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Emilia, scultoreo museo a cielo aperto

Oltre alla natura, ai castelli, ai teatri e alle eccellenze del food, a identificare Visit Emilia concorrono statue e sculture en plein air posizionate in sontuosi spazi pubblici e luoghi insospettabili. Sicchè Parma, Piacenza e Reggio Emilia sono musei a cielo aperto, da (ri)visitare per scoprire ogni volta nuovi dettagli.

STATUE PARLANTI & SENTIERO D’ARTE

A Parma le statue hanno iniziato a parlare da maggio 2019. Sono infatti 16 (dal Gruppo del Sileno nel Parco Ducale, al Giuseppe Verdi in panchina nella foto qui sopra che presidia la Casa della Musica in piazzale San Francesco) le sculture che grazie al progetto Talking Teens hanno acquisito la voce. Realizzata in collaborazione con 350 studenti delle scuole superiori, l’iniziativa dà modo a ogni statua di comunicare con turisti e passanti in italiano, inglese e perfino nel dialetto parmigiano grazie a QR Code, app e smartphone. Dettagli storici, aneddoti e vicende biografiche sono garantiti.

Gruppo del Sileno al Parco Ducale di Parma

Fuori Parma, il Sentiero d’Arte è pensato per valorizzare il territorio di Langhirano. Partendo dalla Badia Benedettina in direzione del Castello di Torrechiara di Pier Maria Rossi, fino al paese di Langhirano, il museo diffuso si fonde con il paesaggio segnato dall’ondeggiante corso dell’antico Canale di San Michele. Gli artisti contemporanei selezionati per il Sentiero hanno realizzato opere che rispettando la specifica situazione ambientale ne interpretano luci e atmosfere.

Sentiero d’Arte: Candida Ferrari, Nido d’Aurora, 2020
© Michele Riccomini e Alessandro Violi

Sentiero d’Arte, Lorella Salvagni, Cèntina, 2019
© Michele Riccomini e Alessandro Violi

CAVALLI DEL MOCHI & MIMMO PALADINO

I 2 bronzei monumenti equestri nel ‘600 dello scultore Francesco Mochi da Montevarchi sono talmente considerati da aver determinato a Piacenza il nome di piazza dei Cavalli. Le statue di Alessandro e Ranuccio I° Farnese, capolavori dell’arte barocca, sono impreziositi da targhe, 16 armoniosi putti, decorazioni, stemmi e in particolare bassorilievi che raffigurano le Allegorie della Pace e del Buon Governo, nonché le scene tratte dalla guerra combattuta da Alessandro nelle Fiandre. Fino al 28 febbraio, le 2 opere dialogheranno con l’installazione realizzata dal transavanguardista Mimmo Paladino: 18 cavalli in vetroresina, ispirati a modelli funerari d’origine etrusca, che sembrano emergere da una dimensione effimera per illuminare, con la loro apparizione, 2 strabilianti esempi del genio umano.

L’installazione di Mimmo Paladino e i 2 monumenti equestri di Francesco Mochi da Montevarchi, Piacenza
© Lorenzo Palmieri 2020

DALL’ARTE FUNERARIA ROMANA, ALLE DANZE CONTEMPORANEE

Don Camillo e Peppone (o meglio, le loro versioni in bronzo) sono protagonisti in piazza Matteotti, a Brescello, il paese dove Giovannino Guareschi (1908-1968) ambientò le molteplici vicende della “strana coppia”. Il Parroco dalla parte della Chiesa, il Sindaco da quella del Municipio, le 2 sculture create da Andrea Zangani hanno fatto la loro comparsa nel 2001, a mezzo secolo dal 1° film dell’acclamatissima saga.

La statua di Don Camillo a Brescello (RE)
© Mario Rebeschini

In tutta l’Italia Settentrionale, fra le più interessanti espressioni del rilievo funerario romano il Monumento ai Concordi è un recinto rettangolare rinvenuto a Boretto nel 1929 e riposizionato nei Giardini di Reggio Emilia l’anno dopo. Realizzato in marmo di botticino, è presumibilmente un reperto del I° secolo d.C. e intendeva sottolineare il prestigio di alcuni illustri cittadini della comunità di Brescello. Sempre a Reggio Emilia, imperdibili l’Araba Fenice di Luciano Fabro e la Danza di Astri e di Stelle di Eliseo Mattiacci, rispettivamente collocate nel cortile dell’Università e nella verde distesa della Fondazione Aterballetto.

Lazzaro Spallanzani a Scandiano
© Visit Emilia

Dal Palazzo Ducale di Rivalta, dov’era parte del complesso ornamentale della Villa, proviene invece la Statua del Crostolo che dal 1802 svetta nella centralissima piazza Prampolini, mentre risale al 12 novembre 1888 l’inaugurazione a Scandiano della statua in marmo di Carrara di Lazzaro Spallanzani nella piazza che da quel momento ha preso il nome dell’illustre scienziato. Scolpita da Guglielmo Fornaciari, mostra lo studioso intento a osservare con la lente d’ingrandimento una rana, realizzata da Vasco Montecchi. Nato nel 1729, il naturalista è considerato anche un precursore della virologia.

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