Prima Pagina

L’Emilia è Cinema

È un set cinematografico in continua evoluzione, un eterogeneo film nel quale immedesimarsi. Scoprire l’Emilia equivale a percorrerne i paesaggi, ammirarne gli scorci, visitare le sue città e vivere le storie rese celebri dalle macchine da presa di Bernardo Bertolucci e di altri grandi registi. L’Emilia eclettica e sorprendente, dove ogni viaggio è un’esperienza unica fra cultura, natura, enogastronomia.

Nel mondo piccolo di Don Camillo e Peppone

Il viaggio di Visit Emilia inizia da Brescello, palcoscenico delle storie di Don Camillo e Peppone. Qui è stato in gran parte girato da Julien Duvivier il film Don Camillo (1952), tratto dai romanzi di Giovannino Guareschi con Fernandel e Gino Cervi mattatori, nonché i 4 episodi successivi. Se il Municipio e la Chiesa di Santa Maria Nascente – che conserva in una cappella il crocifisso parlante – sono ancora nella piazza centrale del paese, oggetti di scena come la motocicletta di Peppone, l’abito talare di Don Camillo e le loro biciclette sono custoditi nel Museo Peppone e Don Camillo.

Piazza Matteotti e la Chiesa di Santa Maria Nascente a Brescello

La locomotiva che tante volte ci ha fatto entrare e uscire da Brescello è invece nel parco intitolato a Guareschi, mentre un “sostituto” del carro armato che compare in Don Camillo e l’Onorevole Peppone (1955) riposa in pace nella Piazza Mingori dov’è stata collocata la statua del soldato russo, collegata al film Il compagno Don Camillo (1965) di Luigi Comencini.

Il carro armato in Piazza Mingori

Innumerevoli le curiosità cinematografiche, come la Cappella della Madonnina del Borghetto e la campana fatta costruire da Peppone nell’episodio Don Camillo Monsignore… ma non troppo (1961), oggi appesa sotto il porticato di via Giglioli. Né può mancare una sosta alla Casa del Sindaco in via Carducci, mentre la Stazione Ferroviaria è alla fine di viale Venturini. A San Secondo Parmense, infine, è sato girato nel 1972 da Mario Camerini l’ultimo episodio della serie, Don Camillo e i giovani d’oggi, con Gastone Moschin e Lionel Stander nei panni del prete e del sindaco.

Sulle tracce dei 2 Ligabue

Elio Germano nel film Volevo nascondermi
© Enrico De Luigi

A Campegine è ambientato Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi, mentre a Reggiolo è stato in parte girato La voce della luna (1990) di Federico Fellini, con protagonisti Roberto Benigni e Paolo Villaggio. Nel film viene rappresentata la Festa della Gnoccata, manifestazione popolare di Guastalla. A Correggio, luogo d’origine del rocker Luciano Ligabue, è stato ambientato il suo Radiofreccia (1998) con scene girate anche a Guastalla e a Gualtieri, borgo del pittore Antonio Ligabue interpretato da Elio Germano nel film Volevo nascondermi (2020), girato da Giorgio Diritti fra i pioppeti reggiani e le banchine del fiume Po.

Parma vista da Bertolucci

Ugo Tognazzi in una sequenza del film La tragedia di un uomo ridicolo

Parma si è rivelata il set di parecchi film e Bernardo Bertolucci ha dedicato varie pellicole alla sua città natale. Ad esempio Prima della Rivoluzione (1964) ambientato al Duomo, in zona Villetta dove in via Vittime Civili di Guerra si trova la casa di Cesare e negli interni di Palazzo della Rosa Prati, l’abitazione di Fabrizio. La cinepresa cattura inoltre il Parco Ducale e il Complesso Monumentale della Pilotta, riutilizzato insieme al Duomo per le riprese di La luna (1979). Come non pensare, poi, a Ugo Tognazzi che nei panni di Primo Spaggiari nel film La tragedia di un uomo ridicolo (1981) percorre in bicicletta sotto la pioggia le strade parmigiane attraversando via Farini, il Ponte Caprazucca e piazza Garibaldi lasciandosi alle spalle San Giovanni, dove in Prima della Rivoluzione si era celebrato il matrimonio tra Fabrizio e Clelia?

Scene da film a Salsomaggiore Terme, Busseto e al Castello di Torrechiara

Stefania Sandrelli e Gérard Depardieu in Novecento
© Cineteca di Bologna © Angelo Novi

Bernardo Bertolucci ha scelto Roncole Verdi, a poca distanza dalla Busseto di Giuseppe Verdi, per un momento del suo Novecento (1976) ambientato nella Corte delle Piacentine. A Salsomaggiore Terme, si possono invece rivivere alcune scene di L’ultimo Imperatore (1987) nel salone moresco del Palazzo dei Congressi.

