Terzo e conclusivo capitolo della saga, Venom: The Last Dance è arrivato finalmente nei cinema. Scritto da Tom Hardy e dalla storica sceneggiatrice Kelly Marcel, stavolta anche regista, il film ricomincia dove ci eravamo lasciati.

Perduta ogni speranza, ubriachi come non mai in un baretto messicano, Eddie e Venom sono ricercati per la morte del detective Mulligan. Nel frattempo, su un lontano pianeta, l’acerrimo nemico Knull si sta risvegliando. Sono trascorsi secoli da quando i simbionti l’hanno imprigionato causa tentativo di distruggere (tanto per cambiare) l’Universo. Il suo risveglio segna la fine di Venom e di Broke: l’unico modo di tornare in libertà è infatti procurarsi il Codex che si trova dentro Eddie.

Si tratta di una chiave che si è attivata quando Venom ha salvato la vita di Broke nel 1° film della serie: ogni volta che quest’ultimo si trasforma in Venom emette un segnale. È proprio questo allarme ad avere risvegliato Knull, il quale manda i suoi segugi (cacciatori xenofagi immortali, in grado d’intercettare il segnale anche a distanze siderali) a cercarlo.

Tom Hardy

Sulla Terra, intanto, il desiderio di Venom di vedere la Statua della Libertà e di Eddie di essere scagionato dalle accuse, porta i 2 in direzione New York. Lungo il percorso, vengono attaccati per la prima volta dai segugi di Knull e da militari comandati da Rex Strickland (Chiwitel Ejiofor). Sotto la sua guida, in una struttura super segreta 30 piani sotto un’Area 51 in fase di smantellamento, un pool di scienziati gestiti dalla Dottoressa Payne (Juno Temple) e dalla collega Christmas (Clark Backo) ha salvato da morte certa Patrick Mulligan collegandolo a un simbionte alieno che rivela ai militari l’esistenza e il risveglio di Knull, con annessa distruzione universale. Riusciranno i nostri eroi a sfuggire ai loro inseguitori e a sconfiggere gli xenofagi?

Anche Venom: The Last Dance, come i film precedenti, è caotico e divertente (i siparietti fra i 2 amici sono sempre esilaranti) e per fortuna i riferimenti a quel Multiverso che aveva angosciato gran parte degli spettatori non sono fondamentali nello svolgersi della trama, facile da seguire anche senza aver conseguito una laurea in fisica teoretica. E nonostante il nuovo capitolo abbia evidenti “buchi ” riempiti di situazioni paradossali (vedi il ballo a Las Vegas fra Venom e la mitica signora Chen sulle note degli Abba, momento di quelli da ricordare), il film si lascia piacevolmente vedere.

C’è ovviamente tantissima computer-generated imagery per gli altrettanti simbionti che combattono nell’epica battaglia finale; e l’ultima scena lascia una porticina aperta su un ipotetico ritorno di Hardy nei panni di Venom. Ma è ancora più importante l’inserimento di nuovi personaggi dell’universo Marvel, come le 2 già citate dottoresse.

In più la bella colonna sonora con la partecipazione straordinaria di Space Oddity di David Bowie, il consueto mix di battibecchi e di battute irresistibili nonché il solito, buffonesco Hardy, fanno di questo finale (?) di trilogia un prodotto riuscito.