Music

The Style Council – Long Hot Summers / The Story Of The Style Council (Polydor/Universal)

Vivere elegantemente in tempi difficili”. È il 1° comandamento di ogni Mod, di nuova o vecchia generazione. E Dio sa quanto sono difficili questi, di tempi. E allora che cosa ci resta per curare la nostra anima? La musica, come sempre. Ed è per questo che la compilation Long Hot Summers / The Story Of The Style Council rimasterizzata in uno studio, Abbey Road, che in quanto a valenza storico-musicale non ha eguali, capita a fagiolo.

The Style Council

Nel 1982 Paul Weller è oggettivamente seduto su una montagna di soldi. Lui e i suoi Jam godono di un successo planetario e vendono milioni di dischi (vendite reali, niente Internet). Eppure dopo la pubblicazione del 6° album, The Gift, che racchiudeva vistose influenze R&B, Weller scioglie inaspettatamente la band; e alla domanda del perché lo avesse fatto, il ModFather fornisce una risposta concisa e disarmante: «Era quello che avevo voglia di fare».

Fra Erik Satie, il funk americano e la Blue Note, gli Style Council prendono forma nel 1983, durano fino al 1988, incidono 6 album e 18 singoli. Long Hot Summers include i loro successi più famosi e alcune “chicche” che faranno godere i fan della prima ora. La band è composta da Paul Weller (chitarrista, vocalist e compositore principale), Mick Talbot (raffinatissimo tastierista), Steve White (brillante batterista) e D.C. Lee, dolce neo sposa del ModFather ai cori. Avete presente la musica degli anni 80? Quella un po’ verbosa? Quelle insulse percussioni elettroniche che oggi mostrano la corda in modo imbarazzante? E quelle tastiere finto-fiati dolciastre e insopportabili? Ecco, nulla a che vedere con gli Style Council: gli arrangiamenti, i suoni, le voci e le composizioni tutte, ancora oggi risultano assai godibili.

Paul Weller e Mick Talbot

Long Hot Summers (supportata dall’omonimo, imperdibile documentario) si apre con Headstart For Happiness, poi Long Hot Summer e My Ever Changing Moods. Non mancano ovviamente You’re The Best Thing, Shout To The Top e The Paris Match, senza dimenticarci della profetica Walls Come Tumbling Down, scritta e composta da Weller durante un tour nell’esausta Polonia degli anni 80. Ma veniamo alle “chicche“: una succosissima extended version dello strumentale Dropping Bombs In The White House, con Steve White che impartisce lezioni di musica e soprattutto di stile; una mai ascoltata prima versione – anch’essa strumentale – di Party Chambers, in cui l’hammond di Mick Talbot è una lama affilata che taglia l’anima; e infine, la demotape di My Ever Changing Moods – più che una semplice canzone, un inno – in versione orchestrale e chitarra.

I testi degli SC sono fortemente politicizzati: Weller parla e compone come un vero opinion leader guidando il movimento che tenta, ahimè invano, di opporsi allo scriteriato liberismo di Margaret Thatcher. Qualche tempo fa, su Facebook, ho scovato una pagina a loro dedicata con l’intento dichiarato di rivalutarli. Io, in tutta franchezza, ho messo mi piace ma poi ci ho riflettuto su e mi sono detto: gli Style Council splendono di luce propria, nonostante il tempo, come un diamante. E i diamanti non si rivalutano. Al massimo si lustrano.

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