Il tempo vola rapidissimo con l’intelligenza artificiale. Lo sappiamo. Troppo, per essere sempre aggiornati e acquisire la dovuta consapevolezza. Libri di esperti e studiosi delle nuove tecnologie, ispiratori delle mie note, avevano messo in guardia da anni, indicando potenzialità e pericoli dei prodotti A.I., attuali e futuri, immessi sul mercato senza adeguate precauzioni. Ma il treno non si è fermato. Anzi, acquista velocità. Ne siamo travolti. I prodotti già noti, come i vari Chat GPT, evolvono e si perfezionano. E appaiono nuovi modelli, dai nomi strani, che promettono prestazioni sensazionali e acquistano nuove capacità e potere.

Sì, proprio potere. Da usare per nostro conto e nei nostri confronti, perché vengono programmati per averlo e ahimè vengono accolti acriticamente dalla maggioranza degli utenti. Per ingenuità, ignoranza verso una tecnologia pressochè incomprensibile, o desiderio di essere stupiti? Chissà. Dopo il successo straordinario dei modelli linguistici di grandi dimensioni, utilizzati da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo (per Chat GPT 900.000.000 di utenti la settimana) ecco apparire sulla scena e sui media, gli “ agenti ”. Cosa sono? Assistenti digitali ben più avanzati degli attuali come Siri Alexa, Google Assistant; e ben più capaci dei vari Claude o Chat GPT. Infatti gli agenti A.I. non solo possono fornire risposte, dare informazioni e aiutarci nell’organizzazione del lavoro, ma possono agire in autonomia, ovvero svolgere compiti al posto nostro come se fossero segretari di fiducia, che non essendo umani sono in grado di lavorare senza sosta 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Per farlo, i segretari digitali possono comunicare con noi grazie a un LLM per ricevere le nostre richieste, usare da soli le nostre applicazioni di messaggistica come What’s up o Telegram, utilizzare la nostra mail e accedere ai nostri dati. Non solo, è un passo significativo, possono anche connettersi all’esterno e interagire con altri agenti A.I. per porre domande e ricavare informazioni utili per portare a termine il compito a loro assegnato.

Un esempio è OpenClaw (” claw “ significa artiglio), introdotto dallo sviluppatore austriaco Peter Steinberger, recentemente assunto da Open AI per creare una generazione avanzata di assistenti personali. Il software è open source, quindi può essere impiegato più o meno liberamente e gratuitamente dagli utenti interessati, anche per sviluppare altre applicazioni. A detta di tutti gli esperti l’Artiglio, almeno per ora, non è sicuro: è facile preda degli hackers, può diffondere o cancellare dati personali e così via. Ne sanno qualcosa gli utenti cinesi che in massa si sono precipitati a scaricarlo, come racconta un articolo sul settimanale The Economist del 18 aprile scorso. La maggior parte di loro, dopo avere perso dati o addirittura il controllo del loro computer, si sono precipitati a farselo disinstallare mentre il Governo ha proibito alle banche e ad altre aziende che gestiscono dati sensibili di utilizzare OpenClaw; e intende imporre agli agenti standard di sicurezza per tutelare gli utenti.

Intanto, OpenClaw è stato usato per dimostrare che agenti A.I. possono parlare tra di loro senza alcun intervento umano. L’ha fatto il giovane imprenditore Matt Schlicht lo scorso gennaio, introducendo una specie di social network, se volete un forum, per agenti A.I. che comunicano tra loro e dove l’uomo è ammesso soltanto come osservatore dopo avere dimostrato di essere un umano, grazie a una specie di Test di Turing, un captcha all’incontrario. Inutile dire che 3 mesi dopo il lancio il nuovo prodotto è stato acquistato da Meta Platforms (ovvero Mark Zuckerberg) per i nuovi progetti della divisione dedicata alla Superintelligenza (Superintelligence Labs).

Peter Steinberger

Un uso promettente e in linea di principio positivo dell’A.I. agentica è Labclaw, un assistente di laboratorio biomedico realizzato a partire da OpenClaw da ricercatori delle Università di Stanford e Princeton. È in grado di svolgere da solo una notevole quantità di azioni (ben più di un centinaio) come esperimenti, controllo di strumenti e così via, prendendo il posto di molti assistenti. Il suo impiego può accelerare la scoperta scientifica, eliminando però i tecnici umani, ma può anche rappresentare un potenziale grave pericolo per la società, come ha spiegato Paolo Benanti, studioso di etica dell’A.I., in un articolo sul quotidiano Avvenire dello scorso 26 marzo: «Il  punto critico che troppo spesso sfugge alla riflessione pubblica è che un sistema capace di automatizzare la ricerca biomedica legittima è per definizione capace di automatizzare la ricerca biomedica illegittima».

Paolo Benanti

Ecco il nodo centrale dell’utilizzo libero e sregolato dell’A.I. E non è un caso che il recentissimo prodotto di Anthropic, Claude Mythos, realizzato per individuare errori nei sistemi informatici, che è dotato di maggiore autonomia (cioè riduce l’intervento umano) rispetto ai precedenti analoghi modelli, sia stato ritenuto dallo stesso Dario Amodei, Ceo dell’azienda, tanto potente da essere una potenziale minaccia per la sicurezza della nazione se rilasciato sul mercato senza limitazioni. Se cadesse nelle mani sbagliate, infatti, potrebbe consentire a criminali o a nemici di distruggere i sistemi informatici di banche, enti governativi, aziende strategiche, ospedali. Amodei ha quindi consentito il suo utilizzo, strettamente controllato, solo a un gruppo di aziende selezionate, inserite nel Progetto Glasswing, fra cui Apple, Google, Microsoft e Nvidia. Persino il Governo Americano, finora totalmente contrario a ogni controllo dei modelli A.I., sta ora considerando l’introduzione di una nuova regolamentazione che prevenga pericoli di questa natura.

Eppure la marcia degli agenti, via via perfezionati anche grazie ai guai degli utenti che li utilizzano per primi, di fatto usati come cavie (come i cinesi che hanno scaricato OpenClaw) continuerà veloce. Troppo forte è la spinta delle 2 superpotenze a vincere la gara per la supremazia in campo A.I. Secondo gli esperti, gli USA hanno un vantaggio di soli 7 mesi sulla Cina. Entrambi i Paesi rivali faranno di tutto per arrivare primi. Quindi, una regolamentazione restrittiva viene considerata un freno. E allora? L’opinione pubblica, gli utenti, devono almeno esserne consapevoli.