David Byrne ha trovato una missione (e intanto continua a rinnovare il linguaggio della comunicazione multimediale e il format degli spettacoli dal vivo). Mentre intorno a noi il mondo sembra sprofondare in una spirale paranoica e autodistruttiva, sopra e fuori dal palco lui continua a predicare l’avvento di una nuova utopia americana e a trovare ragioni per essere allegri (Reasons To Be Cheerful è il nome di 1 suo forum online e di 1 progetto multimediale che incorpora scritti, informazione alternativa, fotografie, conferenze e incontri pubblici a tema).

Continua a diffondere messaggi positivi e buone notizie, senza nascondere la testa sotto la sabbia o svicolare dalla realtà. L’ha fatto tra il 2018 e il 2022 con American Utopia (1 disco, una serie di concerti e di spettacoli a Broadway, 1 film). Lo rifà oggi con il tour incentrato sull’album Who Is The Sky?, che di quell’esperienza rappresenta un’evoluzione e un proseguimento: da poco passato in Italia (2 date al Teatro Arcimboldi di Milano, il 21 e 22 febbraio), vi tornerà con 1 show in configurazione “ outdoor ” l’estate prossima: il 23 giugno al Locus Festival di Bari, il 25 al Lucca Summer Festival e il giorno successivo al Marostica Summer Festival.
Un consiglio: se non l’avete già visto, non perdetelo perché è ancora più coinvolgente, “ immersivo ” ed euforizzante del precedente; con una qualità scenica/coreografica e un know how tecnologico allo stato dell’arte che lasciano a bocca aperta, ma senza ricorrere a trovate grossolane, spettacolari e di facile effetto. Adottando un elegantissimo stile minimalista in cui l’uomo, il corpo, il cuore e la mente prevalgono sempre sulle macchine e sugli apparati di scena, Byrne e la sua troupe fanno sembrare semplici anche le cose più complesse. Ci spiegano a quali risultati straordinari possa arrivare una comunità che vive e opera in armonia.

L’idea di base è la stessa di American Utopia: un gruppo di persone (13 stavolta, Byrne compreso) democraticamente vestite tutte allo stesso modo – tuta e sneaker color blu elettrico il sabato a Milano, arancione la domenica – che si muovono senza sosta per il palco con gli strumenti appesi al collo. Senza microfoni ad asta, senza cavi e senza fili: miracoli della tecnologia wireless. Sono 1 collettivo cosmopolita, interrazziale e intergenerazionale di uomini e donne di cui fanno parte 1 chitarrista/violinista, una bassista, 1 tastierista, 5 ballerini/cantanti e 4 percussionisti guidati dal brasiliano Mauro Refosco, direttore musicale della band che con Byrne collabora da oltre 30 anni. Un po’ compagnia di danza moderna e un po’ marching band di New Orleans (concetto che Byrne aveva iniziato a sperimentare durante il tour con St. Vincent), entrano ed escono di scena, ballano e si muovono sincronizzando movimenti accuratamente studiati mentre – ecco la novità – 3 grandi Led Wall ad alta definizione allestiti sul palco li proiettano e li immergono in 1 spazio tridimensionale d’ambienti colorati e cangianti: prati e foreste, cieli stellati e cieli azzurri, interni ed esterni, villette suburbane, quartieri metropolitani e trafficate strade notturne newyorkesi, onde marine impetuose e un lembo di superficie lunare da cui all’orizzonte si vede spuntare la Terra. «Il nostro paradiso, l’unico che abbiamo», dice Byrne chiosando l’intima esecuzione di Heaven, il 1° pezzo in scaletta che esegue con voce sicura accompagnato solo da violino, violoncello e tastiera.
Amore e gentilezza sono le parole d’ordine, più volte ripetute, di 1 show vivacemente ritmato e all’insegna della gioia che affronta temi seri, drammatici e contemporanei con ottimismo incrollabile e una bella dose di humour. Sono anche gli ingredienti delle nuove canzoni pop di Who Is The Sky?: la filastrocca di Everybody Laughs celebra i tratti comuni che ogni essere umano condivide con i suoi simili; Don’t Be Like That incita a conservare la propria indipendenza di pensiero; I Met The Buddha At A Downtown Party racconta un surreale incontro con il grande mistico impegnato a ingozzarsi al buffet durante una festa a Manhattan, mentre My Apartment Is My Friend, contrappuntata da 1 clarinetto, riflette sull’isolamento forzato ai tempi del Covid proiettando il gruppo all’interno di una visione prospettica del loft di Byrne situato nel Chelsea newyorkese fra grandi vetrate, cuscini e una bella libreria: un rifugio lussuoso e confortevole in tempi di clausura, anche se poi David confessa la gioia e lo stupore provati nel riascoltare il suono delle voci umane in giro per la città al termine del lockdown.

