Il Teatro Regio di Parma ha accolto l’11 dicembre 2025 Una noche con Sergio Bernal, spettacolo che  conferma il danzatore spagnolo fra i protagonisti assoluti della scena internazionale. Serata “ caliente ” che lo ha visto, affiancato da Cristina Cazorla e Carlos Romero, intrecciare la tradizione gitana, l’eleganza classica e il virtuosismo tecnico trascinando il pubblico in un viaggio visionario attraverso le molteplici anime della danza ispanica. Nato a Madrid nel 1990, Sergio Bernal danza dall’età di 4 anni e fra l’altro il suo film preferito è Billy Elliot (2000), diretto da Stephen Daldry e ispirato alla storia del ballerino Philip Mosley. Primo danzatore del Balletto Nazionale di Spagna, attualmente è presenza fissa nei principali gala internazionali: da New York a Londra, da Mosca a Dubai.

Sergio Bernal
© Nico Bustos

Una noche con Sergio Bernal si apre con Farruca del Molinero, sulle musiche di Manuel de Falla. Famoso brano tratto dal balletto Il cappello a tre punte, è la rappresentazione della farruca, la danza flamenca dal ritmo energico, radicata nella tradizione popolare andalusa. In uno strepitoso assolo, avvolto in un’attillatissima veste rossa, Bernal fa roteare con maestrìa la cappa da torero nella coreografia firmata da Antonio Ruiz Soler. Seguono seducenti quadri narrativi: con Orgía, sulle musiche di Joaquín Turina, prende forma un pas de trois coreografato dallo stesso Bernal e interpretato con Cristina Cazorla e Carlos Romero evocando le atmosfere sensuali del flamenco andaluso. Il dialogo continuo tra flamenco e balletto è sostenuto dalle musiche dal vivo: la stupenda voce di Paz de Manuel in Griega, sul brano Gallo Rojo dei Coetus, accompagna la danza solista di Cazorla, mentre Siempre Lorca e Soleá por Bulería — composizioni di Daniel Jurado alla chitarra e Javier Valdunciel alle percussioni — accompagnano, Soleá por Bulería in particolare, l’assolo di pura magia dell’artista madrileno.

© Malcolm Levinkind

Altro momento di grande intensità è Obertura, coreografato da Bernal sulle musiche dei Coetus: pezzo che combina elementi di flamenco e di danza contemporanea, fondendo stili musicali tradizionali e moderni tipici degli spettacoli che uniscono il repertorio classico e le nuove creazioni. Il programma sposa la precisione classica con l’intensità flamenca, come nel pas de deux con Cristina Cazorla intitolato El último encuentro, sulle note di Hable con ella di Alberto Iglesias, tratto dalla colonna sonora del suo regista preferito, Pedro Almodóvar. Bernal lascia quindi la scena a Carlos Romero, che svetta nell’esecuzione di Zapateado Sarasate, la danza ritmica con i piedi coreografata dal leggendario Antonio Ruiz Soler. I 2 danzatori si “ sfidano ” poi in Racheo, sulle musiche di Raúl Domínguez: mix di tradizione e modernità.

© Sonia Ceci

Segue l’audace total nude di Bernal, che fa letteralmente girare la testa al numeroso pubblico femminile presente in sala grazie al suo corpo scolpito degno dei più grandi interpreti: Roberto Bolle su tutti. Il ballerino si confronta poi con la danza classica di El Cisne, interpretando la versione maschile della Morte del cigno di Saint-Saëns, storicamente legata a Maya Plisetskaya. Un dirompente Boléro di Maurice Ravel conclude la serata, passando dall’assolo a un improvviso cambio di scena con Bernal, Romero e Cazorla a dare vita a eleganti trajes de flamenca, che ribaltano e reinterpretano l’esecuzione iniziale.

Sergio Bernal incarna una nuova generazione di artisti che dialogano con la moda, il design e l’architettura. «L’arte è espressione. E tutte queste discipline condividono il medesimo linguaggio», afferma. «La moda veste la danza e la danza dà movimento ai tessuti. L’unione tra flamenco e balletto crea equilibrio e armonìa». In più, raccoglie l’eredità di Joaquín Cortés, che negli anni 90 proiettò il flamenco su scala globale rendendolo spettacolare e mediatico negli stadi e nei palasport, rispetto alla tradizione teatrale incarnata da Antonio Gades (1936–2004).

Ma la traiettoria artistica di Bernal è ben distinta, contrassegnata com’è da una ricerca di proporzione, sobrietà e rigore: qualità che lui stesso associa all’architettura, professione che avrebbe scelto se non avesse intrapreso la danza. In scena, poi, la sua presenza è angelica e insieme seducente: il fuoco, la potenza e l’emozione convivono con la grazia, la pulizia tecnica e una sorprendente gentilezza espressiva. «Il flamenco è cultura, famiglia, condivisione», dice convinto. «È una lingua che traduce emozioni profonde: gioia, paura, amore, nostalgia. È un’arte viva, che si trasforma ogni giorno. Per questo ho scelto di disegnare il mio flamenco». Una formula scenica che unisce energia, artigianalità e cura estetica, cifra del lavoro firmato da Bernal e da Ricardo Cue, condirettore artistico e cofondatore della compagnia.

Cala il sipario, fra applausi scroscianti e ovazioni, confermando Una noche con Sergio Bernal appuntamento con la danza di fine anno fra i più significativi di sempre.