Perlomeno incuriosisce che a pochi mesi da Loose Talk, l’album strumentale che Bryan Ferry ha motivato con le spoken words della poetessa e pittrice scozzese Amelia Barratt, Brian Eno abbia pubblicato 2 dischi insieme all’artista concettuale e compositrice angloamericana Beatie Wolfe.

Brian Eno e Beatie Wolfe
© Cecily Eno

Casualità o calcolo? Sia quel che sia, i 2 rivali dei Roxy Music che fecero fuoco e fiamme per la leadership nel gruppo inglese (fino all’addio di Eno nel 1973 dell’album For Your Pleasure, tramutatosi 29 anni dopo in riappacificazione con I Thought, il pezzo che chiudeva l’album Frantic di Bryan Ferry), hanno entrambi cercato e voluto una personalità artistica, femminile e multitasking che condividesse il loro modus operandi sonoro: nel caso di Ferry, il recupero in lo-fi di registrazioni su cassette, demotape e abbozzi di canzoni; per quanto riguarda il “non-musician ” Eno, 11 tracce vocali a decrittare la Dream Music di Luminal e 1 traccia ambientale, Big Empty Country, lunga 64 minuti e 1 secondo su Cd (che si sdoppia su vinile in Day e in Night e si parcellizza in 8 parti nella versione digitale) a contraddistinguere la Space Music di Lateral.

«La musica consiste nel far nascere sentimenti», hanno dichiarato Brian e Beatie a proposito del duplice progetto. «Alcune di queste sensazioni sono familiari, altre possono non esserlo, oppure rivelarsi miscele complesse di vari sentimenti». Si sono conosciuti nel 2022 ad Austin (Texas) in occasione del festival musicale e cinematografico SXSW/South by Southwest. Entrambi, grazie al reciproco coinvolgimento nel settore ambientale, stavano partecipando a una conferenza sul tema Art & Climate. Hanno quindi esposto nelle gallerie londinesi le loro opere d’arte visiva e concettuale ed è da qui che la loro collaborazione ha avuto modo di sostanziarsi nelle composizioni vocali di Luminal (impeccabilmente intonate/sussurrate dalla Wolfe) e nel flusso strumentale di Lateral: 2 lavori discografici distinti eppure così “dialoganti ”.

Sia nella prima, sia nella seconda incisione, la chitarra di Beatie è infatti il contrappunto dell’ambient music di Eno. Il risultato, nell’empatica “musica sognante ” di Luminal che ricorda non poco le Strategie Oblique di Another Green World (1975), si compie a poco a poco nella solennità al ralenti di Milky Sleep; nel soffice valzer di Hopelessly At Ease; nella folk music di My Lovely Days e nell’estatica, riverberata, arpeggiata melodia di Play On, a mio giudizio collocabile fra i Pink Floyd e Burt Bacharach, «che ci ha condotti in un luogo insolito», ha puntualizzato l’affiatatissima coppia, «dove sentimenti incompatibili fra loro si sono tramutati in compagni inquieti: rabbia ed estasi, disperazione mista a forza, gioia. Esiste una parola che sia in grado di decifrare questo sentimento? C’è, e si intitola Play On ».

Ed è compito di altri gioielli vocali narrare quest’arte in musica: Shhh, con il suo passo felpato; Suddenly, easy listening poetico e pop music opalescente; le reiterazioni sonore di A Ceiling And A Lifeboat; l’avvolgente armonìa di And Live Again; la “cinematografica Breath March, con la backing guitar di Leo Abrahams già a proprio agio nell’enoiano Lp Small Craft On A Milk Sea datato 2010; l’impenetrabile oscurità di Never Was It Now; la maestosità folk di What We Are, con la voce contralto di Melanie Pappenheim.

Non può invece che relazionarsi/ispirarsi alle storiche rarefazioni ambient di Discreet Music (1975), di Music For Airports (1978), di On Land (1982), di Apollo (1983), di Thursday Afternoon (1985) e di Neroli (1993) la “musica spaziale ” di Lateral affidata a Big Empty Country, la suite a 2 note che persiste, si ripete, ipnotizza, rilassa.

Ma se 1 ora d’ascolto vi sembrerà troppo, chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dall’incanto di questi suoni che solo Eno riesce a creare, a plasmare, a manipolare. Vi renderete conto di essere già arrivati alla fine. E sentirete il bisogno di ricominciare daccapo.