Nella città della musica – quella vera, quella dell’anima – sono nati il parco Rufus Thomas, via Otis Redding, il Solomon Burke Bridge e anche un vicolo dedicato a Sam Cooke. La città in questione è Porretta Terme (BO), che con il Porretta Soul Festival è entrata di diritto nella geografia mondiale della soul music ed è considerata dagli americani la vetrina europea del Memphis Sound, al punto da meritarsi nel 2017 il Keeping The Blues Alive Award da parte della Blues Foundation della città del Tennessee.

L’idea di un festival nasce il 10 dicembre 1987 a Macon, in Georgia, quando il bolognese Graziano Uliani incontra la famiglia Redding in occasione del 20° anniversario dalla scomparsa di 1 dei massimi esponenti della black music, Otis Redding. La promessa di una rassegna musicale in onore di “Big O” si trasforma in realtà e dal 1988 sono transitati da Porretta Terme i più grandi nomi del soul, molti dei quali giunti appositamente in Europa. Altri, autentiche leggende, scovati in sperdute località del Deep South, il profondo Sud degli Stati Uniti d’America.

Uliani è riuscito a creare, da fondatore e da direttore artistico, molto più di un semplice festival: un ideale ponte che da Porretta raggiunge con spirito di fratellanza il resto del mondo, ovunque viva la musica dell’anima. A testimoniarlo sono i concerti di Swamp Dogg, Rufus & Carla Thomas, Solomon Burke, Howard Tate, Isaac Hayes, Wilson Pickett, Percy Sledge, Sam Moore, Irma Thomas, The Memphis Horns, LaVern Baker, Millie Jackson, Otis Clay, Ann Peebles, Mavis Staples, Booker T. & the M.G.S’s, The Neville Brothers, Chaka Khan, Sugar Pie DeSanto, Joe Simon, Mable John, Bar-Kays, James Govan, Bobby Rush. A testimoniarlo è Graziano, reggendo orgogliosamente fra le mani il Memphis Music Hall of Fame Legacy Award 2025.

Ogni anno, a luglio, Porretta diventa la capitale mondiale della musica soul. Qual è il segreto?
«Che non ospita solo una rassegna musicale, ma un omaggio alla tradizione soul di Memphis, in particolare alla Stax Records che è il cuore pulsante della soul music del Sud degli Stati Uniti. Artisti e appassionati di questo genere hanno trovato a Porretta un’accoglienza e un rispetto per questa musica che in America stava un po’ calando in termini di popolarità. Perciò hanno iniziato a considerarla una “ seconda casa ”».

Ci racconti quel 10 dicembre 1987?
«Incontrare la famiglia di Otis Redding nel ventennale della sua morte fu per me un momento emotivamente forte: quasi una “ chiamata ” a fare qualcosa di concreto per ricordarlo. Mi sembrava che la memoria di Otis non fosse valorizzata come meritava. Come mi era successo nell’incontro di 1 anno prima con Solomon Burke, azzardai una scommessa: far diventare Porretta un luogo dove preservare e far vivere il suo spirito».

Ricordi la prima edizione del Porretta Soul Festival?
«Doveva essere un “ una tantum ” e fu un’enorme fatica, per uno come me che vendeva pubblicità e non aveva alcuna competenza in materia di musica. Invece siamo ancora qui, a preparare la 38esima edizione. Fin da subito, il Porretta Soul Festival diventò un punto di riferimento mondiale per i musicisti e per la musica in generale: da qui sono transitati Francesco Guccini, Zucchero, Ligabue, personaggi della politica e dello spettacolo come Roberto Maroni, Piero Chiambretti, Beppe Grillo…».

Perché Porretta incuriosisce e attrae i musicisti?
«Per il semplice motivo che ha saputo portare sul palco artisti autentici, spesso legati alla tradizione delle etichette discografiche Stax e Hi Records di Memphis. Per i musicisti di qualsiasi genere, è un’esperienza rara trovarsi a un festival che rispetta davvero la storia del soul, vedere “ da vicino ” quell’atmosfera genuina, artigianale, profondamente musicale. Qualcuno ha scritto che in un contesto di festival europei “ fotocopia ”, dove cioè trovi sempre gli stessi artisti, a Porretta incontri leggende di poco spessore commerciale ma di grande qualità che non salivano da anni su un palco. In questa cittadina non esiste quel senso di “ distanza ” tipico delle grandi rassegne musicali: qui gli artisti girano per strada, parlano con la gente. Parecchi musicisti italiani sono stati attratti dalla possibilità d’incontrare i loro miti in un contesto familiare, direi intimo».

Cosa occorre al festival per diventare ancora più importante?
«Anche le rassegne più prestigiose possono crescere ulteriormente: non in termini di grandezza ma in forza, stabilità, visibilità globale. Porretta vive anzitutto grazie al volontariato, alla passione e alla competenza della sua organizzazione. Un supporto economico pluriennale più solido, da parte delle istituzioni culturali, potrebbe aiutarlo».

Di recente ti è stato assegnato il Memphis Music Hall Of Fame Legacy Award 2025.
«Riceverlo è stato qualcosa di totalmente inaspettato. Un misto d’incredulità e immensa gratitudine. Non ho neppure avuto il tempo di emozionarmi! Non si è trattato solo di un premio personale, ma di un riconoscimento che arriva dal cuore della città simbolo della musica soul, di Otis Redding, di tutti quegli artisti che hanno ispirato la nascita del Porretta Soul Festival. A ciò si aggiunge il gemellaggio fra Porretta e Memphis, suggellato dalla presenza del sindaco di Memphis, Paul Young, e dal sindaco della Shelby County».