Il Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme
© Annalisa Inzaina

La città termale è stata spesso scenografia cinematografica: vedi Il carabiniere a cavallo (1961) di Carlo Lizzani, Arabella (1967) di Mauro Bolognini e Il signore delle formiche (2021) di Gianni Amelio, incentrato sulla vita dello scrittore Aldo Braibanti messo alla sbarra perché “colpevole” di amare un altro uomo, ambientato anche a Busseto, Roccabianca, Fidenza e Piacenza. Il Castello di Torrechiara, invece, ha fatto da cornice a pellicole come Addio fratello crudele (1971) di Giuseppe Patroni GriffiCondottieri (1937), diretto e interpretato da Luis TrenkerDonne e soldati (1954) di Antonio Marchi e Luigi MalerbaLadyhawke (1985) di Richard Donner.

Nei caseifici del film sul Parmigiano Reggiano

L’Emilia è cinema anche nel settore gastronomico. Il Parmigiano Reggiano, infatti, è divenuto fonte d’ispirazione per Gli Amigos (2021), diretto da Paolo Genovese. Fra i protagonisti, l’attore Stefano Fresi e lo chef Massimo Bottura alle prese con una scuola di cucina e una sfida a base di Parmigiano che si trasforma in un viaggio alla scoperta di origini e segreti del rinomato formaggio. Per riviverne le atmosfere, è bene sperimentarlo di persona visitando alcuni dei caseifici dove nasce questa prelibatezza, gustosi assaggi inclusi.

Piacenza sul grande schermo

Parte dal centro storico di Piacenza, set di film come Belle al Bar (1994), di e con Alessandro Benvenuti ed Eva Robin’s, prodotto dal piacentino Giorgio Leopardi, un ideale tour che consente di riconoscere luoghi emblematici della città come il Duomo e la Stazione, i locali e i paesaggi che si svelano lungo il Po. Marco Bellocchio, regista originario di Bobbio, ha invece ambientato nel Salone delle Feste di Palazzo Anguissola di Cimafava Rocca scene di Addio del passato (2002), senza tralasciare gli affreschi che celebrano Alessandro Magno. Qui è stato girato anche Avalanche Express (1978), con Lee Marvin e Linda Evans.

Bobbio, borgo “cult” del cinema e di Bellocchio

Bobbio prima dell’alba
© Giacomo Turco © Visit Emilia

Fra i borghi più belli d’Italia, Bobbio accoglie i visitatori con il suo cinematografico Ponte del Diavolo. Qui nel 1965 Marco Bellocchio ha girato il film d’esordio I pugni in tasca, quasi interamente ambientato nel paese dove la sua famiglia amava trascorrere le vacanze estive. Soprattutto nella casa di campagna della madre, immersa nella Val Trebbia, mentre per alcuni esterni sono state scelte le curve della strada statale 45 che segue il corso del fiume Trebbia. Sono stati inoltre ripresi il Ponte Gobbo (all’epoca carrozzabile) e il dirupo di Castelletto, location dell’apice drammatico del film che si sposta anche all’interno della torre campanaria del Duomo di Bobbio. Sempre Bellocchio, ha omaggiato la sua terra e i ricordi dell’infanzia in Vacanze in Val Trebbia (1980) girato a Bobbio e dintorni; e in Sorelle mai (2010) dove si riconoscono le sponde del Trebbia, teatro delle vicende di Giorgio Bellocchio, Alba Rohrwacher e Donatella Finocchiaro.

Castell’Arquato nelle atmosfere di Ladyhawke

Una veduta di Castell’Arquato

Se alcune scene di Ladyhawke sono state girate nel Castello di Torrechiara, altre vedono protagonista il borgo di Castell’Arquato con la sua Rocca Viscontea, la Collegiata, i dintorni della campagna di Bacedasco. Matthew Broderick, Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer fanno vivere qui la storia d’amore della bella Isabeau e del nobile Navarre, condannati a essere sempre insieme ma divisi in eterno dalla maledizione che il Vescovo ha lanciato contro di loro. Si prosegue a Cortemaggiore, dove Francesco Rosi ha girato scene de Il caso Mattei (1972), mentre la diga di Mignano in Val D’Arda ha ospitato l’epico finale de I lupi attaccano in branco (1970), con Sylva Koscina e Rock Hudson. Per finire, è stato girato nel piacentino La finestra di Alice (2012), regia di Carlo Sarti con Sergio Muniz, Debora Caprioglio e Fabrizio Bucci.

 

Share: