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Arte pandemica

Tra i più colpiti da questa crisi pandemica ci sono gli artisti – dai musicisti, agli attori e così via – che lamentano condizioni economiche a dir poco tragiche, denunciando uno Stato pressochè latitante nei loro riguardi. Situazione, questa, che ci fa molto riflettere ma per un semplice motivo: dove sarebbe la novità? Qualsiasi Governo Italiano, dal 1945 in poi, ha sempre trattato in questo modo l’arte in ogni sua espressione. Un’arte fatta da individui che purtroppo non hanno mai trovato collocazione in categorie riconosciute e protette da validi sindacati.

Solo gli artisti di successo guadagnano talmente tanto che (se sono stati previdenti) avranno risparmiato abbastanza da permettersi una vecchiaia tranquilla e agiata. L’altro 90%, invece, è già normalmente invisibile e alla fame. Figuriamoci di questi tempi da coronavirus. L’Italia pare non essere un paese per artisti. Ma da chi è fatta l’Italia? Possiamo credere che ci sia una qualche strana ragione nascosta nelle pieghe della Costituzione? Qualcosa o qualcuno che trami contro la più pura e antica capacità dell’essere umano: quella di concepire e creare opere d’arte? Certo che no. L’Italia, semplicemente, è fatta dagli italiani. Quindi la colpa è solo nostra. I motivi? Sono molteplici e insiti nel nostro carattere. Non ci permettiamo certo di scrivere un trattato psicologico e tantomeno di consigliare cure. Ma se ci guardiamo attorno, anche solo a livello superficiale, vediamo immediatamente parecchie cose che non tornano.

In primis la scuola, che sottovaluta materie come l’arte e la musica trattandole a livello d’educazione fisica, se non meno. Qual è il divertimento maximo dell’adolescente? La discoteca, non il concerto. In tv, quando ci capita di vedere un programma serio di cinema, teatro, musica? A notte fonda. Qual è la maxima aspirazione per una adolescente? Fare la influencer o la velina, giammai l’attrice. E potremmo andare avanti per ore su questi toni. Chi si mette nel Belpaese a studiare il design e l’architettura urbana? Soprattutto gli stranieri. Ai musicisti, le cui band potrebbero magari comporre pezzi propri, viene invece imposto di suonare cover nei locali “per non annoiare la gente“.  Chi non tutela e non restaura manufatti e antichità? Lo Stato. E chi è lo Stato? Noi.

Negli Stati Uniti (o in qualsiasi altra società cosiddetta evoluta) sono gli stessi, affermati artisti a promuovere onorevoli cause affinchè il loro esempio serva a scopo educativo e di aiuto agli emergenti. Ma d’altronde, laggiù, hanno scuole come si deve, gli artisti sono seri professionisti e hanno “studiato”. Ci sono posti dove non basta essere l’amico dell’amico: devi anche essere bravo. E quando sei bravo, invece di lamentarti – duole dirlo – devi emigrare.

Foto: © Eleonora Tarantino

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