“ Se ci mettiamo davvero l’impegno possiamo riprenderci il web. Non è troppo tardi ”
“ Wikipedia è probabilmente il miglior esempio in assoluto di come volevo fosse il web ”
Di chi è il world wide web, la rete che ci porta dentro gli uffici, i musei e le biblioteche in tutto il mondo? Che ci fa accedere a tutti i documenti, alle enciclopedie, a tutte le informazioni ovunque si trovino? La rete che trasporta nelle nostre case, nel bene e nel male, tutte le nuove tecnologie informatiche inclusa l’intelligenza artificiale? Digitando quelle letterine magiche https://www…
Il web è di tutti noi, ricordiamocelo. Così è stato concepito dal fisico e informatico inglese Tim Berners-Lee mentre lavorava al centro dati del CERN (Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare) di Ginevra per lo studio delle particelle subatomiche. Berners-Lee non ha voluto brevettare la sua idea e il CERN, che ne ha consentito lo sviluppo, ha deciso di donarla al mondo, il 30 aprile 1993, con un annuncio ufficiale.

Tim Berners-Lee
Quanta differenza con gli attuali prodotti delle aziende di alta tecnologia (Meta, Alphabet, Google, Microsoft…). Se sono gratuiti, come i social, è perché – è ormai stranoto – i nostri dati vengono sottratti e rivenduti ad altri. Oppure perché sono usati, sempre a nostra insaputa, per addestrare i modelli d’intelligenza artificiale. Con guadagni miliardari per i produttori. Ma quello è business; e il laboratorio di Ginevra è scienza. All’europeo CERN, a partire dal 1952, compiono studi ed esperimenti in libertà e armonia scienziati provenienti da ogni parte del globo, oggi di 24 nazionalità diverse. Uno dei promotori della sua creazione e suo 1° direttore (allora segretario generale) è stato Edoardo Amaldi (1908-1989), fra i padri della fisica italiana. Fino allo scorso anno la direttrice generale era l’italiana Fabiola Gianotti, oggi lo guida l’inglese Mark Thomson.
Appassionato di matematica e di elettronica fin da bambino, Berners-Lee approda al CERN nel 1980 per un breve periodo e vi ritorna nel 1984. L’idea del web si cristallizza a poco a poco mentre si trova ad affrontare la gestione, via software, dell’immenso mare di dati provenienti dai rivelatori degli acceleratori di particelle. TBL si rende conto che la comunicazione e lo scambio d’informazioni fra i settori diversi del grande centro di ricerca è a volte difficoltosa (sistemi informatici differenti, catalogazione dei dati diverse…). Invece che inviarsi informazioni via computer, sembra più semplice scambiarsi le idee di persona alla caffetteria. È lui stesso a raccontarlo nell’appassionante e denso libro (consigliatissimo a chi si interessa alla storia dell’informatica) intitolato Questo è per tutti (Mondadori, 336 pagine, € 22).

Coetaneo di Steve Jobs e Bill Gates (classe 1955), Berners-Lee capisce che si può fare un salto di qualità. Del resto gli anni 80 vedono uno sviluppo straordinario del mondo delle comunicazioni via computer. Grazie alla diffusione del personal computer e grazie a Internet (la “ rete fra le reti ”), l’infrastruttura che collega i computer e che non va confusa – come facciamo tutti –, con il web. Per capirsi, Internet è la struttura di base che consente ai pc di comunicare tra loro ovunque siano. Una delle sue più note applicazioni è la posta elettronica, l’e-mail. Il Web è invece un servizio che corre su Internet, molto semplice per noi ma elaboratissimo per gli strumenti informatici che utilizza (inclusi i browser, i motori di ricerca…).
Come Berners Lee ricorda, Internet (l’evoluzione delle reti locali sviluppate nei laboratori di ricerca del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America) è stata resa possibile nella forma attuale da 2 informatici americani, Vinton Cerf e Robert Kahn, che hanno creato i “ linguaggi ” , le “ regole ”, che permettono ai computer di parlare tra loro (in gergo, i protocolli TCP/IP). E anch’essi non hanno voluto brevettare la loro idea. Un’altra tecnologia, frutto dell’ingegno umano, offerta al mondo. Ricordiamo che sia Cerf e Kahn che Berners-Lee hanno vinto l’A.M. Turing Award, considerato il Nobel dell’Informatica, rispettivamente nel 2004 e 2016. I primi per i protocolli Internet TCP/IP e il 2° per i protocolli del web HTTPS, HTML, URL (i browser e motori di ricerca sono venuti dopo, creati dalle aziende). Berners Lee ha successivamente ottenuto altri importanti riconoscimenti, incluso l’Ordine al Merito dell’Impero Britannico: il titolo di Sir.

Il CERN di Ginevra
La storia dello sviluppo web intrecciata alla vita intensa del suo creatore, che dopo il CERN ha lavorato al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge, negli Stati Uniti, consente una carrellata (impegnativa, ma ne vale la pena) dietro le quinte e dentro i dettagli delle invenzioni dell’ingegno umano al servizio della comunicazione globale. Berners-Lee ammette che la sua spinta ideale si è dovuta scontrare contro l’ingresso nel web del capitalismo, della pubblicità, dell’affarismo, e dell’illegalità. “ Avevo sempre dato per scontato – scrive – che tutto ciò che era illegale offline era automaticamente illegale online ”. Ma così non è stato. E svela i momenti di delusione che lo hanno accompagnato, minando il suo eccezionale ottimismo.
Ma il suo impegno costante e la creazione del consorzio W3C, con sede al MIT (www.w3.org) che sovrintende allo sviluppo e all’integrità della rete, ha consentito di salvare il web nelle sue caratteristiche fondamentali: l’idea che Questo è per tutti lo definisce ancora. E lui stesso, ospite d’onore nel 2012 all’inaugurazione delle Olimpiadi di Londra (quando la Regina Elisabetta volò sullo Stadio Olimpico con James Bond nel divertentissimo filmato promozionale) ha voluto digitare proprio questa frase, da proiettare sullo schermo gigante: THIS IS FOR EVERYONE.

Berners-Lee non può non ammirare gli sviluppi straordinari dell’intelligenza artificiale. Ma come molti scienziati prima di lui, vede i pericoli e teme l’impatto sociale negativo di questa tecnologia onnipresente e trasformativa. Oggi il padre della rete, lasciate le cariche nel W3C lavora verso una nuova meta ambiziosa: ridare a noi utenti il possesso esclusivo dei nostri dati. Per farlo ha creato, in collaborazione con il MIT, il progetto Solid (Social Linked Data) rivolto a questo scopo. E promuove le associazioni che nel mondo perseguono lo stesso obiettivo.
“ Guardando al futuro – annota nel suo libro – vedo un nuovo web che prende forma. Sarà decentralizzato, realizzerà l’ideale della sovranità dei dati e userà l’intelligenza artificiale per il bene e non per il male ”.
Buon lavoro, Sir Tim Berners-Lee!
