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Joevinyle Showcase presenta: Remember Crazy Jumbo

Storie musicalmente vissute sulla Via Emilia, fra Parma e Fidenza. Quando non si chiamava ancora Joe Vinyle ma Joe Lizard. Quando il suo regno era quel Crazy Jumbo che domani sera, sabato 23 luglio, verrà omaggiato con tutto l’affetto possibile nelle 2 ore del suo DJ Set, penultimo appuntamento del Joevinyle Showcase – Music in the Street.

Perché Remember Crazy Jumbo?
«Oltre a essere stato un locale che ha fatto la storia, Crazy Jumbo è un brand che io gestisco e mi piacerebbe creare, partendo proprio da questa serata speciale, una serie di eventi (ma non solo) per dargli una connotazione di stile musicale. Ho prodotto, rigorosamente in vinile, tanti artisti: da Leroy Gomez a Donatella Rettore con il remix di Splendido Splendente, fino all’album Opera Fourty di Ago, dj degli anni 80. Vorrei fare altrettanto con la musica alternativa del Crazy Jumbo, espressione dei DJ Set che facevo».

Aveva delle caratteristiche particolari il Crazy Jumbo?
«Anzitutto occupava il piano inferiore del Jumbo Music Hall, inaugurato alla metà degli anni 70, dove hanno suonato e cantato i più grandi artisti internazionali, da James Brown a Diana Ross. Nel 1980, la proprietà del locale pensò di aprire questa sala molto ampia che ritengo sia stata all’epoca fra le location più belle d’Italia, con un impianto che suonava benissimo, una fila di amplificatori che arrivavano fino a 40.000/50.000 watt di potenza e un impianto luci pazzesco. Negli anni 80 era un locale all’avanguardia, che ancora oggi darebbe la paga a tanti altri, dove non si faceva musica commerciale ma alternativa, proposta a rotazione da una serie di disc jockey. Ci ho lavorato dal 1983 al 1987 e nel 1984, sbizzarrendomi tra Fela Kuti, King Sunny Adé e ritmiche tribali tostissime, al sabato sera facevo una media di 3.000 persone, la domenica pomeriggio 3.200/3.300. La sera, invece, un pubblico dai gusti musicali più commerciali ha fatto sì che io proponessi la dance e la new wave di U2, Simple Minds, Cult…».

La tua passione è comunque la black music
«L’ho sempre avuta nel sangue. A 12 anni avevo già acquistato i 45 giri di Jimi Hendrix, dei Temptations e scoperto il funky dei Mandrill, degli Earth Wind & Fire, dei Kool & The Gang, dei Crusaders».

Joe Vinyle

Quando hai cominciato a fare il dj?
«Nel 1979 da mio zio, proprietario di una discoteca a Bardi, nel parmense. All’inizio mi sedevo sulle scalette della consolle del disc jockey e stavo lì, ad ascoltare la musica incuriosito dalle luci che brillavano, dai 2 piatti dei giradischi, dal mixer».

Torniamo al Crazy Jumbo. Lo scopo era di puntare su qualcosa di diverso da quello che si programmava al Jumbo Music Hall?
«La vera novità era l’Afro, un miscuglio di generi diversi – dalla musica brasiliana a quella africana – che alcuni dj “contaminavano” con brani elettronici, rallentati o accelerati a seconda dell’esigenza. Ne nascevano pezzi totalmente distorti».

Sei passato direttamente dalla discoteca di Bardi al Crazy Jumbo?
«C’è stato un passaggio intermedio. Nel 1983, finita la scuola, ho cominciato subito a lavorare come commesso in un negozio di dischi, il Mistral Set, che era un punto di riferimento per i giovani parmigiani. Nello stesso periodo il Jumbo Music Hall, che si riforniva da noi ed era alla ricerca di un disc jockey, mi ha proposto di fare un provino. Mi sono presentato, c’era il contenitore con i dischi che utilizzavano i dj, ne ho selezionato qualcuno, mi sono messo a improvvisare (avendo comunque alle spalle 2 anni d’esperienza da mio zio), è bastata 1 ora di musica e mi hanno assunto».

Quindi addio al Mistral Set?
«Tutt’altro. Continuavo a vendere dischi, facevo il dj da mercoledì a domenica sera e in più l’etichetta discografica Warner mi ha dato l’opportunità di fare il consulente per le compilation di dance. 3 lavori in mezzo alla musica. Il massimo».

Al Crazy Jumbo ti conoscevano come Joe Lizard.
«Mi hanno chiamato così per la somiglianza con Phil Lynott dei Thin Lizzy: stesso mento pronunciato, gli occhi un po’ sporgenti».

Joe Lizard

Cosa proponevi nei tuoi DJ Set?
«Il sound brasiliano di Jorge Ben, Milton Nascimento, Tania Maria e Dom Um Romão, che si distingueva per le incredibili basi ritmiche. E lo mescolavo con la musica elettronica: Yellow Magic Orchestra, Ryuichi Sakamoto, Klaus Schulze, Sister Of Mercy (rallentati), Sky, Manuel Göttsching, Throbbing Gristle, PJ Wassermann, Can (rallentati), Steve Hillage, Human League, Heaven 17, New Order (rallentati), Yello… Farò lo stesso domani sera».

Anche se manca ancora un DJ Set al termine di Joevinyle Showcase – Music in the Street (giovedì 28 luglio con DJ Frambo) possiamo tracciare un bilancio della tua rassegna?
«Molto positivo, anzitutto dal punto di vista mediatico. Sui social c’è stato un grande riscontro. Sono riuscito a creare uno spazio – in collaborazione con CoolMag, l’Associazione Culturale Ponti x l’Arte e MixTime Radio che ha trasmesso le serate in diretta in tutto il mondo – non solo riservato ai dj professionisti ma anche a chi il disc jockey lo fa per hobby, dandogli la possibilità di proporre la musica che più ama, in modo da coinvolgere anche quei ragazzi che non conoscono determinati generi. E se possibile fargli scoprire qualcosa di alternativo».

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