Poco dopo la sua scomparsa è stato pubblicato questo libriccino di Francesco Guccini: Calde le pere! (Giunti Editore, 96 pagine, € 14.90). Una specie di piccolo regalo postumo che il cantautore-narratore di Pavana ha fatto a tutti i suoi fans. E già il titolo ci ricorda quel suo bizzarro umorismo, tipico prodotto delle terre emiliane. Il capitoletto introduttivo ci parla di un misterioso brogliaccio d’autore anonimo, che sembra volersi inserire nella più autentica tradizione novellistica nostrana, così fantasiosa e boccaccesca. E si apre a una visione assai curiosa: una prostituta, non troppo bella ma molto “bevuta ”, che va pedalando in bici cosce al vento e reclamizza la sua merce urlando allegramente il suo slogan: Calde le pere!. Il 2° capitoletto è un divagare filologico sulla suddetta frase e su altri preziosi reperti dialettali.

Solo dal 3° capitolo comincia la storia dell’integerrima fanciulla Lisetta e delle sue imprevedibili disavventure. Il tutto ambientato nella fase calante del regime fascista, quando le “inique sanzioni ” inflitte dopo la guerra in Abissinia avevano reso ancora più poveri i poveracci… E i genitori di Lisetta, Isolina (casalinga) e Alfonso (venditore di zolfanelli) appartengono a questa categoria. Perciò, quando arriva agosto, mentre i più benestanti si spostano sugli Appennini o sulle spiagge adriatiche, loro si possono premettere solo una gita domenicale sul fiume Reno. In quelle placide acque, Lisetta s’immerge piuttosto discinta e forse qualche giovane maschio sparge il suo seme poco prima del lido di Casalecchio, dove l’innocente creatura si sta bagnando.

Qualche mese dopo, si scopre che Lisetta è incinta: i vicini cominciano a spettegolare, ma la madre non si arrende. Consulta un’esperta come la signora Flora, tenutaria di un bordello, la quale esamina la fanciulla e dà gratis il suo verdetto: Lisetta è vergine (sono passati parecchi secoli dall’ultimo caso di vergine incinta, ma quella era tutta un’altra storia…). Lisetta, quindi, riconquista il rispetto di tutti; e 9 mesi dopo quel bagno nel Reno nasce un bel pupo di 3 chili e mezzo. Ma da allora le madri raccomandano alle figliole che vogliono bagnarsi nel fiume: “Stai attenta, non metterti mai controcorrente”.

Negli ultimi tempi nell’universo delle scienze umane, anche grazie alle recenti evoluzioni in psicologia, linguistica e neuroscienze, ha preso piede una nuova disciplina (o per lo meno ritenuta tale): la narratologia. Scendere a fondo con sguardo scientifico in uno dei nostri bisogni più elementari – quello di raccontare e farsi raccontare storie – è sicuramente un arricchimento continuo. In ogni forma d’arte è possibile rintracciare un certo peso narratologico: nelle canzoni come nei romanzi, nei film come nei poemi. Certo esistono anche molti “pretesi artisti” che sono troppo occupati a contemplare il proprio ombelico per saper regalare il piacere di una storia. Ma certo Guccini non è fra questi: sia nelle canzoni, sia nei lavori letterari (fin dallo splendido esordio di Cròniche Epafàniche), affiora tutta la sua gioia di raccontare storie. E anche questa di Lisetta è un perfetto esempio di una gloriosa tradizione italiana del racconto popolare, dal Decamerone a L’albero degli zoccoli.