Com’era Todd Rundgren da giovane, a 23 anni appena compiuti, dopo l’apprendistato nei Nazz a colpi di garage rock e di power pop; e prima di diventare il wizard, lo stregone che avremmo conosciuto poco dopo? Era come l’ascoltiamo in Runt Live: The Necessary Cosmic Frenzy, registrato il 30 giugno 1971 nei celebri Sigma Sound Studios di Philadelphia (7 miglia e ½ di distanza dalla sua Upper Darby, in Pennsylvania) durante 1 di quei concerti radiofonici promozionali che allora erano molto in voga, diffuso in modulazione di frequenza 2 giorni dopo dall’emittente locale WMMR-FM.

È passato alla storia come la prima esibizione del Rundgren solista trasmessa per radio, replicata poi in numerosi bootlegs, riprodotta 10 anni fa per intero dalla indie Purple Pyramid in 1 cofanetto di 3 Cd intitolato Box O’ Todd, ormai fuori catalogo e ristampata da poco in una bella ma purtroppo incompleta edizione da Rhino Records, prima su vinile colorato a tiratura limitata distribuito in occasione dell’ultimo Record Store Day dello scorso aprile e poi anche su compact disc. Rimane una bella polaroid di un artista in fase di transizione, ancora un po’ acerbo e alla ricerca di sé stesso, desideroso d’interagire con altri musicisti all’interno di una band che qui assume il nome provvisorio di Runt (anche se il tastierista MarkMoogyKlingman sostiene che si tratti di un falso storico), prendendo a prestito il nomignolo – “ il cucciolo ” – che a Todd era stato affettuosamente affibbiato dalla sua amica Patti Smith quando sembrava il più debole e mingherlino della nidiata; e che lui stesso, poco prima, aveva utilizzato per intitolare i suoi primi 2 album solisti.

Quando varcò la soglia dei Sigma Sound per esibirsi davanti a una piccola platea di addetti ai lavori e di fortunati invitati, Runt. The Ballad Of Todd Rundgren era nei negozi esattamente da 6 giorni. Per promuoverlo, dopo l’uscita di scena dei futuri Tin Machine, i fratelli Tony e Hunt Sales, Rundgren fu costretto ad assemblare in fretta e furia un nuovo gruppo che oltre a Klingman (collaboratore fidato, in seguito pilastro degli Utopia e di tante altre avventure) e a Norman B.D. Smart, già batterista dei Great Speckled Bird di Ian & Sylvia Tyson, comprendeva il bassista Stu Woods e il chitarrista Tom Cosgrove, reduci dai Brethren in cui avevano militato anche il tastierista Mike Garson (in seguito con David Bowie) e il batterista Jerry Marotta (per svariati anni al fianco di Peter Gabriel).

Tutti, Woods escluso, si avvicendano al microfono come cantanti in 1 show che presenta il quintetto come un vero e democratico collettivo, poco prima che Rundgren rivelasse l’altro lato della sua personalità: quello di prodigioso one man band e di implacabile dittatore. E proprio dal repertorio dei Brethren provengono alcuni pezzi in scaletta, a partire da Lady Of The Terrace e da Everybody In The Congregation: la prima, una bella pagina cosmic country/roots rock in puro stile The Band (compagni di scuderia di Rundgren alla Bearsville di Albert Grossman, dove il giovane e ambizioso musicista era stato ingaggiato come produttore e fonico in virtù del suo orecchio e del suo tocco magico con cursori e manopole); la seconda, un piacevole esercizio di gospel pianistico in sintonìa con i gusti di Todd, che per la black music e in particolare per il soul della Motown coltivava già un’autentica passione, confermata qui da una bella e delicata versione di Ooo Baby Baby, romantica hit dei Miracles di Smokey Robinson che ancora oggi ama proporre in concerto (avremo modo di verificarlo il 6 settembre prossimo al 2Days Prog + 1 Festival di Revislate, in provincia di Novara, a cui Rundgren interverrà come headliner dell’ultima serata).

Il mood informale e semi improvvisato dell’esibizione, gli consente di sfoggiare già le sue qualità da autentico asso della chitarra e di eseguire con la sua Gibson SG una bella sequenza di assoli fulminanti anche nei pezzi in cui tiene un profilo più basso e in cui con i suoi compari si cimenta con i fondamentali del songbook angloamericano: i Beatles del periodo beat di Hold Me Tight (suonata come farebbe “ una band liceale, ma di buon livello ”, cantata da Todd ma purtroppo sfumata sul più bello); i ruggenti anni 50 evocati da Klingman in We Gonna Rock (altrimenti nota come Rock All Over Again); il Fats Domino via Bobby Charles (altro artista della scuderia Bearsville) di Before I Grow Too Old e, in memoria dei vecchi tempi trascorsi da Rundgren nelle fila dei Woody’s Truck Stop cercando di seguire le orme della Paul Butterfield Blues Band, il blues classico di I Got My Pipe e quello più graffiante di Tonight I Want To Love Me A Stranger, in questa circostanza affidata all’ugola di Smart e che proprio in quel periodo “Moogy” e Todd (qui in bella evidenza alla slide) avevano scritto per il grande armonicista blues, James Cotton, inserendola nell’album Taking Care Of Business di cui avevano curato produzione e arrangiamenti.

Nell’r&b finale di Provided For (alias I’m Feelin’ Better) i 5 si spronano a vicenda ad accelerare il ritmo maltrattando 1 altro pezzo dei Brethren che chiude il programma dopo soli 36 minuti: peccato che, per motivi imprecisati, dalla scaletta siano stati tagliati 4 brani, compresi primi classici di Rundgren come It Wouldn’t Have Made Any Difference e Be Nice To Me, tutti presenti nel vecchio box set Purple Pyramid anche se Rhino ha il merito di aver ripulito e rimasterizzato il suono recuperando i nastri stereo originali da ¼ di pollice. Di conseguenza, The Necessary Cosmic Frenzy sembra una vecchia fotografia al naturale di Rundgren (ancora senza paillettes, alucce e make up da farfalla o da pavone umano), restaurata con cura, ravvivata nei colori ma strappata ai bordi, in cui in fondo solo Broke Down And Busted, pezzo d’apertura dell’esordio solista Runt, evidenzia già lo stile inconfondibile e i segni particolari di quel giovane artista anticonformista.

Che in quel momento – lo ricordano le note di copertina a cura di Paul Myers (autore del libro A Wizard, A True Star: Todd Rundgren In The Studio) – scopriva la marijuana come potente additivo capace non solo d’alterare la percezione del tempo e dello spazio ma anche di mettere ordine fra le idee di una mente per natura svagata favorendone per contrasto la produttività e la concentrazione. Un’altra conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che il cervello di Todd Rundgren ha sempre funzionato a modo suo e in maniera diversa dagli altri.