25 ottobre 1975. Dopo essere atterrato a Bologna, Andy Warhol raggiunge Ferrara per inaugurare a Palazzo dei Diamanti, in anteprima mondiale, la mostra intitolata Ladies and Gentlemen. Ad accoglierlo, il curatore Janus (al secolo Roberto Gianoglio, storico e critico d’arte), il gallerista Luciano Anselmino, il direttore della Civica Galleria d’Arte Moderna di Palazzo dei Diamanti Franco Farina e Maurizio di Puolo, l’architetto che ha allestito il tutto.

Quest’ultimo propone al Pope of Pop di squarciare i varchi fra una sala e l’altra, “ tamponati ” dai manifesti della mostra. Lacerandoli al suo passaggio, Warhol dà così vita a un sorprendente happening sottolineando l’impatto trasgressivo delle nuove opere che ritraggono le drag queen afro e latinoamericane del gay bar The Gilded Grape di Manhattan, New York. Fotografate a ripetizione con la sua Polaroid Big Shot, sostituiscono le dive transgender della Factory e di film in odor di scandalo come Women In Revolt del 1971. Stelle acclarate, che Anselmino aveva inizialmente proposto ma che l’artista americano aveva scartato per via della prematura morte di Candy Darling, Superstar più di ogni altra.

«Quando i dipinti furono esposti a Ferrara, Andy mi portò con sé all’inaugurazione», ha ricordato lo scrittore Bob Colacello, collaboratore tra i più fidati. «Apparivano davvero straordinari nel rinascimentale Palazzo dei Diamanti. Fu la sua seconda mostra più bella, dopo quella dei Mao al Musée Galliera di Parigi».
50 anni dopo, non solo Ladies and Gentlemen viene rivisitata in tutto il suo glamour culturalmente camp nelle medesime sale del museo ferrarese (l’allestimento scenografico è quello del 1975 in un botta e risposta di tele monumentali, di medio e di piccolo formato) ponendo l’accento su quelle drag queen che lo stesso Warhol definì «archivi ambulanti della femminilità ideale, impersonata dalle star del cinema», ma sono anche l’iconicità dei ritratti e degli autoritratti (da Marilyn Monroe a Liz Taylor, da Mao Tse-Tung a Mick Jagger); la pittura acrilica e il procedimento serigrafico; le Polaroid e i disegni; i dischi in vinile (The Velvet Underground & Nico, Sticky Fingers e Love You Live dei Rolling Stones); i film e la televisione, i soggetti che «nel futuro saranno tutti famosi per 15 minuti», sentenziò Warhol, che declinano le oltre 150 opere provenienti da musei e da collezioni private in Europa e negli Stati Uniti.

Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross), 1975
Parigi, Fondation Louis Vuitton, © foto Primae / Louis Bourjac
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Strepitoso il benvenuto all’ingresso, con un sorridente AW che fuoriesce dai manifesti lacerati. I video dell’epoca, conservati nell’archivio del Centro Video Arte di Ferrara, ci restituiscono invece il suo arrivo in città e il clima eccitato dell’affollata conferenza stampa di quella «mostra esplosiva», come ebbe modo di definirla Janus, che ci ha lasciato oltretutto in eredità il pannello autografato e impreziosito da 2 lattine di Campbell’s Soup schizzate da Andy con encomiabile maestrìa.

A distinguersi in più formati da tutte le altre femmine fatali (Alphonso Panell, Iris, Broadway, Helen/Harry Morales…) è il volto della modella e performer Wilhelmina Ross che Warhol aggredisce di colori acidi, raggrumati, fosforescenti e pop dopo averne catturato con la Polaroid il carisma, l’impertinenza, la capricciosità. Marsha P. Johnson, attivista queer che amava di volta in volta identificarsi come gay, travestito, queen, viene invece estaticamente ritratta come una Santa Marsha dalle infinite, cabarettistiche sfumature kitsch.

Andy Warhol, Mick Jagger, 1975
Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection,
Contribution Dia Center for the Arts, 1997.1.8a
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Ripensando alle Superstar della Factory, nel 1972 Lou Reed incide il brano Walk On The Wild Side dove si racconta di Holly (Woodlawn) venuta da Miami, che ha attraversato tutta l’America in autostop, s’è rasata le sopracciglia lungo la strada, s’è depilata le gambe ed è diventata una lei. Di Candy (Darling), arrivata da Long Island, che nella stanza sul retro era carina con tutti ma non ha mai perso la testa neppure quando faceva sesso orale. Di Sugar Plum Fairy, che batte i marciapiedi di New York in cerca di cibo per l’anima e di un posto dove mangiare. Di Jackie (Curtis), strafatta di anfetamine a tal punto da aver creduto d’essere James Dean per 1 giorno.

Andy Warhol, Mao Tse-Tung, 1972
Intesa Sanpaolo – Collezione Luigi e Peppino Agrati
© foto Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / Luca Carrà
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Nel 1975 (magari dopo aver ascoltato proprio lo swing di Walk On The Wild Side?) Andy assembla Ladies and Gentlemen, il portfolio che si mette a sfilare lungo tutta una parete dimostrando di non aver perso neppure 1 grammo della sua iconica trasgressione: 10 serigrafie in edizione limitata di 125 esemplari, stampate da Alexander Heinrici e pubblicate da Luciano Anselmino dove “ la rappresentazione del mondo esclude ogni possibile dialettica. È al tempo stesso violentemente aggressiva e disperatamente impotente. C’è nella sua perversità di ‘gioco’ crudele, astuto e insolente una sostanziale, e incredibile, innocenza ”, annotò Pier Paolo Pasolini a proposito dei primissimi piani di 10 drag queen che Warhol “ glamourizza ” con ampie campiture cromatiche e con invadenti segni grafici che sembrano ritagli incollati per enfatizzare i loro sguardi, le loro bocche, i loro nasi, le loro messe in piega. L’orgoglio di sentirsi diversi, dopotutto. L’orgoglio di appartenere a quella fatidica “ passeggiata sul lato selvaggio ” .

Andy Warhol, Autoritratto in drag di Christopher Makos, 1981
Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection,
Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.2932
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Completano il percorso espositivo i ritratti capolavoro di Marilyn Monroe e di Liz Taylor, “ rubati ” dai rotocalchi e cristallizzati per l’eternità dal maquillage serigrafico. I primissimi piani di Liza Minnelli, di Grace Jones e di Robert Mapplethorpe: partiti da una Polaroid come le Signore e i Signori, “ cosmeticamente ” levigati fino alla piattezza, visionaria e al tempo stesso glaciale. La serie dedicata a un Mao sempre più bistrato, eccentrico e parodistico, quasi a voler preannunciare l’estetica queer di Ladies and Gentlemen. Il debordante sex appeal che trasuda da Mick Jagger: su tela e negli scatti fotografici che ne catturano ogni singolo, voyeuristico & feticistico dettaglio. Gli autoritratti, per mettere warholianamente in gioco se stesso di profilo, mimetizzato, proiettato come un’apparizione spettrale su un fondale nero. Fino a farsi immortalare da Christopher Makos: imbellettato come Marlene Dietrich nel fugace desiderio di essere più bello. Di tutte le sue Ladies e di tutti i suoi Gentlemen.
Andy Warhol
Ladies and Gentlemen
Fino al 19 luglio 2026, Palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d’Este 21, Ferrara
tel. 0532244949
Catalogo Fondazione Ferrara Arte Editore, € 35
