L’impressione del commiato definitivo è evidente, ma non è detta l’ultima parola: le pietre potrebbero rotolare ancora“. Concludevo così, 3 anni fa, la recensione di Hackney Diamonds, il disco d’inediti dei Rolling Stones 18 anni dopo A Bigger Bang. Non l’avessi mai scritto. L’11 aprile scorso, a sorpresa, The Cockroaches se ne sono usciti con 1 singolo da 12 pollici, white label, tiratura limitata a 1.000 copie in tutto il mondo, con il brano Rough And Twisted inciso su un’unica facciata. Ma chi sono i Cockroaches? I Rolling Stones, ovviamente. Arzilli e rotolanti più che mai, che negli anni 70 usavano farsi chiamare così quando decidevano di mettere in cartellone nei clubs i loro secret gigs. Concerti segreti che, fra parentesi, hanno fruttato 2 album memorabili: Love You Live e il recente El Mocambo 1977. Sicchè con questo utile strumento di marketing su vinile, che costava in partenza 10 Euro e che ora sta veleggiando in rete sui 3.000 Euro e spiccioli, Mick Jagger, Keith Richards e Ron Wood hanno preannunciato l’uscita del 25° album stoniano, Foreign Tongues.

Ron Wood, Mick Jagger e Keith Richards
© Mark Seliger

Non soddisfatti, però, hanno pensato bene di diffondere online il 2 maggio l’immagine di copertina del disco, intitolata Trinity, che ritrae i loro volti spezzettati, ricomposti a collage e fusi in 1 unico, surrealista Frankenstein. Il dipinto, realizzato nel 2025 dallo statunitense Nathaniel Mary Quinn sotto la direzione artistica dell’illustratore portoghese Bráulio Amado e dell’art director nonché artista visivo inglese Mat Maitland, ha tutta l’aria di aver preso spunto, a mio giudizio, dalla foto del viso di Jagger in primo piano sulla copertina di Black And Blue (1976). Descritta dalla stampa britannica come un insieme di ” ritratti frammentati e onirici che ricompongono l’identità a partire dai ricordi, dalle emozioni e dalle esperienze sovrapposti, anziché attraverso una somiglianza convenzionale “, Trinity è stata liquidata dal canale televisivo Euronews come un’opera che “ tortura la retina “. E c’è chi l’ha descritta come ” una versione migliore della copertina di Hardwired… To Self-Destruct dei Metallica “.

Alla faccia degli anni sul groppone (Jagger ne ha appena compiuti 83, Richards ne compirà altrettanti il 18 dicembre, Wood ne ha “ soltanto “ 79), la Trinità di nuovo prodotta da Andrew Watt ha inciso Foreign Tongues ai Metropolis Studios di Chiswick, nell’ovest di Londra, rapidamente e intuitivamente: «Tutti nella stessa stanza per 4 settimane», ha dichiarato Mick Jagger al mensile Uncut. «Il bello dei Rolling Stones è che possiamo interpretare stili differenti. Quindi non troppi brani punk, né troppi pezzi con la cassa in 4 e tantomeno troppe canzoni country. Ma sono consapevole che questo è un momento particolare: non è ripetitivo, per così dire. Ci sono molti cambiamenti, non tutti di tuo gradimento. Perfino mentre scrivevo le canzoni d’amore, certe idee distopiche continuavano a insinuarsi».

Per Keith Richards, invece, «c’è qualcosa d’inesplicabile in una stanza. Devi suonare le stanze come fossero 1 solo strumento, per sentirle. Ci sono state stanze dove abbiamo letteralmente trascorso 3 settimane a cercare d’ottenere il suono giusto per la batteria. Stanze inadatte agli Stones. Altre, invece, accoglienti: quando le trovi, ti annoti i numeri perché sono pochissime. È come indossare un vecchio cappotto: comodo». Ron Wood, ha riflettuto sulle primissime fasi della pre-produzione: «È come lo schizzo prima che il quadro sia finito. Quando Charlie (Watts, n.d.r.) era ancora con noi, io e lui siamo andati a Parigi in 1 piccolo studio scelto da Mick. Siamo rimasti lì solo per pochi giorni. Finivamo per fare 9 demo in 1 giorno, 5 in un altro e poi tornavamo a casa. Questo album è fondamentalmente la creatura di Mick. L’abbiamo vista prendere vita».

