È stata l’unica donna nella Scuola di Piazza del Popolo accanto a Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli. Indipendente, colta, poetica, Giosetta Fioroni si è liberamente nutrita di pittura, disegno, video, teatro, ceramica e moda ponendo in evidenza anche la voyeuristica performance intitolata La Spia Ottica e presentata a Roma, nel 1968, alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis.

A Giosetta, 93enne mattatrice dell’arte internazionale (che personalmente ricordo empatica e dolcissima nel 2010 alla Triennale di Milano, quando presentò il volume Giosetta Fioroni edito da Skira), la Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. di Bologna dedica fino al 15 marzo 2026 l’antologica Il futuro è uscito dal passato (titolo che riprende una sua affermazione tratta dall’intervista di Hans-Ulrich Obrist, critico e storico dell’arte elvetico), curata da Alessia Calarota e Giulia Lotti in creativa, feconda collaborazione con la Fondazione Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

Giosetta Fioroni 
© Dino Ignani

Raffinato e prezioso com’è, lo spazio espositivo della g.a.m. si è rivelato strategicamente perfetto a raccogliere e a coccolare le molteplici espressioni artistiche di Giosetta, dagli anni 60 fino ai 2000. Il prologo è un’appassionata narrazione della Pop Art, che lei stessa padroneggia utilizzando un argento ora metallico, ora opacizzante, che ricorda quello che inondava le pareti della Silver Factory di Andy Warhol a Midtown Manhattan, New York.

«L’argento è memoria, recupero, sospensione di tempi differenti», dichiara all’epoca riferendosi non solo a quei volti femminili ritratti dopo averli ammirati sulle pagine di Vogue, ma anche agli Argenti più introspettivi ed evanescenti che sono l’anima e il cuore pulsante di questa mostra: il delicato e toccante Una donna in silenzio (1964); i teneri, commoventi Bambino solo (1967) e L’obbedienza (1969); la grande pittura di Le cortigiane (da Carpaccio) datata 1966 e l’universo delle fiabe, complice Pierino Porcospino, il cui volto è quello dello scrittore e giornalista Goffredo Parise, ovvero l’amore più grande di Giosetta.

Una donna in silenzio, 1964

Evaporata l’arte Pop, il quadro che nel 1970 inaugura il nuovo decennio è in tutta evidenza Pieve di Soligo, con quell’ultimo argento possibile a scandirne l’essenzialità paesaggistica. Si snoda così un percorso, per l’artista romana, che è materico e insieme concettuale; di sperimentazioni intense mischiate a coinvolgenti simbolismi che attraverseranno anche gli anni 80 e 90 intensificando la ricerca pittorica con un duplice intreccio culturale: i Canti Pisani scritti nel 1945 da Ezra Pound e Il Parasole dipinto da Francisco Goya nel 1777. Il risultato, fra i più sorprendenti in assoluto, sarà Giosetta Fioroni, Goya and Pisan Cantos del 1988.

Bambino solo, 1967

«In tutto il mio lavoro c’è una specie di matrice comune che è l’infanzia: un’infanzia particolare, vissuta fra elementi molto legati alla visionarietà». Questa dichiarazione aderisce perfettamente agli anni 2000 che si consolidano attorno alla memoria e al vissuto impiegando soprattutto la ceramica, con i poetici e fiabeschi Teatrini; e con i Vestitini, che denotano l’assenza corporea ma “ contengono “ l’essenza della femminilità.

Infine, degno epilogo di un’esposizione accattivante come poche altre, gli spray su tela del 2022 intitolati Cuore e Venere, ai quali si aggiunge il Senza titolo che ritrae 6 donne identiche nella forma, diverse nei colori, riannodando i fili della Pop Art più gioiosa e giocosa: uscita dal passato, proiettata nel futuro.

Vestito, 2007
La mostra Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato – The future came out of the past
Courtesy Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. Bologna | Paris | Venezia
Ph: Caterina Cerere

Giosetta Fioroni
Il futuro è uscito dal passato
Fino al 15 marzo 2026, Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., via D’Azeglio 15, Bologna
tel. 051235843