Dopo l’accoglienza entusiasta all’anteprima mondiale dell’82ª Mostra del Cinema di Venezia culminata con la Coppa Volpi a Toni Servillo per la migliore interpretazione maschile, il nuovo film di Paolo Sorrentino è arrivato finalmente nelle sale.

La Grazia racconta le vicissitudini di Mariano De Santis (Toni Servillo), Presidente della Repubblica in carica e prossimo all’ingresso nel semestre bianco. È un giurista di fama: i suoi manuali sono testi imprescindibili per gli studenti di Giurisprudenza e nel corso del suo mandato ha saputo gestire e superare ben 6 crisi di governo, meritandosi l’appellativo di “Cemento Armato”. Accanto a lui c’è la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), anch’essa giurista, che lo affianca dentro e fuori le mura del Quirinale. De Santis è vedovo dell’unica, amatissima moglie Aurora: una perdita che continua a segnare profondamente la sua esistenza.

Le sue giornate, ormai, scorrono lente e rituali all’interno del Palazzo, scandite da una macchina organizzativa impeccabile. Sulla scrivania rimangono solo 3 cartelle, ma ognuna di esse racchiude un dilemma cruciale.
La prima riguarda la legge sull’eutanasia, per la quale Dorotea si è battuta con forza e che vorrebbe fosse firmata prima dell’uscita di scena del padre. Le altre 2 contengono richieste di grazia: una per Cristiano Arpa, professore che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer dopo l’ennesimo litigio; l’altra per Isa Rocca, che ha assassinato nel sonno il fidanzato violento. Questioni che per chiunque, ma ancora di più per un cattolico come De Santis, rappresentano autentici nodi morali.

Mentre medita su decisioni che toccano la sfera più alta della politica e del progresso civile, la vita continua a scorrere alternando il conforto degli amici di sempre, il tarlo di un sospetto tradimento giovanile della moglie, la dieta e il divieto di fumare imposti dalla figlia e dai medici, la vecchiaia che avanza… È proprio questa dimensione intima a porre Mariano di fronte al dilemma che lo tormenta, con la stessa naturalezza con cui gli fa scoprire di adorare (proprio lui, raffinato amante della musica classica) la musica di Guè Pequeno, presente nel film con un divertito cameo.

Ogni elemento di La Grazia (a oggi tra i film più riusciti di Paolo Sorrentino) funziona in modo magistrale, a iniziare dal cast che vede Milva Marigliano nei panni di una sorprendente Coco Valori, compagna di liceo di De Santis nonchè amica intima di famiglia: l’unica, forse, in grado di parlare senza filtri al vecchio compagno di banco d’un tempo. Anna Ferzetti, da parte sua, restituisce con precisione il gap generazionale e l’urgenza del cambiamento, ma anche l’amore filiale, la comprensione e lo sconforto nei confronti di un padre tanto ingombrante quanto fragile.

Se la colonna sonora, come spesso accade nel cinema sorrentiniano, accompagna e amplifica ciò che gli sguardi di Servillo ci raccontano (il dubbio, la solitudine, l’essere sospeso fra passato e presente nell’incapacità di scorgere il futuro), Roma osservata dall’interno quirinalizio è meno protagonista ma resta abbagliante nella sua quieta bellezza.

Con questo film intimista e riflessivo, che affronta dilemmi morali e decisioni cruciali senza mai appesantirsi e tantomeno perdere ritmo, Sorrentino e Servillo firmano l’ennesima perla del loro sodalizio artistico. Sicchè La Grazia è un’opera preziosa, meritevole di essere vista da tutti.