Insieme al bassista Darryl Jones, al tastierista Matt Clifford e al batterista Steve Jordan, Foreign Tongues vede le partecipazioni straordinarie di Steve Winwood, Paul McCartney, Robert Smith dei Cure e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. In dettaglio, i brani Rough And Twisted, In The Stars e Covered In You risalgono alle sessions datate 2022 di Hackney Diamonds; Hit Me In The Head, ritrova Charlie Watts alla batteria nelle prime prove incise all’inizio del 2019 durante le sessioni agli Henson Recording Studios di Los Angeles che in seguito avrebbero prodotto Mess It Up e Live By The Sword per Hackney Diamonds (2023). Le altre tracce, inclusa Some Of Us di Keith Richards testata per la prima volta durante le sessions dell’album Dirty Work (1986), sono state incise ai Metropolis Studios.

«Sono i Rolling Stones», ha dichiarato in tutta schiettezza Richards. «È tutto quello che vi beccate». A iniziare da Rough And Twisted: stoffa da vecchio blues di Chicago, sinergìa perfetta fra le chitarre di Keith e di Ron, sincero nell’ammettere che «è stato come tornare alla lavagna, tornare di nuovo a scuola. Un’atmosfera incredibile». In The Stars, invece, muove i primi passi nello stile vintage di Gimme Shelter per poi caracollare nel più classico dei rock & roll stoniani ; mentre in Jealous Lover, soul music tirata a lucido, a spadroneggiare è il falsetto di Mick e l’ingegno melodico alle tastiere di Steve Winwood, che rimanda all’epoca aurea dei Rolling Stones con Nicky Hopkins. Se poi il rock a presa rapida di Divine Intervention e il giro di basso stile Miss You di Never Wanna Lose You accolgono un Robert Smith alla chitarra da promuovere senza riserve (in particolare nell’arpeggio aggiunto, senza dubbio anni 90, del 1° pezzo), il basso di Paul McCartney detta le coordinate al funky di Covered In You innervato dal rapping jaggeriano. E sempre a proposito di Mick, ugola in orgoglioso e sempiterno stato di grazia, il rock funkeggiante di Mr. Charm riflette la sua ennesima, eccentrica impersonificazione sulla scia di Sympathy For The Devil, Dancing With Mr. D, Midnight Rambler e Monkey Man.

Per i Rolling Stones, sono 2 gli appuntamenti ai quali non rinuncerebbero mai: con il country & western, questa volta protagonista nel quieto dipanarsi di Ringing Hollow; con la slabbrata, carismatica voce di Keith Richards fra le pieghe di Some Of Us, intensa ballad dall’antica storia. E se Back In Your Life sgrana una melodia alla Wild Horses e l’assolo in presa diretta di Ron Wood, registrato il giorno successivo alla morte di Brian WilsonEro così emozionato quel giorno. È uscito attraverso la mia chitarra, quel sentimento, in un’unica presa. Non l’ho fatto io, è la chitarra che si è messa a suonare da sola»), Hit Me In The Head è un rock & roll ad alto voltaggio con il drumming metronomico di Charlie Watts (ricordato da Jagger soprattutto in Paint It Black, Honky Tonk Women, Can’t You Hear Me Knocking e Miss You, quando si predispose alle nuove sonorità, incluso il reggae degli Lp su etichetta Trojan scoperti nel 1972) e con Side Effects, che si mette sulle tracce di un rock memorizzabile.

Per finire, le 2 rivisitazioni: You Know I’m No Good di Amy Winehouse e Beautiful Delilah di Chuck Berry. Amy e Mick avevano già cantato insieme Ain’t Too Proud To Beg dei Temptations nel giugno del 2007, quando la cantante era stata ospite degli Stones all’Isle Of Wight Festival. «Facciamo un’artista femminile inglese, ci siamo detti, dal momento che stiamo registrando in Inghilterra», ha ricordato Jagger. «Back To Black di Amy è un album fantastico e credo che nessuno abbia mai ripreso You Know I’m No Good prima di noi. In più, mi è piaciuto suonare la parte dell’armonica che prende il posto dei fiati. Funziona bene». Beautiful Delilah di Chuck Berry, che chiude in bellezza il disco e vede Jagger & Richards alle chitarre a 12 corde nonché Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla grancassa, non solo ha una sequenza d’accordi simile a Prodigal Son, il pezzo incluso nell’album Beggars Banquet del 1968, ma anche di Drop Down Mama nella versione del bluesman Mississippi Fred McDowell.

«Foreign Tongues racconta alla gente l’attuale stato delle cose per i Rolling Stones», ha tenuto a precisare Ron Wood. «La storia continua. E speriamo continui anche la leggenda». Mai dire mai…