Sulla copertina di Future Soul disegnata dal fumettista e illustratore Marc Sasso, Susan Tedeschi e Derek Trucks sono ritratti come 2 supereroi da cartoon: tuta aderente, chitarra elettrica in mano e sguardo fiero rivolto verso l’orizzonte. L’effetto cringe è dietro l’angolo, ma trattandosi di 2 anti star per eccellenza si capisce subito che l’intento è ironico e parodistico.

Eppure qualcosa d’eroico, a ben guardare, c’è in questa loro cocciuta determinazione ad abitare il pianeta mainstream muovendosi controcorrente (hanno una loro etichetta ma sono pur sempre distribuiti da Concord Music Group/Universal, quindi da una major). Arrivano da un’altra galassia rispetto a tanti protagonisti della scena contemporanea, con una grande consapevolezza storica e conoscenza del passato: discendenti diretti della tradizione del blues elettrico e dell’Allman Brothers Band (con cui Trucks, nipote del batterista originale della formazione, ha iniziato a suonare quand’era adolescente dopo avere esordito a 13 anni a fianco di Buddy Guy); discepoli ideali di Delaney & Bonnie & Friends, dei Derek and the Dominos di Eric Clapton e dei Mad Dogs & Englishmen di Joe Cocker e Leon Russell, gli ultimi 2 collettivi esplicitamente omaggiati in questi anni con spettacoli e dischi dal vivo in cui la Tedeschi Trucks Band ha voluto ricreare lo spirito comunitario e l’articolato linguaggio musicale di quelle pittoresche carovane musicali.

Tedeschi Trucks Band 
© Chapman Baehler

Coppia artistica e nella vita con innumerevoli concerti e 5 album di studio alle spalle (compreso un ambizioso concept pubblicato in 4 “ fasi ” nel 2022, I Am The Moon), i biondi Susan e Derek guidano oggi un’orchestra elettrica di ben 12 elementi di cui fanno parte il vocalist Mike Mattison (a sua volta leader di una band, i Trash Magic, con cui a gennaio scorso ha pubblicato 1 album), altri 2 cantanti/percussionisti, 2 batteristi, 1 bassista, 1 tastierista e 1 sezione fiati con sassofono, tromba e trombone. Una compagine di musicisti di grande livello, alcuni dei quali anche compositori in grado d’alimentare il repertorio del gruppo con canzoni di qualità.

Suonano tutti insieme con una tale coesione e souplesse da aver lasciato a bocca aperta, in una recente apparizione nel suo programma, una vecchia volpe della radiofonìa come Howard Stern, grazie a un’incendiaria medley di brani di Sly & the Family Stone suonata durante il soundcheck e poi ripetuta a grande richiesta del conduttore durante lo show trasmesso in pubblico. Il funk psichedelico di Sly, del resto, rientra nel novero degli idiomi che la band parla correntemente, come dimostra il groove di Crazy Cryin’, il trascinante pezzo che apre Future Soul: il disco in cui la DTB tiene in disparte le sue credenziali da jamband per focalizzarsi sul formato canzone, aiutata in questo da 1 coproduttore esperto, versatile e senza paraocchi come Mike Elizondo, abituato a frequentare il mondo del rap (Eminem, Dr. Dre, 50 Cent) come quello dell’alt rock (Twenty One Pilots); il country pop tradizionale (Carrie Underwood), ma anche la roots music più nobile (Ry Cooder), anche se imbracciando la sua fedele Gibson SGDiavoletto ” del 1961 e le altre sue chitarre Trucks non rinuncia mai a sfoderare assoli fluidi, lirici o graffianti, sempre straordinariamente eloquenti (un vezzo démodé solo per chi non può vantare la sua storia e la sua sensibilità musicale).

Susan Tedeschi e Derek Trucks

Soltanto Who Am I (scritta dai 2 bandleader con Mattison e il tastierista Gabe Dixon e proposta, insieme a 1 altro brano, anche in versione dal vivo nel Cd deluxe a tiratura limitata), impiega quasi 5 minuti per dipanare la sua trama rock blues con un andamento placido e smooth che irradia calore e luminosità come una torrida serata estiva trascorsa contemplando le stelle e la natura selvaggia che circonda lo Swamp Raga Recording, il loro home studio a Jacksonville, in Florida, che ha ospitato le session di registrazione assieme ai Phantom Studios di Gallatin, nel Tennessee. Subito dopo Hero, che Tedeschi e Trucks hanno composto col batterista Tyler Greenwell, scompagina le carte in tavola con una mossa a sorpresa che scuote le orecchie: «È la nostra versione del punk», ha dichiarato Derek, che al di là della predilezione per le camicie di flanella a quadri non aveva mai mostrato fino a oggi alcuna affinità con il grunge e l’alternative rock che negli anni 90 della sua adolescenza dominavano su MTV e sulle frequenze delle radio FM internazionali. Di sicuro non avevamo mai sentito Susan, bella e grintosa voce soul blues formatasi ascoltando Bonnie Raitt, Janis Joplin, Aretha Franklin e Mahalia Jackson, cantare con tanta angoscia e tanta rabbia, né suo marito sciorinare riffs con quella ferocia e a quel volume, soprattutto nel turbinoso finale: tanto da farsi convincere – lui, purista del suono che ha sempre aborrito pedali ed effetti – a usare un Octavia vintage per amplificare oltre misura la sua Flying V, come ha raccontato di recente a Pop Matters, testata online, ottenendo così il suono esplosivo e aggressivo che il brano richiedeva.

Quel dispositivo glielo ha messo a disposizione il tecnico delle chitarre della Tedeschi, Ryan Murphy, hendrixiano doc che magari ha messo il becco anche in quella title track che da Jimi sembra prendere in prestito il riff hard e travolgente, in contrasto con le sonorità più rilassate e familiari delle altre canzoni. Riscaldata dal calore dei fiati, nel midtempo disinvolto di I Got You e nell’andamento easy di Be Kind, la DTB reincarna lo spirito delle antiche band di Clapton, Cocker e dei coniugi Bramlett, mentre nel bel country-soul di What In The World e in Under The Knife (cantata in duetto da Tedeschi e Mattison e con una melodia in cui Trucks sostiene di cogliere un che di David Bowie), Derek si conferma un maestro della slide, deliziando gli intenditori anche nel dialogo chitarristico sdoppiato sui 2 canali stereo di Devil Be Gone, un incalzante swamp blues in stile Bonnie Raitt e di autentica marca sudista; negli originali e liquidi lick r&b della raggiante Shout Out e nelle scale d’origine indiana di Ride On (perché il musicista classico indostano Ustad Ali Akbar Khan e il suo sarod sono impressi nel suo dna come le chitarre blues di Duane Allman e di Elmore James).

Sono altri bei segnali di vitalità e di resistenza disseminati da lui e da Susan in 1 album che nell’inciso di Future Soul (“ Spero che il tuo futuro abbia un’anima ”) conia una sorta di slogan «contro l’intelligenza artificiale» e nel complesso reagisce a un momento di grande caos, incertezza e tensione planetaria raccontando in maniera piana e semplice i sentimenti e le storie di tutti i giorni per arrivare a una semplice verità: «Di questi tempi, i veri supereroi sono le persone comuni».