Potreste dire di aver visitato un luogo senza poterne raccontare i sapori? Se è vero che noi siamo quello che mangiamo, è altrettanto vero che i prodotti di una terra non possono che somigliare ad essa, ai suoi abitanti e alle loro abitudini. Schietta, severa, senza fronzoli: è la natura valdostana, ambiente complesso e variegato che sviluppandosi su 1 dislivello verticale di quasi 4.500 metri, dà vita a pietanze altrettanto schiette, severe, prive di fronzoli.
“ What grows together, goes together ”. Il principio cardine alla base di ogni corso da sommelier, ben si presta sia agli abbinamenti della ricca viticoltura valdostana, sia all’accostamento dei prodotti ai paesaggi che questa regione sa offrire. Non è solo una questione di note olfattive, di consistenza al palato, di bianchi o rossi, fermi o frizzanti: ai prodotti della cucina valdostana va abbinata anche la vista giusta.
Il cibo è una questione di sensorialità. E se alla bontà di 1 ricco tagliere aggiungiamo il piacere del contatto diretto con la terra, il déjeuner à la valdôtaine diventa un’opera d’arte che coinvolge tutti e 5 i sensi.
Merenda valdostana: quando il cibo racconta il territorio
È possibile raccontare la merenda valdostana come se fosse un gioco di geografia sensoriale: ogni prodotto è una piccola cartina tornasole del territorio da cui proviene. Ecco, quindi, che il déjeuner à la valdôtaine non è più un semplice spuntino ma un rito, un modo di riconoscersi montanari anche solo per 1 ora. Bastano 1 tavolo di legno vivo, 1 coltello a lama fissa, 1 calice, e…

La regina indiscussa. Latte intero di vacca valdostana pezzata rossa o nera, allevata in alpeggio. Burrosa, ma con un carattere che non fa sconti, proprio come i pascoli d’alta quota: verdi solo in Estate, ma capaci di regalare aromi che ti restano addosso. Dove gustarla? Gli abitanti di ciascuna delle valli che compongono la Valle d’Aosta giurano che la loro fontina è quella più buona. Come non dargli ragione!

© Stefano Venturini
Si scende di quota, nei prati di Arnad, dove la stagionatura non è solo tecnica ma tradizione millenaria. Dolce e profumato di erbe e spezie locali, il lardo d’Arnad viene spesso servito su fette di pane nero di segale. In buona sostanza, la morbidezza incontra la ruvidità.

© Archivio Regione Autonoma Valle d’Aosta
Prosciutto crudo stagionato a 1.600 metri d’altitudine, nel villaggio di Saint-Rhémy-en-Bosses, al confine con la Svizzera. L’aria rarefatta e balsamica lo rende diverso da qualsiasi altro prosciutto: asciutto, intenso, resinoso. È la prova che la montagna non è mai neutra, ma lascia il suo marchio inconfondibile.

Castagno, rododendro, tiglio, millefiori d’alta quota. Il miele valdostano è lo specchio di un calendario naturale non semplice, per le api: breve, capriccioso, potentissimo. Ogni cucchiaio è l’anima di una stagione racchiusa in vetro.

Umile, indispensabile, resiste come un’istituzione nel recupero dei forni comunitari: quelli che si accendono ancora nei villaggi per cuocere decine di pagnotte destinate a durare tutto l’anno. È un pane che sa di comunità, fuoco condiviso, frugalità contadina. Lo pan ner non è mai banale. Arricchito con noci, cumino oppure castagne, regala un’aroma che si spande per i borghi e rimane nell’aria per giorni.
Nel weekend del 18 e 19 ottobre 2025 una festa lo celebrerà con l’iniziativa Forni Aperti, durante la quale i villaggi torneranno a impastare all’unisono fra laboratori, degustazioni, pagnotte fresche appena sfornate. Ma soprattutto sarà il tempo degli incontri: fianco a fianco, accogliendo chi arriverà da fuori attratto dalla curiosità, dai sapori e dal desiderio d’imparare un gesto antico.
Lista completa dei forni della festa de Lo Pan Ner – Il Pane Delle Alpi

Vendemmia a Donnas
Piccoli vigneti strappati alle rocce, terrazzamenti che sembrano sfidare la gravità. Il Nebbiolo, che qui chiamano Picotendro, Prié Blanc: cresciuto a piede franco a 1.200 metri di quota. Il Petite Arvine, che dona sapidità estrema. Sono vini che sanno di verticalità, equilibrio precario, resistenza. Varie aziende offrono la possibilità d’abbinare alla visita in cantina una degustazione dei migliori prodotti della tradizione.
Elenco delle Aziende da visitare

Vendemmia ad Arvier
© Enrico Romanzi
Pioniera della viticoltura biologica in Valle d’Aosta, la Cantina Grosjean Vins ha ottenuto la relativa certificazione nel 2011. La proposta Vino e benessere include la degustazione di alcuni fra i migliori vini biologici e la possibilità di visitare la cantina e l’area di vinificazione che ospita la barricaia, dove i migliori vini riposano in piccole botti di rovere d’origine francese. L’esperienza prosegue con la visita ai poderi, incluse le vigne certificate biologico, per scoprire come nasce il vino: sin dai filari dei vigneti di montagna.
La proposta, a partire da € 263 a persona, include 2 pernottamenti in camera con sauna in una struttura a gestione famigliare; 1 cena in agriturismo con menù valdostano; le indicazioni per una piacevole passeggiata lungo il percorso del suggestivo Ru Prevot, lo storico canale irriguo che attraversa la zona.
Smart working alla valdostana

Volete lavorare da remoto in Valle d’Aosta? Il portale Booking Valle d’Aosta (strumento per la prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall’Ufficio Regionale del Turismo) vi offre l’elenco completo di strutture ricettive valdostane (alberghi, RTA, B&B, agriturismi, appartamenti) con la possibilità di prenotare direttamente online, senza intermediari e senza costi di prenotazione, selezionando in base al comprensorio o alla tipologia d’esperienza desiderata.
