Si è rivelato un appuntamento fra i più significativi della stagione coreutica Cenerentola, presentato al Teatro Regio di Parma dal Balletto del Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume, prodotto dal coreografo Leo Mujić, su partitura di Sergej Prokofjev, con la drammaturgia di Bálint Rauscher.

L’approdo in Italia del Rijeka Ballet ha rappresentato una duplice opportunità: conoscere una realtà artistica di lunga tradizione e assistere, nel consueto appuntamento La danza dietro le quinte curato da Valentina Bonelli, alla presentazione danzata del balletto attraverso la performance di Giorgio Otranto e Isabelle Zabot, arricchita dagli interventi del maître de ballet Daniele Romeo e dalla dimostrazione di alcuni brani coreografici. «Questo spettacolo, ancora poco frequentato in Italia, offre la possibilità di riscoprire un capolavoro del ‘900 presente di rado nei cartelloni», ha spiegato Valentina Bonelli.

«Fondato nel 1946 sotto la guida di Olga Orlova, il Balletto del Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc ha costruito nel tempo una solida identità artistica, inizialmente orientata al grande repertorio classico. Per comprendere appieno la portata di Cenerentola, è necessario partire dalla sua genesi musicale. Prokofjev lavorò alla partitura fra il 1941 e il 1944, in un periodo segnato dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante le restrizioni ideologiche dell’epoca, l’opera riuscì a esprimere una straordinaria ricchezza narrativa ed emotiva, grazie anche a interpreti di grande carisma come Ol’ga Lepešinskaja e Galina Ulanova».

Ksenija Krutova e Yurika Kimura

Daniele Romeo ha raccontato così l’evoluzione della compagnia: «Nel corso dei decenni, grazie anche al contributo di direttori e coreografi di varia provenienza, l’ensemble ha progressivamente ampliato il proprio repertorio includendo opere moderne e contemporanee. Divenuto indipendente nel 1990, il Balletto ha consolidato la propria versatilità presentando produzioni che spaziano da titoli canonici come Giselle e Lo schiaccianoci, fino a creazioni più sperimentali. Nonostante le dimensioni contenute, la compagnia ha saputo affermarsi anche a livello internazionale, partecipando a festival e tournée nei principali teatri europei. Il balletto debuttò nel 1945 al Teatro Bolshoi di Mosca con la coreografia di Rostislav Zakharov, figura centrale del cosiddetto “ realismo sovietico ”. La coreografia, pur caratterizzata da una certa ieraticità nelle pose e nei tableaux vivants, introduceva una dinamica espressiva destinata a influenzare il balletto occidentale».

Marta Kanazir e Ali Tabbouch

Valentina Bonelli non ha poi mancato di precisare che «nel 1946, Konstantin Sergeev riprese il titolo al Teatro Kirov di Leningrado, consolidandone la diffusione. Negli anni successivi, coreografi come Frederick Ashton (con la celebre versione del 1948 per il Royal Ballet) e Rudolf Nureyev (autore di una spettacolare rilettura per l’Opéra di Parigi) hanno reinterpretato il balletto, confermandone la vitalità artistica».

La versione presentata al Teatro Regio si è distinta per la sua forte impronta contemporanea. Leo Mujić ha proposto una rilettura che si è discostata dall’immaginario fiabesco tradizionale, “ punte sì, tutù no “, per approdare a una dimensione più intima e realistica. Messinscena essenziale, quasi astratta; linguaggio coreografico che fonde tecnica neoclassica e gestualità contemporanea; una danza incisiva, dinamica, fortemente espressiva. L’elemento centrale della visione di Mujić è la totale reinterpretazione della fiaba: 2 trame in 1 solo destino. L’incontro fra Cenerentola e il Principe non rappresenta una reale via di fuga, ma si configura come un sogno.

Marta Voinea Čavrak, Yurika Kimura, Tea Rušin
© Dražen Šokčević

Qual è la realtà? Una fanciulla orfana di madre, un padre che si ricostruisce la vita con una petulante vicina con 2 figlie molto esuberanti. Cenerentola resta comunque segnata dalla violenza domestica e dall’oppressione familiare. Il suo è un consapevole cammino che si riscatterà nell’amore: non di un principe, ma di un semplice fattorino. Lettura, questa, che avvicina il balletto alla sensibilità contemporanea ponendo al centro tematiche come l’identità, l’autodeterminazione, il valore individuale. Nel ruolo di Ella/Cenerentola ha debuttato Yurika Kimura, affiancata da Leonard Cela nella parte del Principe (John) e da Marta Kanazir (la madre e la fata madrina), Marta Voinea Čavrak e Tea Rušin (le sorellastre), Ksenija Krutova (la matrigna) e Ali Viktor Tabbouch (il padre), insieme a Isabelle Zabot e a Giovanni Liverani.

Sonja Milovanov, Laura Anamaria Orlić, Alessia Tacchini, Jody Bet, Benjamin Cockwell, Giorgio Otranto, Federico Rubisse e Samuele Taccone, hanno evidenziato la dimensione internazionale della compagnia, mentre la produzione si è avvalsa di un team artistico di grande livello: scene di Stefano Katunar, costumi stile anni 50, abiti in technicolor di Manuela Paladin Šabanović e luci di Aleksandar Čavlek, coerenti con l’estetica minimalista di tutto l’insieme.

© Milan Đekić

Questa Cenerentola si è configurata come un ponte fra epoche: da un lato, la partitura di Prokof’ev che continua a emozionare per la sua forza narrativa e musicale; dall’altro, una rilettura che interroga il presente mettendo in discussione il lieto fine e restituendo alla protagonista una dimensione profondamente umana. Fra sogno e disillusione, tradizione e innovazione, la messa in scena ha confermato la capacità del balletto di reinventarsi, mantenendo intatta la propria potenza evocativa. Applausi a scena aperta per tutti, nota di merito alla matrigna Ksenija Krutova che ha calcato il palcoscenico con autorevolezza. E non è rimasto inosservato quel suo bizzarro caschetto stile Valentina fumettistica di Guido Crepax.