Marianne e la storia d’amore con Mick Jagger. Marianne, Keith Richards e lo scandalo di Redlands (quando la polizia, arrivata per una retata, la trovò coperta soltanto da un tappeto: Venere in pelliccia, come la protagonista del romanzo erotico scritto da Leopold von Sacher-Masoch, prozio di sua madre). Marianne, As Tears Go By (che i Glimmer Twins scrissero per lei con il manager Andrew Loog Oldham) e Sister Morphine (che portava la sua firma accanto a quelle di Jagger e Richards; e che i Rolling Stones pubblicarono su Sticky Fingers). Marianne fra Jagger e Alain Delon alla presentazione del film Nuda sotto la pelle (The Girl On A Motorcycle): quello in cui lei indossa una tuta aderente di pelle con una zip che, in una famosa scena, l’attore francese le apre con la bocca scoprendole il seno).

Alain Delon, Marianne Faithfull, Mick Jagger

Marianne di origini nobili e belle letture, amante della poesia romantica e di William Blake. Marianne educata in un convento e catapultata nel vortice della Swinging London di cui diventò una Musa. Marianne simbolo antesignano dell’emancipazione femminile, che rifiuta il ruolo di bambolina decorativa. Marianne perduta nell’oblìo e dimenticata da tutti, dai colleghi e dalla stampa. Marianne che negli anni 70 vive sulle strade di Soho facendo l’elemosina per sfamarsi e comprarsi una dose d’eroina. Marianne che risorge e diventa un figura di culto venerata da Nick Cave e da Billy Corgan, da Beck e da PJ Harvey, da Damon Albarn e da Jarvis Cocker, da Angelo Badalamenti e dai Metallica. Marianne ironica ed elegante, perennemente avvolta dal fumo delle sigarette (l’ultimo vizio che le era rimasto, diceva). Marianne e le canzoni di Bertolt Brecht e Kurt Weill. Marianne, il cinema e il teatro. Marianne che ricordava tutto, malgrado tutto. Marianne e la sua autobiografia che David Browne, su Entertainment Weekly, ha descritto come “il rock memoir probabilmente più onesto che sia mai stato pubblicato ”. Marianne ricordata in questi giorni da Mick Jagger con parole dolci e affettuose.

The Girl On A Motorcycle, 1967

Dopo la morte di Marianne Faithfull, mancata a Londra il 30 gennaio 2025 a 78 anni, il web, i social media, i giornali e YouTube sono stati inondati da messaggi, foto, tributi, ricordi personali, profili, necrologi e pezzi di costume. La sua scomparsa ha smosso le acque, i sentimenti e la memoria della generazione boomer, confermando che – per quanto dimenticata dal mainstream – era pur sempre un personaggio simbolico e larger than life, contenente moltitudini (per dirla come Walt Whitman e Bob Dylan). Complessa, sfaccettata e capace di lasciare un segno profondo in modi ed epoche diverse. La vogliamo ricordare anche noi, con questi 10 flash che senza alcun filo logico raccontano sprazzi e momenti della sua vita, della sua musica e della sua arte.

Quella volta che con lei suonò un giovanissimo Jimmy Page

3° singolo che la Decca pubblicò nel 1965, Come And Stay With Me resta 1 dei più grandi successi della carriera discografica della Faithfull: raggiunse allora il N°4 delle classifiche inglesi. Circola ancora il video con lei 19enne e sorridente in un casto abitino beige orlato di nero sul collo e sulle maniche. Melodia pop, coro e orchestra secondo i canoni di certa elegante musica leggera dell’epoca; alla chitarra nientemeno che un giovanissimo Jimmy Page pre Led Zeppelin, che in quel periodo intratteneva una relazione amorosa con la cantante statunitense e autrice del pezzo, Jackie DeShannon. Una canzone d’innocenza, più che d’esperienza, recuperabile sulla bellissima antologia Songs Of Innocence And Experience 1965-1995 pubblicata nel 2022 da Universal.

Sanremo, 1967

Era il 1967, quando Marianne calò sulla riviera ligure per partecipare al Festival in coppia con Riki Maiocchi e interpretare una canzone, C’è chi spera, scritta da Daniele Pace, Mario Panzeri e Gene Colonnello. La cantò con voce flebile e in un italiano incerto. Non era niente di che: un diafano pop orchestrale con fiati in odore di r&b che passò inosservato nell’anno della tragica morte di Luigi Tenco e della vittoria di Claudio Villa e Iva Zanicchi con Non pensare a me. Non passava inosservata lei, che possiamo ancora ammirare nel filmato in bianco e nero conservato negli archivi Rai e registrato durante le prove (la presenta un Mike Bongiorno in abbigliamento sportivo): delicata come una piuma e deliziosa nel suo severo completo tailleur pantalone di taglio maschile con camicetta sbarazzina e frivolo copricapo in velluto.

