Nel 1975 i Deep Purple subiscono la defezione del loro chitarrista solista Ritchie Blackmore e lo sostituiscono con Tommy Bolin. Incidono l’album Come Taste The Band (il 3° con David Coverdale alla voce solista e unico disco in cui non partecipano Ian Gillan e Blackmore, che torneranno insieme nel 1984 con Perfect Stranger) e partono per un tour.
Nel 1976, John “bonzo ” Bonham dei Led Zeppelin insieme a Keith Moon degli Who con cui condivide la palma di squilibrati, si presenta al Nassau Coliseum di Long Island ubriaco fradicio mentre i Deep Purple stanno suonando nella nuova lineup. Prima che i roadies lo possano intercettare sale sul palco, agguanta il microfono e dice: «Salve, sono John Bonham e voglio semplicemente annunciarvi che la prossima settimana uscirà il nostro nuovo album Presence e cazzo se è fantastico… ». Fa per andarsene non prima di voltarsi verso il nuovo chitarrista dei Deep Purple ed esclama: «Per quanto riguarda Tommy Bolin, non sa suonare una merda».

Deep Purple
Ora, lungi da me confutare un giudizio del grande Bonzo, Come Taste The Band non è certo 1 album memorabile nella discografia “ parpoliana ” (benchè il pezzo di chiusura, Keep On Moving, sia sempre presente nelle numerose compilation del gruppo), ma a mio parere Tommy Bolin è stato un chitarrista geniale e credo che nel 1975 abbia semplicemente sbagliato dimensione musicale. Se non ci credete, ascoltate Spectrum di Billy Cobham e vi renderete conto che era dotato d’enormi potenzialità rimaste purtroppo inespresse a causa della prematura morte a soli 25 anni avvenuta il 4 dicembre 1976 per un mix letale di cocaina, alcool ed eroina.

Billy Cobham
Billy Cobham vanta trascorsi jazz d’alto livello, più di 40 dischi a suo nome (meglio evitare il periodo GRP Records degli anni 80) ma Spectrum, il 1° album da solista, rimane il momento più alto della sua carriera e mi piace pensare che il contributo di Bolin in 4 brani sia stato determinante. È stato figlio, Cobham, della covata magica di Miles Davis che riguardava il periodo elettrico in cui si meritarono fama planetaria autentici geni dello strumento quali Joe Zawinul e Wayne Shorter, fondatori dei Weather Report; e poi John Mclaughlin, che insieme a lui diede vita alla Mahavishnu Orchestra.

Tornando a Spectrum, è a buon diritto fra i dischi fondamentali del jazz elettrico e vanta un parterre di primissimo ordine: Joe Farrell al sax, Ron Carter al contrabbasso e Jan Hammer (presente con Cobham nella prima incarnazione Mahavishnu) alle tastiere. Ma il pregevole tocco lo dà con una sapienza chitarristica assoluta Tommy, dimostrando più affinità con l’electric jazz che con l’hard rock. Una curiosità: il brano Stratus, tratto da questo album, è presente nella stazione Radio Fusion FM del videogame Grand Theft Auto IV ed è stato campionato dai Massive Attack nella hit Safe From Harm.

Tommy Bolin
© Fin Costello/Redferns
Paradossalmente, Spectrum si rivela fatale poiché è proprio il suo ascolto a convincere David Coverdale che Bolin fosse l’uomo giusto per sostituire Blackmore: decisione che gli assicura quella fama planetaria e quei guadagni insperati che con ogni probabilità ne favoriscono la discesa negli abissi della tossicodipendenza. Fra Spectrum e l’entrata nei Deep Purple, va poi ricordato che Bolin incide nel 1974 con Alphonso Mouzon un altro disco spettacolare, Mind Transplant, dando vita a una sfida memorabile fra batteria e chitarra, una fusion estrema e un funk assolutamente geniale.

Vi segnalo, inoltre, i suoi 2 album solisti: Teaser, cavalcata jazz, funk, samba, rock, country e reggae su una solida base di blues, pubblicato nello stesso anno di Come Taste The Band con tanto di sticker “ Chitarrista dei Deep Purple ”; e l’introspettivo, raffinato Private Eyes (1976), dove oltre alla chitarra suona le tastiere e il pianoforte.
Chiedersi dove Tommy Bolin sarebbe arrivato è un esercizio masochistico. Possiamo solo provare tristezza per un giovane talento scomparso troppo presto, che dialogando con Billy Cobham durante le registrazioni di Spectrum, mentre il grande batterista gli parlava di scale e di accordi confessò candidamente: «Io non so leggere la musica, Billy. Le note, io le sento arrivare».
