Stiamo per entrare in un’epoca nella quale la maggioranza delle nostre interazioni giornaliere non avverrà con altre persone, ma con sistemi di Intelligenza Artificiale ” (Mustafa Suleyman, L’onda che verrà)

Passata alla storia del Go, il gioco cinese di strategia diffuso in Asia ed esponenzialmente più complesso del gioco degli scacchi (dopo 3 coppie di mosse negli scacchi ci sono circa 121.000.000 di configurazioni possibili; dopo 3 mosse di Go, 200 milioni di miliardi), la mossa numero 37 ha segnato un punto di svolta per l’Intelligenza Artificiale. Fu giocata a Seul nel marzo 2016 nel corso della sfida che opponeva Alpha Go, il programma di A.I. realizzato da Deep Mind (l’azienda britannica fondata nel 2010 da Deni Hassabis, Shane Legg e Mustafa Suleyman; acquisita da Google nel 2014) al campione mondiale Lee Se-dol. Lo stesso programma aveva già sconfitto a Londra, l’anno precedente, il campione europeo.

Ma a Seul il successo dell’A.I. non era scontato. E stava per accadere qualcosa d’inaspettato. Quando Alpha Go giocò  la mossa 37, Lee Se-dol sembrò pietrificarsi. La scelta dello sfidante artificiale sembrava illogica, addirittura sbagliata. Il campione rispose dopo 15 minuti durante i quali comprese che il suo avversario non solo non aveva sbagliato, ma avrebbe certamente vinto. Così fu. Eppure nessun umano, come confermarono gli esperti, avrebbe mai adottato la strategia scelta da Alpha Go. Fu la prima volta che apparve evidente come un programma A.I., basato sulla tecnologia dell’ “apprendimento profondo ” ( che utilizza le “reti neurali ”, modelli ispirati al funzionamento di neuroni e sinapsi del cervello umano) fosse in grado di fare una scelta originale e individuare un percorso verso il risultato che non gli era stato insegnato.

Mustafa Suleyman

Non solo, ma se dal giorno in cui il supercomputer IBM Watson sconfisse a scacchi nel 1995 a Filadelfia il campione Garri Kasparov, era sempre stato l’uomo a “insegnare ” al computer come giocare, oggi (grazie ai più recenti progressi nell’A.I. nel campo delle reti neurali e dell’apprendimento automatico, di cui è stato maestro Geoffrey Hinton, Nobel per la Fisica nel 2024) quest’ultimo, una volta apprese le regole, è in grado d’imparare come giocare da solo. Come il sistema Alpha Go. E addirittura può sfidare se stesso, o altri programmi gemelli, per allenarsi. Il successo con Go è stato seguito pochi anni dopo da un altro risultato significativo dei ricercatori di Deep Mind con lo sviluppo del programma Alpha Fold, rivolto allo studio delle proteine, le macromolecole che sono parte di ogni processo all’interno delle cellule del nostro corpo.

Alpha Fold è infatti riuscito a trovare la soluzione di 1 dei grandi problemi aperti della biologia: capire come le proteine si ripiegano su se stesse, a seconda dei mattoncini di cui sono composte, gli aminoacidi. Siccome la forma della proteina determina la sua funzione e le proteine sono protagoniste del nostro benessere, si comprende come si è aperta una strada promettente verso nuove, possibili terapie. Se prima della ricerca di Deep Mind le proteine catalogate erano circa 190.000  e ci volevano mesi per determinare la forma e la funzione di ciascuna di esse, con i programmi come Alpha Fold ne sono state catalogate 200.000.000 e se ne può ricostruire forma e funzione in pochi secondi. Grazie a questo risultato, Denis Hassabis ha ottenuto il Nobel per la Chimica nel 2024.

Ricorda, non senza orgoglio, la mossa 37 di Alpha Go e il successo di Alpha Fold Mustafa Suleyman nel libro intitolato L’onda che verrà (Garzanti, 400 pagine, € 22), lettura densa e inquietante sugli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e sui pericoli che la nuova “onda tecnologica ” nella quale siamo appena entrati (l’autore include la biologia sintetica, ma si concentra soprattutto sull’A.I.) espone le nostre società. Sembra contraddittorio che 1 dei protagonisti della ricerca come Suleyman (il quale dopo aver lasciato Google ha fondato nel 2022 Inflection AI e ora è CEO di Microsoft AI), abbia sentito l’urgenza di scrivere 1 libro dettagliato sui pericoli delle tecnologie che lui stesso ha contribuito a creare. Una contraddizione che l’autore chiama “il dilemma ”. Ma proprio per questo, l’opera merita un’attenta lettura.

Dopo una carrellata su alcune delle  “onde tecnologiche ” che hanno plasmato la storia umana (dal fuoco, al motore a combustione; dall’agricoltura, alla scrittura e alla stampa) e sui vantaggi che ne abbiamo tratto in termini di benessere economico e miglioramento della qualità della vita, Suleyman sostiene che il progresso tecnologico non si può e non si deve fermare. Ma dati i pericoli a cui l’umanità va incontro adottando la tecnologia più dirompente della storia, l’A.I., che darà alle macchine prerogative e compiti fino a ieri esclusivamente umani, è urgente occuparsi del suo “contenimento ” diffondendo consapevolezza e adottando regole precise per il suo utilizzo. E invece di perdersi in disquisizioni filosofiche su quanto potranno essere intelligenti le macchine, o se potranno avere coscienza e consapevolezza, bisogna concretamente evitare che l’homo technologicus sia minacciato dalla sua stessa creazione. (continua)