Imbracciando a volte una chitarra acustica o elettrica, a 73 anni balla e canta quasi senza un attimo di respiro mentre il giovane chitarrista dai tratti asiatici Ray Suen, Daniel Mintseris alla tastiera, l’effervescente Kely Christina Pineiro al basso, Mauro Refosco e gli altri percussionisti, si concedono qualche breve assolo introducendo frammenti d’improvvisazione nel flusso costante e compatto della musica (tutto è suonato dal vivo, senza basi preregistrate). Nell’ariosa Like Humans Do i “ doppi ” filmati dei musicisti interagiscono alle spalle dei loro referenti in carne e ossa indossando teste da animali; Independence Day (dall’antico album solista Rei Momo, 1989) introduce aromi brasiliani; Strange Overtones e T Shirt ricordano vecchie e recentissime collaborazioni fra Byrne e Brian Eno, la seconda accompagnata dalla proiezione di una serie di slogan ironici e assertivi da stampare virtualmente su una maglietta: “ Make America Gay Again ”, “ No Kings ” ma anche “Milan Kicks Ass”, “ Milano è grandiosa ” in omaggio alla città e al Paese ospitante, mentre in un altro momento dello spettacolo Byrne fa ascoltare i canti e indica sugli schermi gli striscioni appesi ai balconi ai tempi della pandemìa e in occasione delle celebrazioni antifasciste del 25 aprile.
Ovazioni in sala, mentre quando nella parte finale del concerto il travolgente ritmo disco-funk di Life During Wartime s’accompagna ai filmati dei pestaggi dell’ICE in America, dal pubblico sale un’onda di sonori fischi di disapprovazione: è una fotografia cruda e perfetta di cosa significhi oggi vivere in tempo di guerra. La temperatura emotiva è torrida, il ritmo inarrestabile e lo stesso Byrne, con 1 messaggio preregistrato diffuso prima dell’inizio dello spettacolo, autorizza gli spettatori ad alzarsi in piedi a ballare senza recare troppo disturbo ai vicini. Verrà preso in parola (meno quando invita a limitare foto e video con gli smartphone) mentre in sala si diffondono le prime, inconfondibili note di This Must Be The Place (Naive Melody).

Ai pezzi storici dei Talking Heads è riservata metà della scaletta: domenica, a Milano, un’inattesa e graditissima Air (al debutto nel tour, e secondo Setlist.fm. mai suonata dal vivo dopo il 2009) si affianca alla melodia solare di And She Was (introdotta dal divertente racconto della prima esperienza di Byrne con l’LSD); al groove schiacciasassi di Houses In Motion e di Slippery People e all’agile ritmo worldbeat di (Nothing But) Flowers, preparando il terreno a una Psycho Killer i cui l’ombra del performer si stacca dal suo corpo e a una Once In A Lifetime a tutto volume. Dopo una bella versione gospel e rallentata di Everybody’s Coming To My House (unico ripescaggio da American Utopia) il riff di chitarra acustica e l’assalto percussivo di Burning Down The House accendono il pubblico per un finale catartico e liberatorio in cui davvero viene giù il teatro.
Sono passati in un baleno 1 ora e 50 minuti in cui musica, danza e visuals hanno ancora una volta spostato in avanti la frontiera di un percorso iniziato con i Talking Heads, con Stop Making Sense, con il regista Jonathan Demme, con il drammaturgo Robert Wilson e con la coreografa Twyla Tharp. E ci rendiamo conto che a David Byrne è riuscito un piccolo miracolo: farci uscire dal suo show sollevati e felici, recuperando un po’ di speranza nel genere umano e nel futuro.
SETLIST
Heaven (Talking Heads song); Everybody Laughs; And She Was (Talking Heads song); Strange Overtones (Brian Eno & David Byrne song); Houses in Motion (Talking Heads song); T Shirt; (Nothing But) Flowers (Talking Heads song); This Must Be The Place (Naive Melody) (Talking Heads song); What Is The Reason For It?; Like Humans Do; Don’t Be Like That; Independence Day; Slippery People (Talking Heads song); I Met The Buddha At A Downtown Party; My Apartment Is My Friend; Air (Talking Heads song, tour debut, first time live since 2009); Psycho Killer (Talking Heads song); Life During Wartime (Talking Heads song); Once In A Lifetime (Talking Heads song).
ENCORE
Everybody’s Coming To My House
Burning Down The House (Talking Heads song)
