Gran finale di ParmaDanza 2024 affidato al Ballet Preljocaj che ha portato in scena al Teatro Regio, in prima nazionale, Torpeur di Angelin Preljocaj più 2 iconiche creazioni della Compagnie francese: Annonciation (1995) e Noces (1989). Da quando ha formato il suo Ballet nel dicembre 1984, Preljocaj ha dato vita a 58 coreografie contemporanee, innovando la nouvelle danse in un potente alternarsi di astrazioni e narrazioni. Attualmente il corpo di ballo è formato da 30 danzatori stabili e presenta ogni anno, in tutto il mondo, una media di 120 rappresentazioni.

Una ballerina, che incarna la Vergine Maria, è seduta su una panca e rimane assorta nei suoi pensieri. È iniziata così Annonciation, costumi di Nathalie Sanson e luci di Jacques Chatelet, ispirata a un tema fra i più ricorrenti dell’iconografia cristiana, l’Annunciazione, «mistero intriso di simbologie antinomiche, eppure così alieno all’arte coreografica», ha dichiarato Preljocaj.

Sulle musiche di Stéphane Roy e di Antonio Vivaldi, ecco aggiungersi una seconda danzatrice che con flessuose, a volte statiche movenze ha indagato il mistero fra misticismo, carnalità e umanità per evidenziare l’attimo in cui la rivelazione dell’Angelo sconvolge Maria.

«Evocare corpi, spazio e tempo. Dare una forma all’indolenza. Trovare un ritmo alla lentezza». Il ballerino e coreografo francese d’origini albanesi ha descritto così Torpeur, per 12 danzatori, performance realizzata in coproduzione con il Festival Montpellier Danse, affidata ai costumi di Eleonora Peronetti, alle luci di Éric Soyer e alle musiche di 79D.

«Il torpore è una condizione del corpo che evoca una rinuncia, provoca una sospensione nel tempo e nello spazio, mette in discussione l’urgenza di muoversi respingendola via, verso un futuro indefinito. Ma può anche generare sensualità, o addirittura un delizioso languore».

Ovvero una messinscena ipnotica e fluida al tempo stesso, fra coppie del medesimo sesso e non. Una danza corale, dinamica, che si è concretizzata in un cerchio di corpi a delineare figure in un sistematico, lento ritmare di gambe e di braccia.

© Roberto Ricci

La serata si è conclusa con Noces, costumi di Caroline Anteski e luci di Jacques Châtelet, sulle note dell’omonimo poema coreografico di Igor’ Stravinskij. Indossando costumi del folclore russo, 5 coppie di ballerini hanno dato vita a un rito barbaro mettendo in scena, attraverso bambole di pezza vestite da spose, la crudeltà dei matrimoni forzati. Tutto ha avuto un che di ginnico fra avvolgenti abbracci e salti mortali mozzafiato, con le ballerine a catapultarsi letteralmente fra le braccia di avidi maschi fino ad allontanarsi, lentamente, dietro le quinte, in una collettiva rassegnazione.

Calorosissimi applausi hanno sottolineato la fisicità ogni singolo ballerino: Baptiste Coissieu, Mirea Delogu, Antoine Dubois, Chloé Fagot, Florine Pegat-Toquet, Clara Freschel, Verity Jacobsen, Florette Jager, Erwan Jean-Pouvreau, Simon Ripert, Valen Rivat-Fournier, Yu-Hua Lin.