Il ritorno dopo un giro all’Inferno

Tanto è stato scritto su Broken English, lo straordinario album che Marianne Faithfull, nel periodo più buio della sua vita, concepì come un vero testamento artistico. «Pensavo che sarei morta presto», spiegò in seguito. «Che quella sarebbe stata la mia ultima occasione d’incidere un disco. E allora mi dissi: al diavolo! Prima di crepare, bastardi, vi farò vedere chi sono». In un momento lugubre per lei e per il mondo – Guerra fredda, terrorismo, paura del nucleare, recessione economica – estrasse dalle viscere un disco gelido e umanissimo, incazzato e romantico, aspro e tagliente, erotico e politico in cui si sentiva eccome l’influenza del punk e del synth pop di quegli anni.

Magnifica la copertina in cui appariva su sfondo nero con il volto semicoperto e immerso in un colore bluastro, in un angolo il bagliore rosso prodotto dall’ennesima sigaretta accesa. Fantastica la sequenza delle canzoni (di esperienza, qui, e non più di innocenza) trasfigurate da quella voce alla nicotina distante anni luce dall’antico timbro virginale.  La title track ispirata alle vicende della terrorista tedesca Ulrike Meinhof e la confessione disarmante di GuiltLa feci ascoltare a Bob Dylan e gli chiesi, un po’ minacciosamente, “capisci che cosa intendo? »), l’ipnotica cover di Working Class Hero di John Lennon, la commovente versione di The Ballad Of Lucy Jordan già incisa da Dr. Hook & The Medicine Show e una rabbiosa Why’d Ya Do It a ritmo reggae e a luci rosse in cui Marianne inveiva contro l’amante traditore infarcendo il suo sfogo di parole sconce (“perché le hai permesso di succhiarti il cazzo? ”: il testo era del poeta, drammaturgo, attore e attivista politico inglese Heathcote Williams).

Thelma & Louise

La meravigliosa The Ballad Of Lucy Jordan commenta anche una scena clou del film di Ridley Scott, quando le 2 protagoniste in fuga interpretate da Susan Sarandon e Geena Davis attraversano in auto di notte una Monument Valley illuminata solo dai raggi lunari. L’incalzante riff di synth e la struggente melodia della canzone scritta da Shel Silverstein, incorniciano il ritratto di una donna con cui sia Marianne che Thelma e Louise sembravano potersi identificare: una 37enne che sogna di scappare dalla monotonìa della sua vita suburbana abbandonando tutto e tutti, famiglia compresa. Anche per lei il destino ha però in serbo un esito amaro (non la morte, ma forse un ospedale psichiatrico).

Quella copertina…

Arrivare subito dopo Broken English, nel 1981, non portò molta fortuna a Dangerous Acquaintances, disco comunque di tutto rispetto che contiene una bellissima ballata come Truth, Bitter Truth e un brano, For Beauty’s Sake, firmato dalla Faithfull a 4 mani con Steve Winwood. A stregare tutti però fu la copertina, con quel primo piano in bianco e nero in cui Marianne appare con i capelli bagnati. Nel suo blog l’autore dello scatto, Clive Arrowsmith, racconta in dettaglio come andarono le cose durante la seduta di shooting. Marianne si presentò in abito elegante e con una pettinatura curata da dama aristocratica inglese, “più adatta alla copertina di Country Life”, pensò il fotografo gallese, che a quella di un album rock and roll intitolato Le relazioni pericolose come il romanzo di Pierre Choderlos de Laclos. Decise a quel punto, e con qualche resistenza da parte dell’interessata, di farle indossare una semplice camicetta e di versarle in testa il contenuto di una grande bottiglia di Perrier dopo averne avvolto il corpo in un grande asciugamano. «Sono stati i 30 secondi più lunghi della mia vita», ha ricordato Arrowsmith riferendosi al tempo necessario per lo sviluppo della polaroid di prova che aveva scattato per convincere la Faithfull, sorpresa e innervosita, della bontà della sua scelta. Aveva ragione lui, e Marianne concordò con il giudizio: forse nessun’altra foto l’aveva fatta apparire così bella, intrigante, sensuale.

Marianne, Hal Willner e Garth Hudson

Hal Willner (1956-2020) è stato, fra le tante altre cose, un uomo capace di ideare e sviluppare concept musicali intelligenti e stimolanti, di rilanciare carriere, di riportare l’attenzione su interpreti e repertori dimenticati. A lui si deve la rinascita artistica e morale di Marianne ai tempi dell’album Strange Weather (1987, la title track porta la firma di Tom Waits e della moglie Kathleen Brennan); non da meno è il Blazing Away di 3 anni dopo, registrato dal vivo fra il 25 e il 26 novembre 1989 alla St. Anne’s Cathedral di Brooklyn sotto la sua guida e con un top team di musicisti che comprendeva, fra gli altri, il fedele partner artistico e direttore musicale Barry Reynolds, Dr. John, il chitarrista Marc Ribot, il bassista di Lou Reed, Fernando Saunders, e il tastierista/fisarmonicista Garth Hudson, geniale mente musicale di The Band a sua volta scomparso di recente. È qui che il suo classico repertorio rivive aggiornato in chiave semiacustica e più austera, con un’eleganza e una finezza adatte a un’interprete di gran classe, sempre più a suo agio nei panni della chanteuse che sfoggia con charme e con orgoglio il suo vissuto, le sue rughe le sue ferite.

