Semmai dovessero mancarvi idee per fare un regalo di Natale a chi come noi correva sul Ciao e vedeva la tivù in bianco e nero, il prezioso libro su Raffaella Carrà (che da quella generazione in poi ha riempito i sabati sera degli italiani) è un’opportunità da non perdere assolutamente.

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Ultimo atto d’amore di Sergio Japino che non l’ha mai lasciata, Raffaella Carrà. Tra moda e mito (24 ORE Cultura, 240 pagine, € 75) è il volume dello storico dell’arte e della moda Massimiliano Capella che ripercorre con una miriade di immagini e citazioni i successi di questa donna straordinaria dalla poliedrica collocazione (presentatrice/ballerina/cantante/intrattenitrice/attrice), talmente talentuosa da riuscire a farci amare quei suoi abiti coloratissimi (nel libro non mancano i bozzetti dei costumi di scena più iconici), forse più adatti agli spettacoli sudamericani, ai fagioli nella bottiglia, alle canzoni con i testi tutt’altro che cantautorali ma stra cantati dal suo amatissimo pubblico. Non più condizionati dall’epoca, e di conseguenza con una lettura più imparziale, ci rendiamo conto che dietro quei modi affabili e gentili c’era una forza inimmaginabile, una caparbietà e una costanza che fatichiamo a trovare nei cosiddetti talenti di oggi.

Raffa era unica. Il caschetto biondo era solo suo, così come i look esagerati, le sigle e i balletti. La sua forza – di cui era pienamente consapevole – è stata quella di passare con disinvoltura dall’intervista a un attore comico a Madre Teresa di Calcutta, dialogando in un impeccabile inglese, con naturalezza in spagnolo e poi parlare candidamente di se stessa nella lingua del popolo.

Forse nemmeno lei avrebbe immaginato di diventare quello che poi sarebbe diventata – un’ispirazione per le donne che iniziavano il loro percorso d’emancipazione fra gli anni 60 e 70 – allorquando nel 1965 recitò in America una piccola parte con Frank Sinatra nel film Il colonnello Von Ryan. Ma non fu certo lei a vantarsene, ci pensò chi già ne riconosceva il talento.

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Rino Petrosino

Annotazione finale. La copertina del libro non la ritrae di faccia bensì nel corpo: elegante, raffinata, fasciata in un lungo abito scuro. D’altronde fu lei stessa a dichiarare: «Nel 1970 ho partecipato al programma Io, Agata e tu, dove ho chiesto 3 minuti per esibirmi a modo mio: con la testa, i capelli, la libertà del corpo. Non solo volevo cantare con le corde vocali, ma con tutto il corpo».

Tra moda e mito, dunque, è l’omaggio più sincero alla donna che più di ogni altra ha incarnato, definizione del regista spagnolo Pedro Almodóvar, un vero e proprio “stile di vita ”. Lo “stile Carrà ”. E per approfondire ancora di più il mito non perdetevi su Disney+ il documentario intitolato Raffa, diretto da Daniele Luchetti, che ce la racconta per filo e per segno con filmati d’archivio perlopiù Rai e le preziose testimonianze di collaboratori e amici quali Caterina Rita, Renzo Arbore, Barbara Boncompagni, Fiorello, Giovanni Benincasa, Marco Bellocchio, Tiziano Ferro, Loretta Goggi, Emanuele Crialese e Luca Sabatelli.