Se ne parla continuamente. Si susseguono annunci roboanti e promesse quasi fantascientifiche. Ci si domanda se sarà la soluzione dei problemi del mondo, come molti proclamano, oppure la sua rovina. La troviamo già sul cellulare, ne fanno uso i ragazzi per fare temi e compiti a casa: senza leggere e senza studiare, semplicemente premendo 1 tasto (grazie a ChatGPT e altri LLM, per large language model). A causa sua c’è chi ha perso il lavoro (pubblicitari, sceneggiatori, grafici…) o lo sta perdendo (insegnanti, traduttori, giornalisti…). Altri (personalità dello spettacolo, attori, noti medici) scoprono che la loro immagine e la loro voce vengono utilizzate illegalmente per diffondere video pubblicitari o false notizie.

Armi intelligenti teleguidate riescono a colpire a distanza, grazie ad essa, precisi bersagli. Sto parlando di Intelligenza Artificiale, A.I., la tecnologia che consente ai computer di simulare, in modo sempre più realistico, capacità che credevamo soltanto umane come scrivere, riconoscere volti, comporre musica, analizzare dati sanitari, proporre ipotesi scientifiche. Quando ho scritto la prima inchiesta sui “computer intelligenti ” nel 1982 (per il settimanale Panorama) si parlava poco, sui media, di questo campo di ricerca d’avanguardia che si stava sviluppando da molti anni, soprattutto negli USA (la definizione Artificial Intelligence fu adottata ufficialmente nel 1956 al convegno di Darmouth, nel New Hampshire), ma non aveva ancora prodotto risultati significativi.

Ci lavoravano insieme, in uno sforzo transdisciplinare, matematici, neuroscienziati, informatici, psicologi cognitivi. Fra i padri fondatori, premio Nobel nel 1978, lo psicologo ed economista Herbert Simon. Era da poco uscito il film Blade Runner e nel servizio appariva il fotogramma in cui Harrison Ford intervistava il replicante per scoprire se si trattasse o meno di un uomo. Sono trascorsi 50 anni e perfino questo test, oggi, ha poco senso. Domani, chissà?, non sarà nemmeno la macchina a cercare di sembrare un uomo, ma l’uomo a cercare di sembrare una macchina.

La scienza non è più la stessa. L’A.I. può confrontare milioni di dati in millesimi di secondo e trovare correlazioni inaspettate tra fenomeni a cui l’uomo non era arrivato. Ma non sappiamo ancora se basterà a produrre rivoluzioni scientifiche significative. Intanto la matematica, linguaggio per eccellenza di ogni indagine scientifica, sembra essersi dedicata al business. Le menti più geniali vengono contese dalle grandi aziende high tech, che hanno fatturati superiori al Pil di molti stati (fatturato di Amazon, nel 2023, 538 miliardi di dollari; Pil della Grecia, 243 miliardi di dollari). Le Big Tech (Alphabet-Google, Amazon, Microsoft, Apple, Meta-Facebook) offrono loro stipendi stratosferici e possibilità di lavorare con computer potenti e centri dati impossibili da ottenere nelle università. I 2 Nobel 2024 per fisica e chimica sono stati attribuiti rispettivamente al britannico-canadese Geoffrey Hinton ( insieme a David Rumelhart e Ronald Williams ) e al britannico Denis Hassabis (con John Jumper e David Baker) per risultati in campo A.I.

Rick Deckard (Harrison Ford) e la replicante Rachael (Sean Young) in una sequenza di Blade Runner

L’informatico, psicologo e scienziato cognitivo Hinton, l’ha ottenuto per le ricerche sulle reti neurali artificiali e l’apprendimento automatico che sono alla base degli straordinari sviluppi più recenti dell’Intelligenza Artificiale. I suoi risultati nel campo del riconoscimento delle immagini sono stati così significativi che la prima azienda fondata con i suoi studenti, Alex Krizhevsky e Ilya Sutskever, è stata acquisita da Google nel 2012, prima ancora di essere operativa, per 44 milioni di dollari. (In ogni caso Hinton, nel 2023, ha lasciato Google per sentirsi libero di criticare gli sviluppi potenzialmente pericolosi dell’A.I.). Il neuroscienziato, informatico, scacchista e creatore di videogiochi Hassabis, ha ottenuto il Nobel per i risultati sul ripiegamento delle proteine (fino a pochi anni fa sogno impossibile della ricerca) e la loro progettazione computazionale. Nel 2010 è stato il fondatore, con Shane Legg e Mustafa Suleiman, della start up Deep Mind acquisita da Google nel 2014 per 500 milioni di dollari.

Geoffrey Hinton

Il legame fra scienza, tecnologia e business veniva anche sottolineato dal nome del grande yacht tragicamente affondato nel 2004 che apparteneva alla moglie del britannico Richard Lynch, esperto di apprendimento automatico e imprenditore di successo. Si chiamava Bayesian dal nome di un teorema della teoria della probabilità, il teorema di Bayes, usato nell’A.I. Oggi pare che l’Intelligenza Artificiale sia solo uno strumento di affari e di potere. Ma il suo fascino straordinario, almeno nell’anelito dei suoi primi geniali creatori, era la ricerca puramente scientifica sul funzionamento del cervello umano e il tentativo di riprodurre il pensiero con i computer. È giusto raccontarlo. Lo racconteremo.