L’ultima volta che Marc Almond si è esibito in Italia è stata il 15 luglio 2010 ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, sul palco della Fiera della Musica. 16 anni dopo, domenica 27 settembre 2026, ritroviamo con tutto il suo genio e la sua imprevedibilità la voce dei Soft Cell (il duo britannico di technopop con Dave Ball ai sintetizzatori) all’Auditorium Paganini di Parma, nella 20a edizione del Rumore del Lutto Festival incentrata su Lode, parola che indica il riconoscimento e la gratitudine verso ciò che precede e accompagna le nostre vite.
Nato nel 2007 da un’idea di Maria Angela Gelati e Marco Pipitone, è il 1° e più importante evento italiano dedicato alla cultura di quella Death Education che esplora il legame fra la vita e la morte attraverso un approccio interdisciplinare che unisce arte, musica, filosofia, scienza.

Marc Almond
Entra in scena, Almond, in palandrana nera, plumbea t-shirt con un gran teschio bianco sul petto e una lunga, purpurea pashmina. Ad accompagnarlo basso, batteria e chitarra: quest’ultima suonata da Neal X, già Sigue Sigue Sputnik, la band anni 80 della new wave britannica. Come precisa Marc con un pizzico d’ironia, per certi brani la parte elettronica è stata registrata poiché «il tastierista è in vacanza».
La scaletta, che ripercorre 45 anni d’onoratissima carriera, si apre con Black Kiss, pezzo dark tratto dall’album Open All Night (1999), con Satan’s Child e con When Bad People Kiss, per proseguire con Untitled (1982) e Black Heart (1983) di Marc And The Mambas, il suo progetto musicale parallelo. La prima parte del concerto, evidenzia un’innata vocalità teatrale sospesa fra chanson, cabaret e folk in estetizzanti composizioni come Champagne, dall’album Tenement Symphony (1991). 2 cover da brivido, invece, si ricongiungono alla massima ispirazione di Marc, il glam rock: Caroline Says di Lou Reed (da Berlin, 1973) e My Death (La Mort di Jacques Brel, anno di grazia 1959, magistralmente ripresa nel 1972 da David Bowie/Ziggy Stardust).
Si riprende il filo del repertorio solista con una suadente Child Star (da Fantastic Star, 1996) e con Mr. Sad (da Mother Fist and Her Five Daughters, 1987, inciso in collaborazione con The Willing Sinners), per poi delineare un rock dai tratti più marcati con Dark Side (1986, dalle sessions con Marc And The Mambas, lato B del singolo Black Heart) e con una traccia più recente, Zipped Black Leather Jacket, estratta da The Velvet Trail (2015).

© Il Rumore del Lutto Festival
Con la proverbiale abilità, Marc scalda l’atmosfera inserendo Idol (da Fantastic Star), la spagnoleggiante Torment (da Torment & Toreros by Marc And The Mambas, 1983) e Jacky, da Tenement Symphony. Il gran finale, è strategicamente pensato per far saltare tutti dalle poltrone in memoria di Dave Ball, l’altra metà dei Soft Cell scomparso il 22 ottobre 2025. Spazio quindi alla hit del 1981, Tainted Love (cover anni 60 di Gloria Jones, inserita in Non-Stop Erotic Cabaret), divenuta a tutti gli effetti un classico senza tempo; spazio a Heat (da The Art Of Falling Apart, 1983), a Sex Dwarf e al bis di Say Hello, Wave Goodbye, estratti da Non-Stop Erotic Cabaret.

Con la sua inconfondibile voce, sofferta e melodiosa come quella di un crooner unico nel suo genere, in 1 ora e ½ Marc Almond non si è mai risparmiato. Tutt’altro: spaziando dalla chanson francese al soul della Motown e dintorni, ha sempre dato il meglio di sé. E non sorprende che l’ultimo disco a suo nome, I’m Not Anyone del 2024, sia interamente composto da cover che spaziano da Mahalia Jackson a Neil Diamond, passando per i King Crimson. In contemporanea con il concerto parmigiano è invece uscito il 6° e ultimo album d’inediti dei Soft Cell, intitolato Danceteria, ideale tributo alla New York anni 80 che di fatto chiude il cerchio del duo.
È stato emozionante assistere a un vero e proprio rito generazionale come questo, con il pubblico che ha rivissuto sensazioni giovanili che l’età anagrafica non è riuscita a scalfire nemmeno un po’. Un pubblico che si è rigenerato con una musica di qualità, in un panorama discografico troppo spesso sterile e privo di vie d’uscita.
