Con l’età della consapevolezza, a Diane Keaton devo molto. Ogni volta che mi fermo davanti a una vetrina è lei la musa del mio stile. E credetemi: il giorno prima che se ne andasse ho comprato un’ampia gonna‑pantalone color cioccolato pensando: “A lei piacerebbe …”.

Ci sono persone che entrano in un film, in un palcoscenico, in una stanza e cambia tutto, solo con la loro presenza. Diane Keaton era una di queste. Non solo un’attrice, forse neanche solo una musa, si è rivelata al mondo da idea vivente di stile fatta di proporzioni insolite, capi che sfuggono a ogni genere, combinazioni audaci, sobrietà, ironia. È questo il ritratto del suo guardaroba: non per copiare, ma per capire cosa significa vestirsi davvero per noi stesse.

Diane, oltretutto, con quel sorriso permanente incarnava qualcosa di ancora più profondo: un’eleganza anarchica fatta di abiti “ maschili ” indossati con grazia e leggeri maglioncini dolcevita in tinta unita sotto i blazer, privilegiando rigorose camicie bianche, lunghe gonne a ruota, cappelli di varie fogge, cravatte, guanti, cinture alte e spesse. Di lei non si può dire che fosse solo un’icona: ha modellato uno stile libero e autentico. In un’epoca di trend effimeri, di influencer e di stile omologato, la sua lezione sta proprio nel non aver ceduto al “ già visto ”. E la libertà che continuerà a trasmetterci non è ribellione ossessiva ma fedeltà a sé, consapevolezza dei propri gusti, capacità innata d’abitare i vestiti, al di là di ogni tendenza.

«Ho rubato quello che volevo indossare alle donne cool delle strade di SoHo. I pantaloni kaki, il gilet e la cravatta di Annie provenivano da loro», ebbe modo di raccontare l’attrice californiana. Nel film Io e Annie diretto da Woody Allen nel 1977 che le valse l’Oscar come miglior attrice protagonista, il suo gilet, la sua cravatta e i suoi ampi pantaloni hanno dato forma visiva all’idea che l’abito non deve imprigionare, ma esprimere. Mezzo secolo dopo quel look è ancora attuale, è ancora sogno. In molte l’hanno imitato sui social o sul red carpet, ma la forza di Diane Keaton stava nel rendere divino ciò che per altre era strambo.

Eleonora Tarantino by Stordite dalla Moda
Tappeto Utereyes Future © Elena Ketra

Stilisti come Giorgio Armani hanno accolto quella voce essenziale: alla cerimonia degli Oscar non indossò paillettes ma una camicia bianca e una giacca over. Scelta che rimane leggendaria poiché quando apri il tuo armadio, quando scegli una gonna, una camicia o un accessorio, non stai solo “ vestendo un corpo ” ma stai raccontando una parte di te. Ed è questa, probabilmente, la più grande eredità che Diane Keaton ci lascia: la moda intesa non come abito, ma come identità. E se volete che di lei rimanga qualcosa che vivrà anche dentro di voi, non imitatela ma scegliete, sperimentate, celebrate l’inaspettato. È così che il suo spirito rimarrà per sempre. Ogni mattina, continuate quel racconto scegliendo “ quello che piacerebbe a lei ”. Facendo rivivere quel suo essere fashion woman.