La prestigiosa compagnia dei Les Ballets de Monte-Carlo, sotto la presidenza di S.A.R. la Princesse de Hanovre, ha inaugurato al Teatro Regio la rassegna ParmaDanza. In scena Roméo et Juliette sulla musica di Sergej Prokof’ev (1891-1953), nella celebre versione coreografica di Jean-Christophe Maillot.

Nell’appuntamento pomeridiano intitolato La danza dietro le quinte curato da Valentina Bonelli, ho potuto approfondire i dettagli della produzione. La prima ballerina Alessandra Tognoli che ha accompagnato la Compagnia, ha potuto evidenziare quanto «la figura di Frate Lorenzo rappresenti il fulcro emotivo dell’opera: un ensemble dall’imprinting classico, ma proiettato verso un’evoluzione contemporanea della performance».

La tragedia di William Shakespeare (1564-1616), da sempre terreno fertile per la danza narrativa, ha attraversato i secoli ispirando numerose riletture: dalle prime versioni settecentesche fino agli allestimenti contemporanei, Romeo e Giulietta ha continuato infatti a rinnovarsi confermandosi fra i titoli più amati del repertorio internazionale. Maillot, che ha firmato questa creazione nel 1996 per l’Opéra di Monte-Carlo, sceglie un punto di vista originale: la vicenda non viene raccontata come un conflitto sociale fra Capuleti e Montecchi, bensì un doloroso flashback filtrato dallo sguardo tormentato di Frate Lorenzo. È lui il perno drammaturgico, che nel tentativo di fare del bene innesca involontariamente la tragedia.

Il balletto si apre al Regio come fosse 1 schermo cinematografico: titoli in corsivo, il disegno di una chiesa veronese, pannelli mobili che creano uno spazio neutro e metafisico. Le scenografie di Ernest Pignon-Ernest, i costumi di Jérôme Kaplan e le luci di Dominique Drillot costruiscono un ambiente essenziale, che libera la danza da ogni orpello superfluo. La cifra stilistica di Maillot è chiara: un vocabolario classico con una sintassi contemporanea. I codici accademici vengono scardinati ma rimangono intatti lo slancio, l’energia e la grazia. La narrazione assume un taglio filmico di flashback, rallentamenti, fermi immagine. Alla stregua d’attori che non guardano mai in camera, i danzatori si muovono spesso in diagonale avendo cura d’evitare la frontalità.

Capuleti in mise scura, Montecchi in bianco, si assomigliano. Sono adolescenti spavaldi, più inclini al gioco e alla provocazione che all’odio autentico. Le loro risse sembrano più che altro schermaglie, buffetti fra bande rivali. Ma basta un attimo perché il gioco sfugga loro di mano per trasformarsi in tragedia. Roméo (l’italiano Francesco Resch) è un giovane disorientato dalla scoperta dell’amore assoluto. La flessuosa Juliette (la tedesca Juliette Klein) vive il suo primo, travolgente innamoramento che irrompe come una forza totalizzante annullando la ragione, travolgendo ogni equilibrio.

© Alice Blangero

L’energico Tebaldo (il coreano Jaeyong An) e il talentuoso Mercuzio (Daniele Del Vecchio), incarnano l’irruenza adolescenziale mentre l’universo femminile – dalla Madonna Capuleti (interpretata con tenacia dalla giapponese Mimoza Koike) a Rosalina (la delicata interprete norvegese Candela Lasanta) fino alla confidente nutrice, l’americana Lydia Wellington – conferisce al balletto una dimensione corale e intensa. Non a caso Maillot definisce la sua creazione «un balletto di donne».

© Eleonora Tarantino

Teatrodanza essenziale e potente, vede le punte ridursi al minimo a favore di una gestualità fisica, teatrale, incisiva. Ogni danzatore possiede una propria identità scenica, contribuendo a una narrazione collettiva che diventa struttura portante di tutto lo spettacolo. Fra calorosi applausi, Roméo et Juliette si è confermato must del repertorio coreutico. Ogni nuova versione ha il pregio di rinnovare il coinvolgimento emotivo degli spettatori, trasformando la tragedia shakespeariana nell’inno universale all’amore.