Il talento di Irina Palm

È più in là con l’età (60 anni compiuti), decisamente più corpulenta e più segnata nel fisico, Marianne, quando nel 2007 interpreta al cinema il suo personaggio più memorabile: quello di una nonna vedova che per procurarsi i soldi necessari per le urgenti cure mediche del nipote non si fa scrupolo di trovare lavoro in un sordido localino del red light district di Soho. Lì, al riparo da occhi indiscreti, si rivela abilissima masturbatrice dei clienti con cui l’unico contatto avviene attraverso il glory hole, la fessura in cui essi introducono il loro membro. Un ruolo delicato e difficile, in una commedia grottesca dagli imprevisti risvolti romantici e sentimentali, che la Faithfull interpreta con grazia, compostezza, spregiudicatezza e ironia inarrivabili. Difficile, dopo di lei, immaginare qualsiasi altra attrice alle prese con quella parte.

Alla corte del Sgt. Pepper

1 anno dopo avere scoperto di avere un tumore al seno, la Faithfull venne in Italia per partecipare a un evento che in pochi ricordano. Il 21 settembre 2007 prese parte a un tributo a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles insieme a Badly Drawn Boy, Jarvis Cocker, Alex Chilton, Robyn Hitchcock, Russell Mael degli Sparks, Peter Murphy, Beth Orton e i Residents, accompagnati dal tastierista Todd Jaeger, dalla rock band californiana Baby Lemonade (che dagli anni 90 e fino alla sua morte aveva affiancato Arthur Lee dei Love) e dalla London Sinfonietta diretta da Jurjen Hempel.

Un cast di stelle riunito nell’ambiente ben poco glamour del piazzale della Fiera di Milano a Rho per 1 spettacolo organizzato nell’ambito della manifestazione MiTo Settembre Musica e inficiato da problemi logistico-organizzativi, carenza di prove e scarsa presenza di pubblico a causa di una promozione deficitaria. Pur segnata dalla malattia, Marianne si presentò alla platea sorridente e ben disposta (mentre nel backstage, pare, si lamentò delle condizioni disagevoli dei camerini e della loro distanza dal palco). Regalò al pubblico versioni un poco zoppicanti di She’s Leaving Home e A Day In The Life (quest’ultima in coppia con Cocker), evitando poi di partecipare per stanchezza al gran finale. La Orton, che sempre tramite Willner l’aveva incontrata la prima volta nel 2005 al Meltdown Festival di Londra affidato quell’anno alla direzione artistica di Patti Smith, ha scritto nei giorni scorsi uno dei post più toccanti in sua memoria.

L’ultimo disco

L’ultimo album di Marianne Faithfull risale al 2021 e ha rappresentato per lei la realizzazione di un sogno coltivato per 50 anni. Accompagnata dagli eterei soundscapes imbastiti dal violinista e polistrumentista dei Bad Seeds, Warren Ellis, con il contributo di Nick Cave (al pianoforte e al vibrafono), di Vincent Segal (al violoncello) e di Brian Eno (clarinetto, sintetizzatore, effetti e arrangiamenti) , in She Walks In Beauty mette la sua voce grave e il suo piglio da attrice teatrale al servizio di testi che portano la firma di Byron e Keats, Shelley e Wordsworth, Hood e Tennyson: i suoi poeti romantici preferiti. Un disco recitato e non cantato, impegnativo e non per tutti, ma che documenta fedelmente l’anima artistica della Faithfull nell’ultima fase della sua carriera, sofferente e in faticoso recupero dopo avere contratto il Covid-19 e avere rischiato ancora una volta la vita.

L’ultima foto?

© Oscar Dunbar

È apparsa in questi giorni su Instagram una foto postata da Oscar Dunbar, nipote dell’artista, che la ritrae in compagnia di Roger Waters presumibilmente nei primi giorni di gennaio. Indossando la sua t-shirt nera d’ordinanza, l’ex Pink Floyd cinge col braccio una Marianne invecchiata, con i capelli corti ma sorridente, seduta accanto a una finestra e di fronte a un tavolo ricolmo di oggetti (fra cui bicchieri, tazze, 1 telecomando, 1 spazzola per capelli, 1 paio d’occhiali, 1 salvavita).

Waters e Faithfull si conoscono dagli anni 60 e hanno collaborato in più occasioni. Nel luglio del 1980, 8 mesi dopo la caduta del Muro di Berlino, Marianne venne invitata da lui a partecipare alla rappresentazione dal vivo di The Wall nella città tedesca per interpretare (in The Trial) il ruolo della madre di Pink. Per lei, Roger ha scritto Sparrows Will Sing (inclusa nell’album Give My Love To London, 2014), mentre in occasione dell’antecedente Vagabond Ways (1999) le aveva regalato un inedito scritto per i Floyd (pare in omaggio a Syd Barrett), datato 1968 e intitolato Incarceration Of A Flower Child: cartolina di un’epoca che entrambi, giovani intrepidi e affamati di vita, avevano vissuto da protagonisti.