Philippe Starck, classe 1949, designer e architetto parigino dalle innumerevoli creazioni pragmatiche & democratiche (fra i suoi oggetti più iconici ricordiamo la lampada Arà del 1988, lo spremiagrumi Juicy Salif e il posacenere Joe Cactus del 1990, l’Aprilia Motò 6.5 del 1994, il fermaporta Dédé del 1996, la paletta acchiappamosche Dott. Skud del 1998, il tavolino d’appoggio Gnome Attila del 2000 e la sedia Louis Ghost del 2003) ha descritto così i suoi 5 sensi per questa bollente, urticante Estate 2026.
LA VISTA
«Ho bisogno di svegliarmi ogni mattina circondato dalla potenza della natura. Quindi vivo fra le onde, il mare, le dune di sabbia, le foreste, gli alberi»

L’UDITO
«Il suono è fondamentale, come l’emoglobina e gli atomi. Una volta trovato il mio suono – l’urlo potente di una giovane donna in un caffè di Brooklyn – ho trovato il mio posto perfetto, il suono che mi rappresentava, quello di cui volevo far parte»

© Andrea Savini
L’OLFATTO
«Mio padre aveva una grande barca a vela e a volte, la domenica, andavamo al cantiere navale dove sigillava le fessure con il catrame. Da allora, ho sempre avuto una passione per quell’odore»

© Starck’s family album
IL GUSTO
«Avere buon gusto è puramente una questione d’intelligenza, analisi, intuizione. Bisogna trascendere il gusto per trasformarlo in qualcosa di più interessante, con maggior rigore»

© Starck for Duravit
IL TATTO
«Toccare il vaso, camminare nel fango, il brodo primordiale, è il fondamento di ogni cosa. Grazie a questo elemento imprescindibile, possiamo costruire una vita»

© Sofia & Mauro
