Sesta regia per Antonio Albanese – dopo il film drammatico Cento domeniche del 2023 – che ritorna a una comicità venata di thriller, ma non troppo, centrando in pieno il bersaglio.

Umberto (Antonio Albanese), Beppe (Giuseppe Battiston) e Gigi (Nicola Rignanese) sono 3 amici di lunghissimo corso che vivono in un piccolo paese del Nord Italia, affacciato sul Lago d’Orta. Umberto ha dilapidato il patrimonio lasciatogli in eredità dal padre costruttore, alle spalle ha 2 matrimoni falliti e divorzi dolorosi e onerosi. Nonostante tutto, conduce una vita semplice e tranquilla in una casa che non è più sua, con i pochi mobili rimasti, ma con la possibilità di dedicarsi alla musica dodecafonica, suo unico e grande amore.

Beppe fa l’idraulico e vive ancora con la madre, una donna opprimente che lo chiama in continuazione. In paese si dice che non abbia mai avuto una donna e che sia segretamente innamorato di una cugina che lavora nella polizia municipale. Gigi, invece, ha vissuto per anni alle spalle di una zia ricca che, alla sua morte, gli ha lasciato in eredità solo i trucchi e le parrucche.

Una mattina si danno appuntamento a casa di Umberto. Gigi arriva in barca ma sviene quasi subito, stremato dalle gocce assunte in grandi quantità e abbondantemente “ innaffiate ” con superalcolici. Gli amici lo caricano comunque in auto e partono verso la caserma per andare a prendere Toni (Niccolò Ferrero), primogenito di Umberto, che sta uscendo di prigione per l’ennesima volta, sempre per reati minori.

Appena varca i cancelli, il gruppo si dirige verso l’unico bar del paese per festeggiare. All’ennesima perla di saggezza del barista-filosofo Bebo (Bebo Storti), Toni, Umberto e Beppe (Gigi dorme ancora in macchina con il finestrino appena abbassato) decidono di rientrare a casa. Durante il tragitto, però, in un attimo di distrazione Umberto colpisce qualcosa con l’auto. Toni minimizza e convince tutti ad andarsene, ribadendo di non voler tornare in galera. Quando finalmente trovano il coraggio di ricontrollare, la scoperta è agghiacciante: non hanno colpito qualcosa, ma qualcuno. La bicicletta dell’ubriacone Mathias (Francesco Brandi) è finita sulle sponde del lago, facendo supporre che l’uomo sia precipitato in acqua e che possa essere deceduto.

Inizia così una notte infinita popolata da strani personaggi, situazioni talmente assurde da sembrare tragicamente reali, rese dei conti, ma anche momenti d’autentica amicizia e profonda comprensione. Solo con le prime luci dell’alba e grazie all’ennesimo colpo di scena, gli amici riusciranno finalmente a godersi una birra sul piccolo molo davanti a casa di Umberto, mettendo fine a quella giornata interminabile.

Il gruppo di attori, affiatato e convincente, vede ciascuno calarsi alla perfezione nel proprio ruolo. Eccezionale Nicola Rignanese, che nonostante emetta solo versi per gran parte del film riesce con il volto a incarnare in modo magistrale il suo personaggio. Raccontando una normale giornata in un paesino lacustre trasformandola in una surreale avventura notturna, Lavoreremo da grandi è divertente, a tratti esilarante.