southern boogie, mentre il resto è puro rock and roll: l’original Where There’s A Will There’s A Way, il vecchio singolo di Little Richard I Don’t Want To Discuss It e la travolgente medley finale aperta da Tutti Frutti e dedicata anch’essa al re nero di Macon, Georgia, ricordano che anche quando si tratta di celebrare un genere musicale di cui i bianchi si erano da tempo impossessati, Delaney & Bonnie non dimenticavano le sue radici nere e afroamericane. Furono questa purezza d’intenti e questo entusiasmo sfrenato a stregare Clapton e tanti altri musicisti, irresistibilmente attratti da un’idea di musica libera, senza ruoli predefiniti e senza costrizioni, premiata anche dal pubblico (On Tour With Eric Clapton si guadagnò 1 disco d’oro più il N°29 nelle classifiche americane e il N°39 in quelle inglesi) senza però mai elevare la coppia all’olimpo delle superstar.

La loro produzione in studio (5 album in tutto) è quasi altrettanto encomiabile. Ma nulla ha la potenza e le virtù balsamiche di questo live implicitamente benedetto anche da Bob Dylan, che nelle session del singolo Watching The River Flow (1971) ospitò Radle e Russell (anche in veste di produttore): sono suoi i piedi che penzolano dal finestrino anteriore della vecchia Rolls-Royce Silver Dawn in sosta nel deserto ritratta in bianco e nero sulla copertina del disco, frutto di uno scatto effettuato durante il suo tour del 1996 da Barry Fienstein, il manager di Delaney & Bonnie.

Delaney & Bonnie & Friends, On Tour With Eric Clapton (1970, Atco)