Unire le ragazze nel segno della musica. Garantire loro sicurezza nel tragitto. Costruire nuove amicizie. Si chiama Girls Go Live il progetto firmato da Sarah Victoria Zuloeta Hurtado. In esclusiva per CoolMag, abbiamo avuto il piacere di conoscerla meglio, scoprendo la genesi del suo 1° lavoro del tutto autonomo, elaborato con affabilità e con passione. Da una donna, per le donne.

Da anni lavori nel mondo della musica e dello spettacolo. A chi ti scopre solo oggi, alla ribalta con Girls Go Live, come preferisci raccontarti?
«La mia professione nell’ambito della comunicazione mi ha consentito, fra le altre cose, di essere una grande fruitrice di concerti. Il mio background risale al pop-punk di fine anni 90, primi 2000: quando l’esperienza live era all’ordine del giorno. Come professionista, mi hanno abituato a raccontare i progetti degli altri restando dietro le quinte, mentre in questa occasione mi sto mostrando davvero. Provo un certo stupore nel ritrovarmi dall’altra parte della scena, ma percepivo che fosse arrivato il momento di costruire qualcosa di mio».

Sarah Victoria Zuloeta Hurtado

Girls Go Live è un progetto innovativo e ambizioso, che potrebbe mutare la percezione delle esperienze dal vivo.
«Come spesso capita è nato da un episodio, all’apparenza banale ma rilevante. Sono partita da Torino per raggiungere un concerto a Milano. Da sola, dal momento che la mia amica aveva rinunciato e io non volevo assolutamente mancare quell’appuntamento. Concerto bellissimo, ero felice di essermi sentita indipendente ma era come se mi mancasse qualcuno con cui condividere ciò che stavo vivendo. In più, viaggiando da sola, ho pensato: “ E se succedesse qualcosa? Se mi sentissi male? ”. Quella sera mi sono confrontata con un’altra ragazza che aveva le mie stesse perplessità. Ma quante di loro rinunciano a un concerto perché non possono contare su un’amica con la quale condividerlo?».

L’esperienza che ci hai raccontato delinea un vissuto comune alle donne d’ogni età ed estrazione socioculturale. Nella percezione femminile, quanto possono incidere il senso di solitudine collettiva e una scarsa sicurezza sociale?
«Sono fattori ad alto impatto, ma credo che Girls Go Live possa scardinare lo stereotipo della donna fragile, che ha bisogno della protezione maschile. Lo scopo è fornire una libera scelta a ciascuna ragazza, affinché possa decidere se andare da sola o conoscere nuove persone affidandosi a noi. Non è giusto rinunciare a un’esperienza perché le amiche non seguono un determinato artista o perché si è poco tranquille a viaggiare. Girls Go Live nasce per offrire un’alternativa: non un servizio d’accompagnamento, ma una community dove conoscersi. E magari partire insieme».

Siete presenti nell’infosfera digitale, occupando Instagram e Telegram. Come possono interagire queste infrastrutture social tanto diverse fra loro?
«Hanno funzioni complementari, quindi credo che possano operare perfettamente unite fra loro. Se Instagram è la vetrina del mio progetto, lo spazio dove lo raccontiamo parlando di musica e segnalando i concerti in modo da coinvolgere sempre nuove ragazze, Telegram è il luogo dove la community si concretizza: le ragazze si presentano, condividono i loro gusti, parlano dei concerti a cui vorrebbero assistere. Nella chat, possono conoscere nuove amiche con cui assistere a una data dell’artista, della band preferita e divertirsi durante la trasferta. Mi piace pensare che Instagram racconti il progetto, mentre Telegram sia a tutti gli effetti Girls Go Live, lo spazio dove creare connessioni».

Presentarlo costituisce un importante cambio di direzione, agli occhi di chi ti conosce dal punto di vista professionale. Cosa può rappresentare Girls Go Live?
«Il forte desiderio di costruire finalmente una realtà tutta per me! Da anni lavoro su progetti altrui e questa è l’occasione giusta per unire diversi aspetti delle mie esperienze di vita: il lavoro nella musica, la passione per i concerti dal vivo, la comunicazione. Soprattutto il bisogno di creare collegamenti fra le persone. Questa iniziativa è appena nata, non so dove mi porterà ma è proprio questo l’aspetto che mi entusiasma. Vorrei una community con una precisa riconoscibilità, capace di affermarsi come una realtà che ci faccia vivere la musica tutte insieme ».