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Arabia Saudita. Dagli inesplorati Farasan Banks, alla dinamica Jeddah

La magia di navigare fra selvaggi isolotti bianchi che emergono dal blu cobalto di reef (le barriere coralline) incontaminate. Approdare su piccoli banchi di sabbia, regni sperduti di colonie di uccelli marini e tartarughe che vi giungono a deporre le uova. Immergersi lungo pareti che s’inabissano nel blu, seguendo il moto perpetuo delle onde fra giardini di corallo intatto e immense gorgonie popolate da spugne dalle tonalità inaspettate. Incontrare banchi di pesce pelagico, squali pinna bianca, sinuosi barracuda.

Un dettaglio della barriera corallina a sud di Jeddah

Mi trovo lungo la costa saudita del Mar Rosso, i Farasan Banks tanto amati da Jacques Cousteau: l’estesa, inesplorata barriera corallina 250 km. a sud di Jeddah, fuori dalle rotte più battute e solo di recente aperta al turismo subacqueo. Da piccolo villaggio di pescatori affacciato sulle ricche acque marine e abitato dalla tribù dei Quda’a, oggi Jeddah è una città moderna, multietnica, dinamica. Passeggio lungo la Corniche che percorre la costa fra palazzi in vetro e specchi, e osservo affascinata la Jeddah Tower: sembra un fascio di foglie che spunta dal terreno a voler bucare le nuvole. Il lungo pennacchio d’acqua della fontana del Re Fahd s’illumina come per magia mentre sorseggio un Al-Qahwa, il tipico caffè al cardamomo accompagnato con datteri e frutta secca. A ogni incrocio, una varietà di mastodontiche sculture di celebri artisti quali Henry Moore e Joan Miró.

La Public Sculpture Collection di Jeddah

Raggiungo l’estremità nord della Corniche, dove sorge la Moschea galleggiante di Al Rahma. Durante l’alta marea, sembra letteralmente galleggiare sulle onde. Non mi sembra affatto di stare in un paese desertico!

Il centro storico, poi, è una rivelazione affascinante. Un dedalo di viuzze fra alte e sbilenche case in pietra corallina con le facciate adornate dalle caratteristiche mashrabiyya, le griglie di legno finemente intarsiate che oltre a favorire la ventilazione permettevano alle donne di curiosare, nascoste da occhi indiscreti, la vita brulicante della strada. Mi perdo tra le bancarelle del souk che traboccano di datteri, spezie, souvenir religiosi, botteghe di abiti tradizionali. Tutto per una multicolore clientela locale, in cui il bianco degli uomini fa da contrasto al nero prevalente delle donne con le occasionali spruzzate cromatiche di alte donne d’origine africana o di floreali asiatiche.

Mi inoltro su ripide scale per curiosare le 106 stanze nella casa/museo di Omar Nassif, influente mercante dell’800, sontuosamente arredate con terrazze affacciate su un giardino interno. Qui visse anche il 1° monarca Saudita Abdulaziz Ibn Saud dopo il suo rientro dall’esilio in Kuwait. Si narra che accumulò più di 16.000 libri che potevano essere liberamente letti da chiunque intendesse fargli visita.

Un palazzo di Jeddah

La mia innata passione per i deserti mi conduce fra le dune color ocra, le selvagge vallate rocciose dai ricchi palmeti e gli spettacolari faraglioni d’arenaria corrosa dal vento in forme scenografiche di AlUla, l’oasi perduta lungo la via dell’incenso. Difficile descrivere la meraviglia guardando la bellezza delle tombe nabatee di Hegra (sito UNESCO insieme a Petra). Oltre 100 interi e isolati blocchi di roccia color ocra, scolpiti e ricamati da simboli e capitelli… sfiorati solo dalla calda carezza del vento desertico.

Uno scrigno di ricchezze, fascino e mistero da scoprire al più presto, prima che le ambiziose strategie della Saudi Vision 2030 tanto promossa dal principe ereditario Mohammed bin Salman, non stravolga tutto con progetti faraonici diversificando l’economia per ridurre la dipendenza del paese dalla produzione del petrolio. Come la realizzazione della fantascientifica megalopoli di Neom, provincia di Tabuk, fra la Costa del Mar Rosso e il Golfo di Qquaba. Non una semplice smart city, ma un avanzato hub industriale, commerciale e residenziale del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico.

E al centro The Line, la prima città cognitiva (lunga 170 km.) dove la popolazione interagirà con le più avanzate tecnologie d’intelligenza artificiale. Il giovane erede promette che non ci saranno strade, nemmeno automobili, 0 emissione di carbonio, ma solo collegamenti con treni sotterranei ad alta velocità. Spero, nella promessa di Mohammed, che non si debbano sacrificare la natura e la bellezza del paese, bensì costruire attorno ad esse.

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