Il primo, “deus ex machina ” della Pop Art americana nato a Stoccolma nel 1929 e scomparso a New York nel 2022, dall’1 al 31 dicembre 1961 mise in mostra a Manhattan, nel suo The Store del tutto temporary al 107 della East Second Street, una serie di sculture in gesso che raffiguravano cibi del consumismo più gozzovigliante e oggetti d’uso quotidiano. Dopodichè si mise a ingigantire smisuratamente coni gelato, timbri con la dicitura FREE, scatole di cerini, ruote e manubri di bicicletta, binocoli, bottiglie, spazzolini da denti, archi e frecce, cucchiai e ciliegie, tramutandoli in monumenti da posizionare negli spazi urbani: come Ago, Filo e Nodo che dal 2000 svetta in piazzale Cadorna, a Milano.

Il secondo, classe 1980, originario di Camden (New Jersey), si diverte a esplorare la contemporaneità con video, installazioni, dipinti e sculture che cortocircuitano la pop culture, il consumismo, la storia dell’arte, il modern design. Un suo video site-specific, Rubber Pencil Devil del 2018, ha trovato la più consona proiezione dal 13 novembre 2020 al 10 gennaio 2021 negli spazi di Prada Rong Zhai, a Shanghai.

Insieme, connessi “ad hoc ” tanto visualmente quanto concettualmente, Claes Oldenburg e Alex Da Corte sono in mostra nel medesimo spazio milanese all’8° piano della Torre di Fondazione Prada. Aderiscono ad Atlas, il progetto espositivo che propone lavori realizzati fra il 1960 e il 2022 da artisti internazionali con lo scopo di tracciare una mappatura delle idee e delle visioni che hanno contribuito allo sviluppo delle attività di Fondazione Prada dal 1993 fino a oggi.

Claes Oldenburg, Mouse Museum, 1965-1977
Photo © mumok – Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien
On loan from the Austrian Ludwig Foundation

Che Da Corte identifichi da sempre Oldenburg come la figura di riferimento per la propria, inaspettata reimmaginazione di tutto ciò che è familiare, lo testimonia il suo Mouse Museum (Van Gogh Ear) assemblato nel 2022 per l’antologica Mr. Remember allestita al Louisiana Museum di Humlebæk, in Danimarca. Lavoro che in quest’occasione viene affiancato/contrapposto al Mouse Museum (1965-1977) di oldenburghiana memoria preso in prestito dal mumok/Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien.

Si tratta dell’iconica raccolta di 385 fra oggetti, modellini e studi dei suoi lavori artistici (fra cui 1 soffice telefono, 1 afflosciato aeroplano, 1 pallina da golf, 2 minuscoli guantoni da boxe e 1 quadretto kitsch da 1 dollaro e 29 cents) messa in bella mostra nel 1965 sopra una mensola del suo appartamento, intitolata museum of popular art, n.y.c. e rinominata nel 1972 a documenta 5 (Kassel, Germania) Mouse Museum, per via della pianta della struttura che ricalcava la forma di Geometric Mouse, con la testa di Topolino a fondersi coi contorni di una cinepresa.

Alex Da Corte, Mouse Museum (Van Gogh Ear), 2022
Photo: Malle Madsen
Courtesy Alex Da Corte studio

Dentro e fuori, il Mouse Museum (Van Gogh Ear) di Alex Da Corte è dunque la fedele riproduzione del Mouse Museum di Claes Oldenburg (stessa tecnica, stessa disposizione oggettuale), ma con un sovrappiù d’umorismo nero evidenziato da quel Van Gogh Ear che mira simbolicamente a tagliare l’orecchio sinistro del Geometric Mouse dello scultore svedese alludendo all’orecchio (auto)mozzato di Vincent van Gogh. Il tutto scandito dalla “mise en scène ” di 121 oggetti pop estrapolati dalla collezione dell’artista americano: vedi il portapenne di Bart Simpson, il gatto Garfield, la bacchetta magica di Harry Potter, il bicchiere in plastica del Beer Pong, il confetto degli M&M’s e il calco in schiuma del viso di Marcel Duchamp. Il quale avrebbe apprezzato non poco questi 2 Mouse Museum esposti per la prima volta insieme.