Qualche critico musicale ha ritenuto che la soul music fosse un genere di nicchia. Nonostante ciò, al Porretta Soul Festival non è raro vedere anche molti giovani…
«La loro presenza non è affatto casuale. Anzi, è fra i segnali più interessanti della sua evoluzione. Chi ascolta le nuove generazioni di cantanti soul o r&b come Adele, Joss Stone, Amy Winehouse o Bruno Mars; oppure chi ha visto film come The Blues Brothers o The Commitments, si domanda a chi si ispirano e la risposta la trova a Porretta, dove succede qualcosa di “ chimico ” che permette anche ai ragazzi d’avvicinarsi a un genere musicale nato molto prima di loro. Perché il soul, anche se non lo conosci, ti parla subito. Voci potenti, fiati travolgenti, groove immediato, un ritmo che ti prende… Chi magari non ha mai ascoltato Otis Redding o Sam & Dave, qui sente qualcosa di familiare, di istintivo».

Nel futuro della rassegna c’è la possibilità di pensare a un’edizione soltanto per i giovani, facendo esibire i nuovi talenti del soul ?
«Non solo è possibile, ma potrebbe diventare uno degli sviluppi più intelligenti e naturali di Porretta. Non come “ copia ” della manifestazione principale, però: piuttosto come laboratorio, scuola, fucina di nuovi talenti che possano ispirarsi ai grandi maestri che qui hanno suonato».

Le Jewels con la Memphis Music Hall of Fame Band

C’è qualcosa che ancora manca?
«Un luogo “ fisico ”, coperto, che ci metta al riparo dalla pioggia. E dopo aver creato un piccolo Soul Museum e una serie di 15 murales dedicati alla storia di Porretta e del soul, vorremmo trasformare lo spazio espositivo in una casa della black music con jam session, incontri, proiezioni. Questo farebbe di Porretta un punto di riferimento europeo, anche fuori dal festival. Infine, un programma educativo continuativo per giovani musicisti, una Porretta Soul Academy, workshop annuali, masterclass… A questa rassegna manca una struttura pedagogica stabile, in grado di formare la nuova generazione».

Chi avresti voluto portare a Porretta ma non ci sei riuscito?
«Se si guarda alla nostra storia, quello che è mancato è meno importante di ciò che abbiamo conquistato. E le conquiste sono obiettivamente straordinarie. Qualcuno è mancato, ma il festival ha portato a Porretta l’impossibile. E ciò compensa tutto. Per ragioni anagrafiche, molti miti del soul erano già scomparsi o non più in condizione d’esibirsi: Otis Redding, Sam Cooke, King Curtis, Johnnie Taylor, Esther Phillips… Non aggiungo Aretha Franklin perché non avremmo mai avuto i soldi per pagarla, nonostante non prendesse l’aereo. È naturale che qualche “grande assente ” ci sia stato. In compenso abbiamo accolto LaVern Baker, James Carr che è quasi impossibile vedere dal vivo, Dan Penn, Eddie Hinton, Oscar Toney Jr., Sugar Pie DeSanto… Questo è un patrimonio immenso, irripetibile».

Johnny Rawls

Chi ti piace ascoltare?
«Se mi rapporto al passato, Esther Phillips e Otis Redding. E poi James Govan, per 5 anni di fila a Porretta, che se n’è andato via troppo presto. E Shirley Brown».

Nelle ultime 2 edizioni abbiamo perfino visto arrivare la Bluesmobile di John Belushi e Dan Aykroyd, molto gettonata dal pubblico…
«L’idea è nata spontaneamente: The Blues Brothers non è solo un film di culto, ma un “ ponte ” intergenerazionale che ben rappresenta lo spirito di questo festival. Porta con sé ironia, passione, storia della soul music. L’opportunità si è presentata grazie al contatto con un ingegnere del CERN di Ginevra che possiede una replica fedelissima della Bluesmobile e che ha condiviso con entusiasmo il progetto di portarla qui. E l’idea dei mini tour è stata la logica conseguenza: il pubblico non voleva solo ammirarla, ma vivere un piccolo pezzo del mito. Al momento, l’intenzione è di farla ritornare».

Le Sweethearts con il maestro del pianoforte Mitch Woods
© Sandro Capatti

Puoi svelarci qualcosa in anteprima del Porretta Soul Festival 2026?
«La 38esima edizione, dal 23 al 26 luglio avrà il compito di consolidare ulteriormente il legame con Memphis ospitando di nuovo la Memphis Music Hall of Fame Band. Ci saranno poi Eric Gales, chitarrista blues-rock con un’anima soul: mancino, suona una chitarra da destrimani “ al contrario ” e il suo album tributo al fratello Little Jimmy King (ospite a Porretta nel 2000 in una delle rarissime performance europee), è candidato ai Grammy Awards. Lenny Williams, noto soprattutto come lead vocalist dei Tower of Power durante il loro periodo d’oro nei primi anni 70, che ha intrapreso una carriera solista di successo diventando un punto di riferimento nel soul contemporaneo grazie a brani come Cause I Love You, intramontabile classico. E ancora, Curtis Salgado che ispirò John Belushi nella creazione dei Blues Brothers; il funambolo del boogie-woogie Mitch Woods e dal Chitlin’ Circuit avremo Karen Wolfe, Stefanie Bolton, Bigg Robb e altri ancora in via di definizione. Parlando di giovani, ci saranno per l’ottava volta le deliziose Sweethearts, school music group formato da 22 ragazze australiane di Geelong».